Il funzionalismo

Fonte: Internet

IL FUNZIONALISMO (SOCIOLOGIA)

Un insieme di elaborazioni teoriche sviluppatesi a cavallo del ‘900, le quali hanno assunto per diversi anni una posizione dominante tra le teorie sociologiche e antropologiche del XX secolo.

Nel funzionalismo la società è concepita come una struttura caratterizzata da un insieme di parti interconnesse tra loro. Nessuna di esse può essere compresa se isolata dalle altre, ma solamente all’interno della struttura sociale e nella loro interdipendenza. Le relazioni che intercorrono tra le parti della società sono di tipo funzionale, ovvero ogni elemento svolge un particolare compito che, unito a tutti gli altri, concorre a creare e mantenere funzionante ed in equilibrio l’apparato sociale stesso.

La società è dunque considerata come un corpo formato da diversi organi interconnessi fra loro e tutti funzionali al mantenimento della società stessa.

Punto cardine, per il funzionalismo, è l’esistenza di uno stato di equilibrio nella società, che si ha quando ogni parte svolge correttamente il proprio compito. Quando interviene un cambiamento all’interno di una delle sue parti, si genera nella struttura sociale un disequilibrio che è compensato da un processo di adattamento delle altri parti, finanche una loro riorganizzazione.

Il concetto di processo è un secondo elemento centrale nelle teorie funzionaliste. Il funzionalismo considera, infatti, l’equilibrio come un fattore dinamico derivante da un processo delle parti che permette e concentra il mutamento sociale.

Come è evidente, la teoria funzionalista fu influenzata dagli studi delle scienze biologiche sui modelli organici che a fine XIX secolo andavano sviluppandosi.

I principali autori di riferimento furono A. Comte, H. Spencer, V. Pareto, E. Durkheim, B. Malinowski e R. K. Merton.

Il funzionalismo (psicologia)

Il primo Funzionalismo

Il Funzionalismo fu una scuola di studi e di pensiero che ebbe radici nell’evoluzionismo, e che si sviluppò principalmente nel campo filosofico e pedagogico.

Si fa in genere coincidere il Funzionalismo psicologico con la scuola di Chicago (Dewey 1896, Angell 1907) ma nel panorama di questo movimento non si possono trascurare gli apporti di studiosi come James, Hall, Cattel.

James (1890) già al suo tempo sosteneva l’esigenza di un metodo che fosse al contempo fenomenologico e genetico-funzionale, che fosse di matrice darwiniana, ma profondamente rivisitata nell’impostazione epistemologica.

Per James la realtà psichica è un flusso di coscienza da descriversi nella sua immediatezza (al di là di ogni struttura metafisica, positivistica o idealistica che sia), legato concretamente ad un organismo che interagisce con l’ambiente. L’uomo viene visto come prodotto dell’azione e dell’emozione non meno che del pensiero e della ragione. Anche l’attività interiore non può essere considerata indipendente da fattori fisiologici, da esigenze e bisogni.

La teoria di James-Lange (1892) considera gli elementi corporei dell’emozione quasi come la fonte primaria del sentire umano. Un’ottica olistica comincia a sostituirsi a un’ottica dualistica, e la vita psichica viene vista come esperienza globale in continua trasformazione, come processo, come corrente in movimento.

Ancora più chiaramente per Dewey (1896) obiettivo della psicologia è lo studio dell’organismo nel suo complesso, nel suo funzionamento in rapporto con l’ambiente. Questo rapporto non è però inteso in modo esclusivamente darwiniano, e cioè come qualcosa che è’ subita dall’individuo attraverso la specie, ma come adattamento attivo dell’organismo all’ambiente e dell’ambiente all’organismo.

La causalità che unisce i fenomeni è circolare. Ad esempio, un arco riflesso è in realtà un concatenamento circolare di archi riflessi, per cui non è possibile scomporlo in due unità: stimolo e risposta.

Uno dei testi fondamentali del Funzionalismo è il manifesto di Angell: “Compiti e obiettivi della psicologia Funzionale” (1907). In esso si chiarisce che il Funzionalismo vuole scoprire le modalità di funzionamento e non analizzare contenuti mentali “in vitro”, per non rischiare più di attribuire (definendoli come strutture) caratteri di assolutezza a elementi fluttuanti ed evanescenti. L’attività mentale è parte di un più vasto complesso di forze biologiche e contribuisce al procedere dell’insieme complessivo di tutte le attività organiche. Psicologo e biologo sono strettamente accomunati.

