Pubblicato in: Recensioni

L’estate che uccisi mio nonno

L’estate che uccisi mio nonno è un anti Thriller di Lana Vergari, una delle migliori scrittrici per bambini che conosca, per la sua capacità di scrivere in ginocchio, cioè ad altezza bambino.

A prima vista sembrerebbe anche questo un semplice romanzo per bambini, ma già dopo il primo capitolo, ci si rende conto che anche gli adulti lo possono usare per fare una full immersion nella visione del mondo di un bambino di sei anni.

Ed è un piacere vero trovarsi nel punto di confine tra la realtà solidificata e regolamentate degli adulti e quella fluida del bambino, perché il protagonista racconta, sotto forma di diario personale, le proprie disavventure, che poi sono le disavventure del diventare grande, riassumibile nella domanda delle domande: perché il mondo che mi raccontano non è uguale a quello che vivo in prima persona?

E sono tutte avventurone: dalla convinzione di aver ucciso il nonno con la pistola a raggi Alfa, ad essere vittima di un rapimento in piena regola, fino allo sparare alla mamma (chi non ha mai desiderato di uccidere i propri genitori, almeno una volta nella vita?).

Le tematiche che affronta sono da far tremare i polsi ai filosofi. Leggiamo e qualcuna direttamente dalla scrittura del protagonista.

La droga.

La droga sono come delle medicine anche se non stai male. Per esempio la droga può essere che ti prendi tutta la scatola della tachipirina anche se non hai la febbre.

L’astronomia ed il tempo.

Se non sai dove sta la Luna la puoi scambiare con una stella o con Saturno e allora ti viene la confusione dentro la testa. Per abituarsi alle cose telescopiche ci vuole tempo, tipo due ore.

La morte.

Devo controllare se Nonno è solo con l’anestetizzazione e si è addormentato o se è proprio morto. Per vedere se uno è proprio morto bisogna guardarlo con l’attenzione per tanto tempo, per cinque o sette minuti, una cosa così.

Perché comprarlo?

Assolutamente per lo stile di scrittura di Luana, che come sempre riesce a spiazzare con la sua “finta” semplicità, che ti costringe sempre alla torta in faccia della pomposa complessità del mondo dei grandi e si sà, la torta in faccia fa sempre ridere.

Fino ad ora, tutto quello che Luana ha scritto non mi ha deluso e anche questo romanzo non fa eccezione.

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Autore:

Dopo aver svolto il servizio militare al fianco di Annibale Barca, si laurea in metafisica empirica ad Oxford nel 1745. In veste di ghost writer, ha collaborato alla stesura di numerosi capolavori, anche se la sua idea di cambiare il titolo di “Guerra e Pace” in “Un supplì al telefono” viene incomprensibilmente bocciata da Lev Tolstoj. Attualmente vive.

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