Paragoni a cazzo di cane

Cari amici no green pass, così determinati eppur coccolosi, vorrei che mi aiutaste a capire una cosa.

Non riguardo il vaccino (ché non riesco a capire il bugiardino dell’aspirina, figuriamoci se riesco a capire se il vaccino faccia bene o faccia crescere quattro braccia a breve, media, o lunga distanza), ma sul paragonare il green pass alla stella di David sui vestiti degli ebrei.

La stella era un marchio ontologico, nel senso che non c’era modo di toglierla aderendo al nazismo, e stabiliva un confine invalicabile tra umani e subumani. Il green pass invece è temporaneo e stabilisce un limite valicabilissimo, come tra chi ha la patente e può guidare e chi non ce l’ha e non può guidare, ma basta prendere la patente per fare il saltino dall’altra parte e il non avere la patente non comporta un giudizio di malvagità, così come non comporta un marchio eterno di cattiveria il vietare ad uno con la febbre di entrare a visitare un parente in terapia intensiva.

Tutto questo per dire che i paragoni a cazzo di cane forse sarebbe meglio evitarli per non darsi la zappa sui piedi. Forse è meglio se vi concentriate solo sulla posologia e sui bugiardini dei vaccini.

Tante care cose.

Certo di un vostro cortese riscontro, colgo l’occasione per porgere i più sentiti auguri per le festività a voi e ai vostri cari tutti.

Sull’isola d’Elba ci sono millemila posti culturali da visitare, a mero titolo esemplificativo, il Pergamon Museum, l’Ermitage e il Louvre, ma siccome appena c’era uno sputo di sole ci buttavamo sulle spiagge, come Stefano, allora abbiamo visto solo le fortezze medicee e napoleonezze varie.

Due parole introduttive su questa meravigliosa isola sono comunque d’uopo. Come tutti sanno, l’isola d’Elba è la capitale della Renania. A pochi chilometri dal Bonn, essa è adagiata sulla dolci rive del fiume Reno e vi si possono gustare piatti tipici, quali la pizza napoletana.

Essa pizza napoletana è composta per il 10% di “pizza”, per il 20% di “Napoli”, per il 30 % di “questa c’è e questa ti mangi”, per 25 % di “qui ci sono solo tedeschi” e per il 15% di “tanto non ti va di cucinare”.

Per ulteriori informazioni e fatti inediti guarda il video fino alla fine, ascoltando con amor patrio l’importantissimo commento audio.

Isola d’Elba

Isola d’Elba

I Presocratici

Con l’espressione “filosofia presocratica” si designa comunemente, a partire dalla fine del XVIII secolo, la filosofia greca precedente a Socrate. Essa include tuttavia anche quelle scuole contemporanee di Socrate che non furono da lui influenzate.

L’interesse moderno per la prima filosofia greca risale al 1573, quando Henri Estienne raccolse una serie di frammenti pre-socratici nella sua Poesis philosophica (Ποίησις Φιλόσοφος). Il Seicento vide intensificarsi l’interesse per la filosofia presocratica. «Nel 1643 usciva a Udine la prima edizione dei Circuli pisani di Claudio Bérigard, il quale da Pisa nel 1649 si trasferirà all’Padova come professore di «philosophia naturalis». Questi, subito all’inizio dei Circuli, dichiarava di volere «veterum opinionem tueri» contro Aristotele, non però scegliendo qualche autore isolato, bensì una raccolta coerente delle dottrine di tutti i presocratici, in grado di resistere maggiormente alle sottili confutazioni aristoteliche. Il Ferchio, invece, già nella prima pagina del suo [De caelesti substantia et eius ortu ac motu in sententia Anaxagorae philosophi celeberrimi] si appoggia unicamente alla dottrina di Anassagora per confutare le pseudo dimostrazioni di quanti sostengono l’eternità del mondo: «quia nonnulli specialiter iactant demonstrationes de caeli aeternitate, placet Anaxagorae dogmata de caelo ponere, atque ex iis pseudo demonstrationes illas resolvere».»