Con Carr (1925) la scuola Funzionalista raggiunge il suo massimo sviluppo, insieme all’idea di dover approdare a un pensiero più complessivo e globale. Per Carr, infatti, le correnti psicologiche sino ad allora esistenti (comportamentismo, gestalt, psicoanalisi) hanno sviluppato teorie che via via riguardavano soltanto settori circoscritti del funzionamento umano.

Il Funzionalismo perse forza con il declino della scuola di Chicago. Uno dei suoi epigoni più promettenti, Watson (1924), se ne allontanò per dedicarsi allo studio di elementi che fossero i più concreti e visibili possibili del funzionamento umano: i comportamenti. Nello stesso tempo tutta la scuola americana subiva una sterzata pragmatista, in relazione ad evidenti esigenze di espansione economica e sociale di quel tempo.

Ma l’impostazione metodologica di fondo della scuola di Chicago non è andata persa con il suo declino: la ritroviamo, variamente rielaborata, in molteplici teorie attuali. La matrice del pensiero Funzionalista possiede ancor oggi nuclei e fermenti di estremo interesse, per molteplici settori oltre a quello filosofico e pedagogico.

La nascita del Funzionalismo moderno

Il Funzionalismo moderno nasce da una strada differente rispetto a quella del primo Funzionalismo; affonda le sue radici soprattutto nella pratica clinica, nelle ricerche cliniche, e negli studi relativi al campo delle complesse relazioni corpo-mente.

Di rapporti corpo-mente si era occupata l’area della Psicoterapia Corporea. Originata dalle prime formulazioni di Wilhelm Reich negli anni ’20 sul concetto-cardine di identità’ Funzionale tra psiche e soma, la Psicoterapia Corporea si è diffusa in numerosi e differenti correnti in America e in Europa. Ma pur affondando alcune delle le sue radici storiche nell’area della Psicoterapia Corporea, il Funzionalismo moderno si sviluppò nell’intento di arrivare a costruire cornici teoriche più adeguate che riuscissero a inquadrare meglio e in modo scientificamente nuovo il complesso campo delle relazioni corpo-mente. E lo poté fare grazie anche ai risultati delle ricerche che si stavano realizzando negli anni ’90 sui processi di terapia da un lato e sullo sviluppo evolutivo del bambino dall’altra.

I fenomeni intensi che emergevano nella pratica di una Psicoterapia che univa mente e corpo, il recupero di sensazioni interne relative anche a epoche molto precoci della vita dei pazienti, i cambiamenti che non riguardavano solo il cognitivo o le emozioni ma anche sistemi psicofisiologici e neurobiologici, gli effetti riscontrati sui differenti piani di funzionamento delle persone, tutto ciò ha aiutato ad aprire una strada nuova della scienza verso la sfida alla complessità. È da qui che è venuta alla luce una maniera diversa di leggere l’organismo vivente: un’ottica multidimensionale, un modo di pensare la realtà che si muovesse sul particolare e sul globale al contempo. Da qui si e’ rafforzata la convinzione che si dovessero considerare l’organizzazionedei sistemi e il lorofunzionamentocome elementi portanti di una visione diversa e moderna dei fenomeni complessi.

Questa è stata la strada attraverso la quale si è venuto costruendo nella Scuola di Napoli, sin dagli anni ’90, il Funzionalismo moderno.

Si è così’ approdati ad una nuova epistemologia: un’epistemologia che cercasse il più possibile di non basarsi sui concetti di “struttura” e di “parti”, che non fosse riduzionista e deterministica, che cercasse di leggere in modo complesso non solo gli individui ma ogni “organismo”: una famiglia, un gruppo, un’istituzione, un territorio, una città’.

Il superamento della dicotomia corpo-mente

In tanti anni di pratica di Psicoterapia Corporea era risultato chiaro che i concetti di “corpo” e “mente” continuavano a perpetuare una scissione metafisica e idealistica, forse nata con il pensiero

platonico, e comunque perpetuatasi in una cultura aristotelica della causalità lineare, in una scienza deterministica e riduzionista. Le idee di corpo e mente finivano per rappresentare (e per giunta in modo statico) delle entità del tutto astratte, avevano il difetto di rimanere troppo nel vago. Cosa voleva dire alla fin fine corpo? e mente? Praticamente tutto; e questo li rendeva dei concetti molto

poco utili sia a livello clinico descrittivo che a livello metodologico operativo.

