American Gods

Caro il mio Neil, non si seduce la gente così, per poi abbandonarla. Non è affatto carino.Mi hanno consigliato il tuo romanzo, perché dice che è fumettoso, quindi lo scarico di corsa ed inizio il viaggio.

Complimenti, incipit davvero bum bum! Shadow, il protagonista, esce di galera. Adoro le storie con i tizi che escono di galera. Se le strizzi come uno straccio, di solito riempiono secchi di sudore e vite sbagliate. Bene così.

Il sapore fumettoso arriva subito: Shadow riesce a comunicare con la moglie morta male, molto male, non prima di avergli lasciato in eredità un bel paio di corna da alce impagliata. E con chi gliele fa le corna? Con il migliore amico del marito. Continua così, ché sembra Scerbanenco strafatto di erba gatta, di quella buona.

La lettura scivola bene. Poco attrito fino a qui. Sull’aereo che lo riporta a casa, Shadow incontra un tipetto losco ed enigmatico anzichenò, che dal nome sembra un personaggio de “Le Iene”: Mister Wednesday. Il tizio gli propone un lavoro da factotum.

Da qui, caro il mio Neil, cominci davvero a caricare a molla la storia, perché rimanendo attaccati alla gonnella di Mister Wednesday, veniamo in contatto con alcune divinità dei pantheon più disparati, trasferitisi in America, come cavalli di Troia, dentro le storie degli immigranti. Un sottobosco di personaggi inquietanti, una versione freaks degli alieni di “Men in Black”, che vivono in mezzo ai mortali umani senza che questi se ne accorgano. Bellissimo modo di guardare l’ordinario attraverso l’extra-ordinario delle lenti affumicate fumettose. Bene così. La cosa mi gusta.

Caro il mio Neil, si sente che sei cresciuto a pane e fumetti e che sei arrivato anche tu in U.S.A. trasportato dalle storie. Se non mi ricordo male, fai parte della cosiddetta british invasion della DC Comics degli anni ottanta, giusto? Per chi non lo sapesse, la DC Comics è quella di Superman e Batman.

Ma c’è un “ma”, caro il mio Neil. Raggiunto circa il 30% della storia (ormai leggo quasi solo eBooks) comincia una salita così faticosa, che neanche un traslocatore di pianoforti mi può capire.

Va bene tenermi il più possibile all’oscuro dell’obbiettivo di Mister Wednesday, la tensione mi piace, ma se non me lo fai capire entro la fine fine del set-up, all’incirca verso il 15-20%, il secondo atto diventa faticoso da seguire. Ed infatti sei stato costretto ad inventarti un mini giallo, una storia nella storia, per sfangare il secondo atto e portare a casa la pagnotta.

Risultato? Sballottamento da perturbazione in aereo.

Un’eiaculazione trattenuta troppo a lungo, che si conclude con un orgasmetto non all’altezza di tanto ancheggiare.

Non parlo del finale, per non fare spoiler a chi ci sta sbriciando. Dico solo che, così come Shadow inganna il tempo facendo giochetti di prestigio con le monete, tu, caro il mio Neil, dal secondo atto in poi, hai tentato di intrattenermi con giochini da prestigiatore, in attesa di un trucco finale, che però non è stato altro che la stravista donna tagliata a metà. Delusione a secchiate.

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