Pubblicato in: Reboot

Scrivo per 2000,00 € al mese

Ciao a tutti, sono Tony Munafò. Sì quel Tony Munafò, il protagonista di Reboot.

Su insistenza di Natascia e Alessandro, ho accettato di scrivere qui, perché le vendite di Reboot hanno numeri paragonabili a quelli della temperatura invernale di Oslo. I poverini si illudono che possa aiutarli.

Sanno essere insistenti quei due. Natascia, in particolar modo, mi ha convinto con una crostata ai fichi d’india. Non so resistere ai fichi d’india, forse perché sono di origine siciliana. Ci sono rimasto male quando ho scoperto che non l’ha fatta lei, ma che l’ha comprata a “Sicilia e Shangai”, la pasticceria cino-siciliana sotto l’ufficio di LIT edizioni.

Devo dire che i 2000,00 € al mese che mi danno per scrivere qui, sono stati un ottimo incentivo. Non vorrei però che pensaste che scrivo per soldi. Lo faccio per l’amore dell’arte.

«Inizia spiegando il nocciolo di Reboot» mi ha detto Natascia. Ci ho pensato molto negli ultimi giorni, soprattutto di sera, tra un Techetecheté e una replica di “Un piede nel cielo cinque” e sono andato per esclusione. Non è la condizione di lavoro nei Call Center al limite del dadaismo, non è neanche il problema dell’essere vergini in età avanzata in una società porno orientata.

Credo sia il rapporto tra Dio e la libertà. Ora, premesso che di cose divine non me ne intendo affatto, l’argomento è volatile come una scorreggia di mosca: ma Dio non poteva evitarsi quella storia del libero arbitrio, della mela e compagnia cantante, visto che sapeva che l’uomo avrebbe fatto un uso ad capocchiam della libertà, fino ad arrivare a generare degli abomini nei confronti della natura e dei propri simili, tipo i risvoltini dei jeans?

E non mi rispondete che non lo sapeva. Mia Zia Angela poteva non saperlo, ma da lei uno se l’aspetta, visto che il massimo della divinazione che ha fatto in vita sua è stata che se la sarebbe fatta sotto entro cinque minuti, quel Natale a causa del troppo ridere, ma da un tizio così importante come Dio, uno che alle feste ci va anche senza invito, non te lo aspetti. Quindi per me lo sapeva. Ma se lo sapeva allora i casi sono tre: 1. Dio è cattivo; 2. anche Dio deve sottostare a delle regole; 3. Dio ha un senso dell’umorismo che vira sul nero.

La mia soluzione? Beh, è dentro Reboot. Basta acquistarlo.

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Autore:

Dopo aver svolto il servizio militare al fianco di Annibale Barca, si laurea in metafisica empirica ad Oxford nel 1745. In veste di ghost writer, ha collaborato alla stesura di numerosi capolavori, anche se la sua idea di cambiare il titolo di “Guerra e Pace” in “Un supplì al telefono” viene incomprensibilmente bocciata da Lev Tolstoj. Attualmente vive.

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