Ci siamo quasi

Ciao a tutti,

ecco l’ultima comunicazione di Bookabook sulla stato della pubblicazione di «Tutti vogliono uccidere Dio».

Ti scriviamo per comunicarti che il tuo libro è in fase di stampa. Le copie saranno pronte tra circa un paio di settimane.  


Chi ha comprato l’ebook può già scaricarlo alla sezione “Download disponibili” del proprio account. Invieremo a tutti una comunicazione a breve. 

Per quanto riguarda la consegna, le persone che hanno effettuato un acquisto tramite corriere lo riceveranno per prime. I sostenitori che hanno effettuato un acquisto tramite piego di libri invece avranno qualche giorno in più di attesa, poiché prima le copie saranno recapitate ad un nostro collaboratore il quale procederà a impacchettarle e a prepararle per la spedizione, che avverrà attraverso il piego di libri di poste italiane.

Stay tuned.

Villa Medici

Villa Medici si trova accanto a Trinità dei Monti e si chiama così perché ci abitano i dottori, anche se in questo video non si vedono perché faceva troppo caldo.

A Villa Medici si trova lo studiolo del Cardinale, famoso perché quando telefonava, invece di scarabocchiare i foglietti, scarabocchiava il tetto, infatti il cardinale era alto sette metri e trentatré.

Villa Medici è famosa anche per il gruppo scultoreo, che raffigura il mito di Niobe punita dagli dèi per la sua superbia, insieme ai figli. Probabilmente sono rimasugli di Pompei, ma nessuno ha il coraggio di spaccarne una, per vedere che c’è dentro.

Se chiedete a qualche secchione cosa sia una gipsoteca, lui vi risponderà che è il luogo dove vengono conservate le riproduzioni in gesso. Ma voi ci credete?

A Villa Medici c’era anche la mostra  “Toilètpaper & Martin Parr”. Cartelloni che prendono il sole. 

Il mio inesorabile destino di umarel. Quando hai i soldi per farti il tatuaggio solo dal cinese. Quando semini sperando che fiorisca l’arte. Quando il problema non è entrare nell’arte, ma uscirne.

I social e la “bolla petrolini”.

Ho scoperto un mondo. I social ti fanno vivere in una bolla di echi delle proprie convinzioni, ma mi sono avventurato a leggere i commenti a post evidentemente fake sul Green Pass. Un’epifania stupenda. Anacoluti, assenza assoluta di punteggiatura in periodare sconclusionato che non arriva ad altro che a filastrocca sonora che Marinetti scansate proprio. Ho provato a leggerle ad alta voce ed è uscito fuori Petrolini. Devo farlo più spesso.

Terrapiattismo, ovvero un’opportunità di lavoro

Domanda per i miei colleghi terrapiattisti più saputi di me. Avrei intenzione di cambiare lavoro e stavo valutando di andare a fare quello che sorveglia armato i confini della Terra sulle montagne. È previsto un alloggio, come per i portieri? Che turni fanno? 8 ore? Il giorno libero passa una navetta a portarti sul mondo abitato? Perché altrimenti non credo ci sia molto da fare se non aspettare il turno successivo e il benessere psichico potrebbe risentirne. La paga è buona, tipo lavoratori sulle piattaforme petrolifere? Gradita risposta rapida, che devo in caso organizzare il trasloco.

Che altra via c’è per la salvezza, oltre la bellezza?

E  niente… ieri, dopo essere stati all’opera, ancora emozionati, ho chiesto a Valentina se secondo lei tutta quella bellezza non dovesse essere un diritto di tutti, un po’ come l’assistenza sanitaria, e lei mi ha fulminato sostenendo che se non ce l’hai dalla nascita, non sei in grado di riconoscerla, e se non ce l’hai  corri il rischio di annoiarti di fronte a Tosca.

Possibile che il senso della bellezza sia preistallato in alcuni e in altri no? Possibile che ci sia gente condannata ad Amici di Maria de Filippi e per la quale la lirica non è altro che un’accolita di strambi tizi che si muovono sconclusionati su un palco facendo il vocione?

Che altra via c’è per la salvezza, oltre la bellezza?

Quattro motivi per leggere “Oltre il biocentrismo”.

