Pubblicato in: Reboot

Avarizia

Tony Munafò dixit.

Rieccomi. Se c’è una cosa che si può dire di Tony Munafò, cioè il sottoscritto, è che sono puntuale, come un brufolo sul culo dopo un’abbuffata di cioccolata.

Stavo rileggendo la definizione di avarizia: cupidigia, avidità, scarsa disponibilità a spendere e a donare ciò che si possiede.

Anche questo di vizio capitale ce l’ho. Tipo figurine, ce l’ho, ce l’ho, ce l’ho… solo che non arriva mai il “mi manca”.

L’avarizia mi si manifesta soprattutto nei sentimenti, quando sarebbe il caso di mostrare affetto, soprattutto con le persone a cui tengo di più. Credo che abbia a che fare con l’accidia, che è il difetto che mi descrive meglio, quello del post precedente e che mi calza a pennello, come i miei jeans preferiti. Forse è il caso che li cambi ogni tanto ’sti jeans.

A volte sarebbe proprio il caso di dirle due paroline, di alzare il telefono, ma niente, è più forte di me, mi scatta l’accidia, che si trasforma in avarizia. È una specie di tirchieria sentimentale.

Poi, quando mi si apre la cassaforte dei sentimenti è sempre troppo tardi e mi ritrovo, come sempre, da solo con gli unici che non mi tradiscono mai e mi stanno sempre vicini nei momenti belli e in quelli brutti: divano, Netflix e birra.

Se devo pensare ad una persona avara, mi viene in mente Serena, anche se devo ammettere che alla fine della storia che abbiamo vissuto in Reboot, il livello di tirchieria le si è abbassato a livelli accettabili.

Per fortuna che ho incontrato Dio, cioè Junior, che con il suo software Reboot ci ha messo una bella pezza sulla mia avarizia.

Chi l’avrebbe mai detto che anche lui è accidioso e avaro, ma che c’è sempre la speranza, se non proprio di cambiare, di riuscire a conviverci con questo difettaccio.

E tu quanta avarizia hai da 1 a 10?

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Autore:

Dopo aver svolto il servizio militare al fianco di Annibale Barca, si laurea in metafisica empirica ad Oxford nel 1745. In veste di ghost writer, ha collaborato alla stesura di numerosi capolavori, anche se la sua idea di cambiare il titolo di “Guerra e Pace” in “Un supplì al telefono” viene incomprensibilmente bocciata da Lev Tolstoj. Attualmente vive.

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