Il morbo dei libri

Sono sempre stata un’amante dei libri. Fin da piccola. Ho cominciato prestissimo a osserssionare i miei genitori per farmeli comprare. E non è mai stato un mistero che mia mamma un po’ odiasse questa cosa, dato che faceva sì che avesse da spolverare ogni volta un oggetto nuovo pronto ad invadere la mia minuscola cameretta. Inoltre, una delle cose che mi ha sempre fatto soffrire, è stata la mancanza di una vera libreria. Nemmeno un Billyno di IKEA per contenere la mia più grande passione, ma solo delle orribili mensoline attaccate al muro che non erano in grado di arrivare nemmeno lontanamente a quello che realmente avrei desiderato.  Continua a leggere

Piccola mandria di vecchiette slotmachineaholic

Dal vangelo secondo Reboot.

Il “Bar degli Angeli”, nonostante il nome è tutt’altro che angelico. Non vi si aggirano sostanze eteree ed esseri rarefatti, ma ben più prosaici pensionati scorreggioni, che si mettono in forze a colpi di cappuccini corretti al Mistrà, prima di andare a fissare gli operai dei lavori in corso. Ci sono anche spacciatori in difficoltà nella vendita al dettaglio, per via della non perfetta padronanza della lingua italiana. Altri spacciatori sono invece in difficoltà, non per l’italiano, ma per la gestione delle entrate e delle uscite, perché alle elementari non sono mai stati ferratissimi in matematica. Completano la fauna, una piccola mandria di vecchiette slotmachineaholic, che lasciano lì la pensione ogni ventotto del mese.
Il bar è piccolo come gli scatti d’aumento dello stipendio di un consulente, ma occupa abusivamente il marciapiede e l’abusivismo è sanato, a quanto si dice, da una fornitura di colazioni e droghe leggere da parte del proprietario Zamfir Georgescu al vigile urbano di zona.

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Gola

Tony Munafò dixit.

Rieccomi. Il vizio capitale di oggi, o bug per Junior, è la gola. Dai ne mancano solo due e poi ti lascio in pace.

Gola: meglio conosciuta come ingordigia, abbandono ed esagerazione nei piaceri della tavola, e non solo.

L’ho praticata molto per i trentatré anni di verginità obbligata, per via del blocco che Junior mi aveva involontariamente appioppato con il software Reboot.

Più che un vizio era una specie di difesa, una gratificazione per riempire un buco d’affetto. Cosa c’è di meglio del cibo per riempire un buco? È tipo stucco per i buchi nel muro. Se non puoi riempire quello emotivo, allora usi le metafore: la cassata siciliana farcita di strutto e cannoli lardellati come metafora del riconoscimento emotivo con un altro rappresentante del genere animale al quale appartieni. Cibo e lavoretti a mano: accoppiata diabolica. Solo certi cardinali possono capirmi!

In conclusione: se mangi fino a sentirvi male, ti capisco. Ma si può smettere. Io l’ho fatto grazie a Junior e in Reboot c’è la soluzione.

Per carità, non sto dicendo che Reboot è la soluzione ai disturbi alimentari, ma che almeno, se sei impegnato nella lettura, magari ti dimentichi per un po’ della masticazione.

E tu quanta gola hai da 1 a 10?

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L’Italia è un paese fondato sulle file

Dal vangelo secondo Reboot.

Un’altra fila. L’Italia è un paese fondato sulle file. Mi districo nel serpentone di varia e variegata umanità, che raglia sventolando il proprio curriculum, stampato caldo caldo all’Internet Point di Zamfir Georgescu, dietro l’angolo del palazzo al centro di Roma, che ospita la sede italiana dell’internazionalissima agenzia di lavoro interinale HardworkinForce.
Aspettano e si raccontano tra di loro che quelli dell’HardworkinForce hanno promesso che sarebbero stati informati sul misterioso lavoro per il quale li avrebbero affittati solo durante il colloquio. Sanno solo che, prima di prendere servizio, devono superare un test di informatica e seguire un corso di una settimana, il Nesting, con tanto di test finale. Nessuno parla di contratto, perché la fame di lavoro che esalano, mischiata alle folate di sudore da caldo tropical-romano estivo, fa immediatamente intendere che accetterebbero anche di vendere ghiaccioli al Polo Nord.

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Lasciatemi morire in pace

Dal vangelo secondo Reboot.

