Pubblicato in: Pensierini, Storytelling

Come NON pubblicare un romanzo – Sbagliare a scriverla

Dove si narra di Alfio Cantalamessa, aspirante scrittore che, dopo aver scelto l’argomento ed i personaggi del romanzo che lo consacrerà tra gli annali della letteratura, si getta a capo fitto nella scrittura del romanzo.

Continua l’avventura iniziata in:

  1. Come NON pubblicare un romanzo – Introduzione;
  2. Come NON pubblicare un romanzo – L’argomento;
  3. Come NON pubblicare un romanzo – I personaggi.

Dopo le vicissitudini descritte nel post precedente, Alfio è giunto a completare l’argomento e a trovare il protagonista del suo romanzo: Steven, molto sensibile trentenne, che vive male la costrizione della piccola provincia, che non comprende il suo immenso talento letterario, perché di mentalità troppo ristretta e prende il coraggio a due mani e lascia casa per affrontare e vincere il mondo.

Ed eccolo lì, di fronte a lui il foglio bianco, duro ed ostinatamente silenzioso. Alfio inizia a scrivere qualche pagina, ma si arena subito, perché non sa come proseguire.

«Ti serve un obbiettivo» gli dice la sorella Rosetta, che ha fatto una breve navigazione su Internet «E devi arrivarci in tre atti.»

Tre atti? E adesso che cosa sono questi tre atti?

DOES AND DONT’S

DONT’S

  • Non scrivere mai nulla se non hai stabilito un obbiettivo chiaro;
  • non scrivere mai nulla se non hai strutturato in tre atti il modo di raggiungere l’obbiettivo.

DOES

  • Studiati bene la struttura narrativa in tre atti.

LA STRUTTURA NARRATIVA IN TRE ATTI

La struttura narrativa in tre atti è il modello più tradizionale dello storytelling, dal punto di vista dell’organizzazione dei contenuti narrativi. In altre parole, costituisce una guida alla costruzione e all’organizzazione dei passaggi drammaturgici, allo scopo di narrare la storia in modo efficace.

La teorizzazione della forma in tre atti deriva dalla nozione aristotelica secondo la quale ogni dramma ha un inizio, un mezzo e una fine, e le parti devono essere tra loro proporzionate. Il modello attuale si rifà al “dramma ben fatto” ipotizzato da Eugène Scribe negli anni Venti del XIX secolo, che tramite il completo ritorno all’ordine mira a non lasciare nulla di irrisolto.

La divisione in atti si basa sull’attivazione di meccanismi narrativi fondamentali, ossia una premessa alla storia che sia espressa in termini di conflitto; la storia progredisce sviluppando il conflitto centrale, sino alla sua risoluzione. L’avanzamento del plot è garantito dall’innesco di ulteriori meccanismi narrativi che intensificano il conflitto. Generalmente, in una storia, il primo e il terzo atto sono lunghi circa il 15% ciascuno, mentre il secondo è lungo il 60%. La storia viene spinta da un atto al successivo tramite il montare dell’azione che si risolve in un finale d’atto – punto di svolta o Tourning Point.

Tre atti

Per oggi è tutto. Ci vediamo al prossimo post.

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Autore:

Dopo aver svolto il servizio militare al fianco di Annibale Barca, si laurea in metafisica empirica ad Oxford nel 1745. In veste di ghost writer, ha collaborato alla stesura di numerosi capolavori, anche se la sua idea di cambiare il titolo di “Guerra e Pace” in “Un supplì al telefono” viene incomprensibilmente bocciata da Lev Tolstoj. Attualmente vive.

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