Pubblicato in: Pensierini

I due assiomi per non essere stronzi

Dopo i vari accadimenti e ammazzatine degli ultimi tempi, che mi hanno fatto pensare che recentemente sia Stephen King a gestire la situazione mondiale, mi è venuto in mente, non so perché, che indipendentemente da qualsiasi credo religioso o metafisica sociale, siamo sempre più in balia di autentici, indubitabili stronzi.

Dopo vario pensa e ripensa, sono giunto alla conclusione che esistono due assiomi, due regole di base, per non essere stronzi.

1. È necessario essere forniti di empatia.

L’empatia è la capacità di comprendere a pieno lo stato d’animo altrui, sia che si tratti di gioia, che di dolore. Empatia significa “sentire dentro”, ad esempio “mettersi nei panni dell’altro”, ed è una capacità che fa parte dell’esperienza umana ed animale.
Fonte: Wikipedia.

Non so se si tratti di un’attrezzatura genetica, se cioè si venga al mondo equipaggiati di empatia e se si possa nascere senza, un po’ come c’è chi nasce biondo, albino o asiatico, ma una cosa mi sembra certa: senza empatia si può dare fuoco a formiche, lucertole, a sei milioni di ebrei, o guidare un camion a Nizza giocando a schiaccia-bambini, sorseggiando tranquillamente un’aperitivo.  Quindi chi non è in possesso di empatia è indubitabilmente stronzo!

Non avere empatia è quindi una malattia? Boh! E che ne so io, quello che posso fare è solo passare ad enucleare il secondo assioma della stronzaggine.

2. È necessario essere forniti della capacità logica indispensabile a comprendere la quantificazione universale.

Nella logica i quantificatori sono espressioni come “qualcosa” (quantificatore esistenziale) e “ogni cosa” (quantificatore universale) e le loro controparti simboliche:
∃ (esiste almeno un)
∀ (per ogni)
Il nome “quantificatori” è legato al fatto che danno un’informazione su quanto è grande l’estensione in cui è valido un predicato.
Così Aristotele definisce la chiusura universale: «Diciamo “si predica di ogni” quando non è possibile trovare qualcosa che fa parte del sostrato di cui l’altro termine non si dica. Lo stesso vale per “si predica di nessuno” [ossia quando non è possibile trovare qualcosa che fa parte del sostrato di cui l’altro si dica]» [24b28-30].
Fonte: Wikipedia.

Questa pappardella per dire che non basta riconoscere il dolore dell’altro, ma lo si deve comprendere come il proprio dolore, vale a dire che lo si deve riconoscere identico al dolore che provo io nelle stesse condizioni, che provano tutti gli esseri, più o meno umani, in grado di provare dolore. In poche parole, devo essere in grado di “universalizzare”, di capire la quantificazione “∀ (per ogni) condizione in cui si verifica il dolore (ed il dolore lo riconosco grazie all’empatia), ∃ (esiste almeno un) essere più o meno umano che prova lo stesso dolore, se non addirittura “ogni essere più o meno umano”.

Ok. Tutto bello! Tutto in ordine, spolverato, pettinato e fondato logicamente, che neanche il miglior Signor Spock, ma come la mettiamo allora con gli stronzi? Gli manca uno di questi due assiomi? Che significa, che sono inumani, perché gli manca il primo assioma, o stupidi, o hanno un deficit cognitivo, in quanto gli manca il secondo assioma strettamente logico?

E se invece semplicemente possedessero entrambi gli assiomi e decidessero sic et simpliciter di essere stronzi, perché prevale nello stronzo la semplice regola usa il prossimo tuo come strumento e non come fine, cioè usassero gli altri, più o meno umani, alla stessa maniera in cui si usa una lametta usa e getta?

Come se non bastasse, come la mettiamo con tutti quelli che, pur dotati di entrambe le condizioni, quindi ufficialmente non-stronzi, sono carnivori (e ci sono anche io tra questi)?

La risposta a tutto questo? E che benamato ne so io? Sono pagato dai Servizi Segreti Internazionali per sollevare dubbi, mica per dare risposte, per quello ci sono Wikipedia ed i Baci Perugina.

Adesso, con i due assiomi finalmente venuti alla luce, si potrebbe delineare una tassonomia degli stronzi, ma ho altro di meglio da fare, tipo vivere, o sistemare la zanzariera della cucina.

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Autore:

Dopo aver svolto il servizio militare al fianco di Annibale Barca, si laurea in metafisica empirica ad Oxford nel 1745. In veste di ghost writer, ha collaborato alla stesura di numerosi capolavori, anche se la sua idea di cambiare il titolo di “Guerra e Pace” in “Un supplì al telefono” viene incomprensibilmente bocciata da Lev Tolstoj. Attualmente vive.

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