Dopo le canoniche due ore di mezzi pubblici, di odori di sudori non facenti sicuramente parte di questo sistema solare, riesco ad arrivare a casa, nell’estrema periferia della città. Sono all’incirca le sei di sera.
Appena apro la porta mi inonda un urlo femminile: «Lasciatemi morire. Lasciatemi morire in pace.» Continua a leggere

Diecicosealmese

Mettere le cose in ordine mi è sempre piaciuto tanto, io sono così: ogni cosa al suo posto e un posto per ogni cosa.

Questo vale anche quando scrivo, a volte mi piace ordinare i pensieri in punti che si succedono uno dopo l’altro, perché mi aiutano a visualizzare meglio quello che sto dicendo/pensando e ad essere sicura di non aver saltato niente. Poi però, non so perché, questa cosa delle liste è diventata una specie di mania, che mi provoca un piacere che da fuori potrebbe sembrare inquietante. Anche da dentro, dico la veritá. Non tutti i giorni quando mi alzo e mi guardo nello specchio sono in grado di dire di essere una persona normale. Anzi, quasi mai. (E dopotutto penso che sia anche meglio così, mi diverto sicuramente di più).

Le altre persone dicono di me che soffro un po’ di ocd (Disordine Ossessivo Compulsivo). Io sinceramente non so cosa sia davvero questa strana – chiamiamola così – passione, dato che non ho mai fatto gli eventuali accertamenti del caso, ma ormai la mia testa è organizzata nei suoi bei cassettini e non so se sia davvero un male. A me piace, comunque.

Quindi, siccome non voglio risparmiare nessuno dalla mia malattia (e se no a che serve avere qualcosa se non si può condividere con gli altri?), ho deciso di allietarvi la vita con una lista di 10 punti, una al mese, per sapere anche un po’ l’opinione degli altri (facciamo finta che sia così, possiamo dimenticare che in fondo potrei avere dei seri problemi). Cominciamo allora con una lista facile facile.

In ordine sparso, 10 tra le cose che mi piacciono di più. Tutti pronti? Vai! Continua a leggere

Lussuria

Tony Munafò dixit.

Rieccomi. Puntuale e fastidioso come la rata del mutuo, l’unica cosa che dura per sempre, altro che i diamanti o l’amore della mamma.

Stavo rileggendo la definizione di lussuria: incontrollata sensualità, irrefrenabile desiderio del piacere sessuale fine a sé stesso, concupiscenza, carnalità.

Anche questo vizio ce l’ho e per trentatré anni ce l’ho avuto solo potenzialmente e non in pratica. Diciamo che ce l’avevo artigianalmente, nel senso di lavori a mano, ma poi, grazie a Junior che mi ha levato il blocco con Reboot, ho cominciato anche io a praticarlo e devo dire che non è niente affatto male come vizio capitale. Altro che bug, è una ficata assoluta. Continua a leggere

Comunque è inutile che ci giri attorno

Dal vangelo secondo Reboot.

«Comunque è inutile che ci giri attorno. L’hai invitata o no?»
«Non proprio. Cioè tecnicamente sì.»
«Logica stringente, più di un limone per la diarrea.»
«Sono tre anni che con Serena ci frequentiamo tra un break e l’altro e all’improvviso introduco l’argomento alimentare. Che cosa vorrà dire?»
«Che hai fame?»
«Divertente.»
«Lo so io che cosa le vuoi introdurre, ma se continui così, non ti basta un’era geologica.»
«Ho i miei tempi. Sono pigro.»
«Dicevano così anche i tirannosauri. Visto che fine hanno fatto? Perché non hai ancora invitato Serena a cena? Vuoi che te la rubi Vittorioso sotto il naso?» Continua a leggere

Avarizia

Tony Munafò dixit.

Rieccomi. Se c’è una cosa che si può dire di Tony Munafò, cioè il sottoscritto, è che sono puntuale, come un brufolo sul culo dopo un’abbuffata di cioccolata.

Stavo rileggendo la definizione di avarizia: cupidigia, avidità, scarsa disponibilità a spendere e a donare ciò che si possiede.

Anche questo di vizio capitale ce l’ho. Tipo figurine, ce l’ho, ce l’ho, ce l’ho… solo che non arriva mai il “mi manca”.

L’avarizia mi si manifesta soprattutto nei sentimenti, quando sarebbe il caso di mostrare affetto, soprattutto con le persone a cui tengo di più. Credo che abbia a che fare con l’accidia, che è il difetto che mi descrive meglio, quello del post precedente e che mi calza a pennello, come i miei jeans preferiti. Forse è il caso che li cambi ogni tanto ’sti jeans. Continua a leggere