Pubblicato in: Reboot

Lasciatemi morire in pace

Dal vangelo secondo Reboot.

Dopo le canoniche due ore di mezzi pubblici, di odori di sudori non facenti sicuramente parte di questo sistema solare, riesco ad arrivare a casa, nell’estrema periferia della città. Sono all’incirca le sei di sera.
Appena apro la porta mi inonda un urlo femminile: «Lasciatemi morire. Lasciatemi morire in pace.»
Corro immediatamente verso la fonte delle urla e lo spettacolo che mi si para in cucina è degno di “Un chien andalou”, il cortometraggio di Luis Buñuel e Salvador Dalí.
La cinquantaduenne e brutta come la Salerno-Reggio Calabria contro mano, Agata Cantalamessa è in terra, con la testa infilata nel forno, mentre il figlio Audace (chiamato così in onore di Gabriele d’Annunzio, il poeta preferito del padre) tenta di tirarla fuori, con tutta la forza della disperazione di cui è capace alla tenera età di sedici anni. Il quarantunenne marito Rocco Maugeri, invece fuma tranquillamente, seduto al tavolo, di fronte al forno, gustandosi lo spettacolo, mentre controlla un foglio e guarda RAI News ventiquattro.

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Autore:

Dopo aver svolto il servizio militare al fianco di Annibale Barca, si laurea in metafisica empirica ad Oxford nel 1745. In veste di ghost writer, ha collaborato alla stesura di numerosi capolavori, anche se la sua idea di cambiare il titolo di “Guerra e Pace” in “Un supplì al telefono” viene incomprensibilmente bocciata da Lev Tolstoj. Attualmente vive.

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