Quattro motivi per cui devi assolutamente leggere “Oltre il biocentrismo: Ripensare il tempo, lo spazio, la coscienza e l’illusione della morte” di Robert Lanza e Bob Berman.

  1. Perché se sei uno che si imbambola a guardare le cose chiedendosi cosa significa “guardare le cose”, leggendo questo libro ti sentirai meno solo e non avrai più bisogno di uno che ti strattoni per tornare al tuo lavoro di fissatore di monitor di computer; 
  2. perché è eretico dal punto di vista della fisica, in quanto propone una visione che inserisce la coscienza all’interno della matrice della realtà, in altre parole afferma che l’universo è come è perché lo pensi così e al di fuori del pensarlo così non c’è niente, neanche il maglione che tua nonna ti regala ad ogni Natale;
  3. perché è un riassunto della storia della visione del mondo che parte dai Veda e arriva alla fisica quantistica, passando per i greci e per il razionalismo occidentale, piacevolmente leggibile anche da chi, come me, ha difficoltà con le addizioni oltre il 10 perché ha finito le dita e non ha né tempo né voglia di leggersi tomi di fisica e di filosofia;
  4. Perché è un antidoto a chi è fortemente contrario alla morte, ché Tito Lucrezio Caro scansate proprio.

Paragoni a cazzo di cane

Cari amici no green pass, così determinati eppur coccolosi, vorrei che mi aiutaste a capire una cosa.

Non riguardo il vaccino (ché non riesco a capire il bugiardino dell’aspirina, figuriamoci se riesco a capire se il vaccino faccia bene o faccia crescere quattro braccia a breve, media, o lunga distanza), ma sul paragonare il green pass alla stella di David sui vestiti degli ebrei.

La stella era un marchio ontologico, nel senso che non c’era modo di toglierla aderendo al nazismo, e stabiliva un confine invalicabile tra umani e subumani. Il green pass invece è temporaneo e stabilisce un limite valicabilissimo, come tra chi ha la patente e può guidare e chi non ce l’ha e non può guidare, ma basta prendere la patente per fare il saltino dall’altra parte e il non avere la patente non comporta un giudizio di malvagità, così come non comporta un marchio eterno di cattiveria il vietare ad uno con la febbre di entrare a visitare un parente in terapia intensiva.

Tutto questo per dire che i paragoni a cazzo di cane forse sarebbe meglio evitarli per non darsi la zappa sui piedi. Forse è meglio se vi concentriate solo sulla posologia e sui bugiardini dei vaccini.

Tante care cose.

Certo di un vostro cortese riscontro, colgo l’occasione per porgere i più sentiti auguri per le festività a voi e ai vostri cari tutti.

Sull’isola d’Elba ci sono millemila posti culturali da visitare, a mero titolo esemplificativo, il Pergamon Museum, l’Ermitage e il Louvre, ma siccome appena c’era uno sputo di sole ci buttavamo sulle spiagge, come Stefano, allora abbiamo visto solo le fortezze medicee e napoleonezze varie.

Due parole introduttive su questa meravigliosa isola sono comunque d’uopo. Come tutti sanno, l’isola d’Elba è la capitale della Renania. A pochi chilometri dal Bonn, essa è adagiata sulla dolci rive del fiume Reno e vi si possono gustare piatti tipici, quali la pizza napoletana.

Essa pizza napoletana è composta per il 10% di “pizza”, per il 20% di “Napoli”, per il 30 % di “questa c’è e questa ti mangi”, per 25 % di “qui ci sono solo tedeschi” e per il 15% di “tanto non ti va di cucinare”.

Per ulteriori informazioni e fatti inediti guarda il video fino alla fine, ascoltando con amor patrio l’importantissimo commento audio.

Isola d’Elba

Isola d’Elba

I Presocratici

Con l’espressione “filosofia presocratica” si designa comunemente, a partire dalla fine del XVIII secolo, la filosofia greca precedente a Socrate. Essa include tuttavia anche quelle scuole contemporanee di Socrate che non furono da lui influenzate.