La prima opera in cui si trova l’espressione “età presocratica” è la Allgemeine Geschichte der Philosophie (Halle, 1788) di Johann Augustus Eberhard (1739-1809). Hermann Diels rese popolare il termine “pre-socratico” in Die Fragmente der Vorsokratiker (I frammenti dei presocratici) del 1903. Tuttavia, il termine “pre-Sokratic” [sic] era in uso fin dal Plato and the Other Companions of Sokrates di George Grote (1865). Anche Eduard Zeller contribuì a dividere il pensiero greco in pre e post socratico. Importanti analisi del pensiero pre-socratico sono state fatte da Gregory Vlastos, Jonathan Barnes e Friedrich Nietzsche nel suo La filosofia nell’epoca tragica dei Greci (Philosophie im tragischen Zeitalter der Griechen, 1873).

Fonte: Wikipedia,

Il cigno nero

Ma che ne sai che domani non ti cadrà un meteorite in testa?

Il fatto che non sia accaduto fino ad oggi non vuol dire che non accadrà domani, così come il fatto di non aver mai visto cigni neri non implica che non ce ne sia uno che in questo momento scorrazzi nel giardino di Mary Pickford nell’Illinois.

È il vecchio problema filosofico dell’induzione, tanto caro ad Hume e agli empiristi inglesi, ricicciato da Nassim Taleb, sub specie millemila pagine.

L’Induzione, il figlio bastardo dell’esperienza ingravidata dall’immaginazione, diceva quel simpaticone di Hume.

Per dimostrare quanto sia pericoloso basare il proprio benessere mentale sull’induzione, Taleb cita l’inflazionata metafora del tacchino di Russell: il gallinaceo che scopre amaramente la fallacia dell’induzione il giorno prima del Thanksgiving day, quando invece del solito mais da sgranocchiare, l’essere umano porta una mannaia.

Nassim Taleb è bravo a narrativizzare un tomo che altrimenti sarebbe stato di una noia insostenibile, almeno per me, ma io sono vecchio e non conto.

Come spesso mi accade, la vocina di Immanuel Kant, mi si è arrampicata fino alle orecchie mentre leggevo.

⁃ Kant (con accento fastidiosamente prussiano): “Attenzione però… l’affermazione che la luna non cadrà sulla terra non è semplicemente induttiva, ma si fonda sulle leggi che usiamo per trovare ricorrenze in natura e non dover quindi ogni giorno scottarci per capire che il fuoco brucia. Non esistono solo giudizi sintetici a posteriori, ma anche sintetici a priori. Non c’è solo la generalizzazione di un pezzo di passato gettata sul futuro, ma anche conoscenza di regole.”

L’errore è applicare leggi di previsione di natura ad ambiti che invece sono solo statistici e la statistica è quella cosa per cui l’italiano medio ha mezzo pene ed un seno, quindi non proprio realistica al massimo.

⁃ Io: “Ma perché caro Taleb non possiamo fare a meno dell’induzione?”

⁃ Taleb: “Perché ci piacciono le storie, ci piace riassumere e ci piace semplificare, ossia ridurre le dimensioni delle questioni.”

Vi lascio una citazione de “Il cigno nero” che ha toccato le mie corde:

Forse è questa la vera fiducia in se stessi: la capacità di osservare il mondo senza necessariamente trovare qualcosa che lusinghi il proprio io.

Chiusura della campagna di Bookabook

La campagna di «Tutti vogliono uccidere Dio» su Bookabook è giunta al termine.

Non è stato raggiunto il goal per la pubblicazione dell’opera, ma sono stati raccolti i 60 pre-ordini necessari per effettuare l’edizione limitata per voi sostenitori.

Nei prossimi mesi bookabook si occuperà di effettuare la revisione del testo, l’impaginazione e la produzione in formato cartaceo ed ebook, dopodiché il libro verrà consegnato a tutti i sostenitori del progetto.

È stata comunque un’esperienza da cui ho imparato moltissime cose, la più importante è che il mio rapporto coi social va molto migliorato.

Non smetterò mai di esservi grato per avermi sostenuto e voglio ringraziarvi uno per uno. Per Bookabook siete pochi, ma a me sembrate tantissimi e vi voglio bene, ma proprio fisicamente!

