Tempo al tempo

Assodato ormai nei post precedenti che il mio genere narrativo è il distopico ontologico, ho scoperto un’altra cosa sulla mia scrittura. È per questo che uso d’altronde che uso i social, come un diario. L’idea è di arrivare a liberarmi degli strati del mio ego per andare a veder cosa rimane e lo faccio lasciando tracce attraverso scritti, video e riflessioni. Rileggendomi ho le idee più chiare da dove vengo e se stia andando in qualche direzione e le tue opinioni mi possono aiutare tantissimo, perché siamo animali sociali.

Come sempre mi stavo perdendo nelle mie elucubrazioni. La mia scrittura, dicevo, gira sempre attorno all’ossessione del tempo. Ora che ci penso, anche la mia tesi di laurea in filosofia trattava del tempo come radice e liquido amniotico in cui nasce e si sviluppa la coscienza. Tranquillo non ti attacco adesso un pippone filosofico, ma un po’ di tempo al tempo lo devo dedicare. 

Immaginiamo che il tempo esista. Sì immaginiamo, perché il tempo mica l’ha mai visto nessuno. Al massimo hai visto lancette di orologi che girano, o granelli di sabbia cadere in una clessidra, o persone invecchiate, ma il tempo vero e proprio no.

Puoi rappresentare il tempo come un vettore, che abbia quindi una direzione. Tutti gli eventi che sono accaduti, accadono e accadranno nell’universo puoi rappresentarli come dei punti sul vettore. Questo vettore ha una sola direzione e quindi non può essere percorso al contrario.

Quando narro una storia, creo un vettore scegliendo di metterci sopra solo alcuni eventi e di tralasciarne altri, seguendo il principio di causa-effetto, vale a dire che ogni evento è effetto di quello che lo precede e causa di quello che lo segue.

E qui viene il bello della scrittura. Quando scrivo questo vettore lo percorre nella direzione che decidi io. Posso tornare indietro, fermarmi, riprendere la direzione, decidere di iniziare dalla fine, per poi ripercorrere tutta la strada.

È una sensazione che penso possa aver provato Dio, o chi ne fa le veci, quando a creato l’universo.

Un altro motivo per cui il tempo è fondamentale nel mio modo di scrivere lo puoi rintracciare nelle «Lezioni americane» di Calvino. La rapidità! Rapidità nell’andare dritto al punto, e rapidità nelle prosa, fatta di periodi il più brevi possibili, perché chi usa 500 parole per descrivere ciò per cui ne basterebbero 400, è in grado di qualsiasi crimine contro l’umanità.

Ma non esiste spazio senza tempo direbbe il buon Einstein e se lo diceva lui sarà pur vero, quindi nel prossimo post daremo una sbirciatina al tempo nel mio stile di scrittura.

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