L’interesse moderno per la prima filosofia greca risale al 1573, quando Henri Estienne raccolse una serie di frammenti pre-socratici nella sua Poesis philosophica (Ποίησις Φιλόσοφος). Il Seicento vide intensificarsi l’interesse per la filosofia presocratica. «Nel 1643 usciva a Udine la prima edizione dei Circuli pisani di Claudio Bérigard, il quale da Pisa nel 1649 si trasferirà all’Padova come professore di «philosophia naturalis». Questi, subito all’inizio dei Circuli, dichiarava di volere «veterum opinionem tueri» contro Aristotele, non però scegliendo qualche autore isolato, bensì una raccolta coerente delle dottrine di tutti i presocratici, in grado di resistere maggiormente alle sottili confutazioni aristoteliche. Il Ferchio, invece, già nella prima pagina del suo [De caelesti substantia et eius ortu ac motu in sententia Anaxagorae philosophi celeberrimi] si appoggia unicamente alla dottrina di Anassagora per confutare le pseudo dimostrazioni di quanti sostengono l’eternità del mondo: «quia nonnulli specialiter iactant demonstrationes de caeli aeternitate, placet Anaxagorae dogmata de caelo ponere, atque ex iis pseudo demonstrationes illas resolvere».»

La prima opera in cui si trova l’espressione “età presocratica” è la Allgemeine Geschichte der Philosophie (Halle, 1788) di Johann Augustus Eberhard (1739-1809). Hermann Diels rese popolare il termine “pre-socratico” in Die Fragmente der Vorsokratiker (I frammenti dei presocratici) del 1903. Tuttavia, il termine “pre-Sokratic” [sic] era in uso fin dal Plato and the Other Companions of Sokrates di George Grote (1865). Anche Eduard Zeller contribuì a dividere il pensiero greco in pre e post socratico. Importanti analisi del pensiero pre-socratico sono state fatte da Gregory Vlastos, Jonathan Barnes e Friedrich Nietzsche nel suo La filosofia nell’epoca tragica dei Greci (Philosophie im tragischen Zeitalter der Griechen, 1873).

Fonte: Wikipedia,

Il cigno nero

Ma che ne sai che domani non ti cadrà un meteorite in testa?

Il fatto che non sia accaduto fino ad oggi non vuol dire che non accadrà domani, così come il fatto di non aver mai visto cigni neri non implica che non ce ne sia uno che in questo momento scorrazzi nel giardino di Mary Pickford nell’Illinois.

È il vecchio problema filosofico dell’induzione, tanto caro ad Hume e agli empiristi inglesi, ricicciato da Nassim Taleb, sub specie millemila pagine.

L’Induzione, il figlio bastardo dell’esperienza ingravidata dall’immaginazione, diceva quel simpaticone di Hume.

Per dimostrare quanto sia pericoloso basare il proprio benessere mentale sull’induzione, Taleb cita l’inflazionata metafora del tacchino di Russell: il gallinaceo che scopre amaramente la fallacia dell’induzione il giorno prima del Thanksgiving day, quando invece del solito mais da sgranocchiare, l’essere umano porta una mannaia.

Nassim Taleb è bravo a narrativizzare un tomo che altrimenti sarebbe stato di una noia insostenibile, almeno per me, ma io sono vecchio e non conto.

Come spesso mi accade, la vocina di Immanuel Kant, mi si è arrampicata fino alle orecchie mentre leggevo.

⁃ Kant (con accento fastidiosamente prussiano): “Attenzione però… l’affermazione che la luna non cadrà sulla terra non è semplicemente induttiva, ma si fonda sulle leggi che usiamo per trovare ricorrenze in natura e non dover quindi ogni giorno scottarci per capire che il fuoco brucia. Non esistono solo giudizi sintetici a posteriori, ma anche sintetici a priori. Non c’è solo la generalizzazione di un pezzo di passato gettata sul futuro, ma anche conoscenza di regole.”

L’errore è applicare leggi di previsione di natura ad ambiti che invece sono solo statistici e la statistica è quella cosa per cui l’italiano medio ha mezzo pene ed un seno, quindi non proprio realistica al massimo.

⁃ Io: “Ma perché caro Taleb non possiamo fare a meno dell’induzione?”

⁃ Taleb: “Perché ci piacciono le storie, ci piace riassumere e ci piace semplificare, ossia ridurre le dimensioni delle questioni.”

Vi lascio una citazione de “Il cigno nero” che ha toccato le mie corde:

Forse è questa la vera fiducia in se stessi: la capacità di osservare il mondo senza necessariamente trovare qualcosa che lusinghi il proprio io.