Valentina Gregori, Nicoletta Todisco, Micaela Del Zotto, Marta Mazzelli, Maria Grazia Cavarretta, Barbara Fiocco, Ugo Mancino, Monica Miele, Paola Caprioli, Francesca Gabriele, Gianni Morittu, Paolo Del Buono, Oana Hosu, Sara Biribicchi, Gianluigi Marcucci Tasso, Marco Lombardi, Enrico Sordi, Giacomo Giubilini, Tamara De Pau, Marta Priori, Sara Logiudice, Giuseppe Giglio, Raffaella Aloe, Marisa Mugianesi, Natascia Lavina, Alessandro Sakoff, Alessandro Trabalza, Francesco Sulpizi, Juan Pablo Forbitti, Simone Cavatorta, Eleonora Migliore, Eva Tarantino, Carlo Bonaiuti, Raffaele Lombardi, Annaclaudia Giordano, Simona Casalinuovo, Simone Gregori, Silvia D’andrea, Fabio Palmieri, Mimma Santarsiero, Alberto Grandi, Daniela Refosco, Diego Capitani, Mario Gregori, Filippo Barbanti, Daniela Cozzolino, Paolo Bacchi, Luca Mencarelli, Laura Montini, Isabella Vettore, Sauro Ciantini.

Tubby the Tuba – 1948

L’animazione, la mia prima passione. Fa pure rima. L’animazione è una tecnica e non un genere, quindi non è roba solo per bambini, anche se può far tornare bambini e quindi far risparmiare sul rinnovo del guardaroba. Beccati tutti gli Oscar per i cortometraggi di animazione. Magari ti riesco a svoltare qualche seduta di gabinetto.

Pluto’s Blue Note – 1948

L’animazione, la mia prima passione. Fa pure rima. L’animazione è una tecnica e non un genere, quindi non è roba solo per bambini, anche se può far tornare bambini e quindi far risparmiare sul rinnovo del guardaroba. Beccati tutti gli Oscar per i cortometraggi di animazione. Magari ti riesco a svoltare qualche seduta di gabinetto.

Dr. Jekyll and Mr. Mouse – 1948

L’animazione, la mia prima passione. Fa pure rima. L’animazione è una tecnica e non un genere, quindi non è roba solo per bambini, anche se può far tornare bambini e quindi far risparmiare sul rinnovo del guardaroba. Beccati tutti gli Oscar per i cortometraggi di animazione. Magari ti riesco a svoltare qualche seduta di gabinetto.

La casa di Dio

Come ti aspetti che sia l’appartamento di Dio? Ci hai mai pensato?

Come minimo pareti azzurre come il cielo, profumo d’incenso e musica celestiale, giusto? Invece è un monolocale pulcioso nel centro della città.

Sulla parete di destra, appena entrati, ci sono tre file di mensole sovrapposte, sulle quali sono disposte delle Action Figures stranissime. Su quella di sinistra invece ci sono quattro posters: quello di Hitler, quello di Gesù di Nazareth, quello di Elvis Presley, quello di Paul McCartney e Bob Dylan.

Ecco la disposizione dei modellini sulle mensole, partendo dal basso, verso l’alto. Sul primo scaffale il primo modellino è in solido marmo di Carrara e raffigura il “Modello atomico di Bohr” dell’idrogeno, quello che sembra un piccolo sistema solare, con il nucleo al centro, come un sole, e gli elettroni che gli girano attorno, come pianeti. Segue un pesce con le zampe, una scimmia in tuxedo e con un monocolo all’occhio destro e un centauro al contrario, cioè la parte di uomo sotto e quella di cavallo sopra.

Sul secondo scaffale ci sono un UFO, di quelli da Area 51, col capoccione e gli occhioni da ipertiroideo a mandorla; una specie di dinosauro con il collo lunghissimo e le pinne, al posto delle zampe, identico al Mostro di Loch Ness; Babbo Natale.

Sul terzo scaffale ci sono un essere antropomorfo, ma con la pelliccia da orso bianco, identico allo Yeti, se non fosse per le sneakers dell’Adidas; una donna in tuta da ginnastica, ma con dieci braccia, identica alla dea Kalì; Marilyn Monroe, nella impareggiabile posizione del vento dalla grata in “Quando la moglie è in vacanza”. Sono gli studi per realizzare l’uomo…

Puoi leggere le bozze in anteprima e lasciare una recensione sul sito di Bookabook.

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