Quando si diceva che una persona “somatizzava” non si spiegava che cosa in realtà fosse accaduto nel suo organismo. E non lo si poteva spiegare fermandosi alla semplicistica proposizione che il corpo si ammala in corrispondenza di un conflitto psichico; come se il corpo fosse solo un terreno

su cui si proiettassero le vicende del mondo della mente.

Ad un’osservazione più complessiva, invece, psichico e corporeo non apparivano affatto come entità separate. In realtà non è mai stato possibile incontrare un sol caso clinico in cui potessero essere

rilevati disturbi esclusivamente corporei o esclusivamente psichici.

Anche per quanto riguarda la concezione dei sistemi complessi, sono state fatte osservazioni analoghe a proposito di tale dicotomia. Morin sostiene che nella concezione della complessità non

si può rimanere intrappolati nella alternativa tra “fisico” e “psichico”.

Alcuni ricercatori della Psicoterapia Corporea si sono spinti a parlare di corpo “emozionale”, corpo “espressivo”, corpo “energetico”, debordando alla fin fine in concezioni che non sono più legate nè al concetto di corpo ne’ alla unitarietà di mente e corpo. Il corporeo, infatti, finisce per divenire in tal modo un tutto totalizzante che non permette di scendere sui piani reali di funzionamento

dell’essere umano, e di cogliere la ricchezza delle loro differenze e specificità’.

Per superare la dicotomia corpo-mente si doveva pensare ad una unitarietà di fondo degli organismi umani che non ricadesse negli errori del riduzionismo e del meccanicismo, che non si esprimesse in

“parti” separate dal tutto, o in totalità troppo generiche e astratte.

La moderna concezione Funzionale del Se’

L’ottica del moderno Funzionalismo nasce, come abbiamo detto, come necessità di andare oltre l’impasse della dicotomia corpo-mente, e di soddisfare un’esigenza dimultidimensionalità fortemente avvertita nell’accostare insieme intervento verbale e non verbale in psicoterapia.

Nasce anche come esigenza di reperire un paradigma nuovo che permettesse di andare oltre le parzialità dei vari approcci psicoterapeutici e dei loro referenti teorici, in uno sguardo complessivo e d’insieme che non trascurasse nessuno degli aspetti messi a fuoco dalle varie teorie cliniche esistenti.

Un Sé visto soltanto come insieme di rappresentazioni mentali, di vissuti, risulta insoddisfacente e limitato. Ma era possibile andare oltre la concezione semplicemente “esperienziale” del Se’ senza cadere nell’errore di pensare a una struttura, a una “cosa” materiale?

L’unico modo per farlo consisteva in un vero e proprio salto concettuale ed epistemologico, in una concezione che prendesse in considerazione non le parti di un organismo umano, nè le sue strutture, e neppure le categorie mente-corpo, ma qualcosa che potesse rappresentare al contempo il tutto e i dettagli, e che cogliesse il funzionamento di fondo che è alla base della vita umana.

Questo qualcosa di diverso, questo elemento nuovo capace di un vero e proprio salto epistemologico, era nel concetto di Funzione, di andamento del funzionamento dell’organismo umano sui suoi vari piani.

Il Se’, dunque, può essere visto come organizzazione di tutte le Funzioni dell’organismo umano, su tutti i suoi piani e su tutti i suoi livelli possibili di funzionamento: i ricordi, il simbolico, le fantasie, le immagini, la progettualità, il tempo, la razionalità; ma anche le emozioni; ed anche i movimenti, le posture, la forma del corpo; nonchè le sensazioni, la tensione muscolare, il sistema respiratorio; e ancora il sistema neurologico, il sistema neurovegetativo, il sistema immunitario.

Allora le rappresentazioni di sè non sono altro che Funzioni; non le sole esistenti ne’ le più importanti, ma Funzioni che fanno parte insieme a tante altre di un sistema più ampio e complesso che non si limita solo al “mentale”.

D’altra parte, le Funzioni non sono parti, pezzi dell’organismo; prendendole in considerazione non si corre il rischio di parcellizzare ancora una volta l’unitarietà della persona, dal momento che è l’intera unità e globalità del Se’ che si esprime e che si rivela ogni volta in tutte le sue varie Funzioni.

Le Funzioni

Quali sono le Funzioni dell’organismo umano e come sono organizzate?

Se guardiamo alle varie discipline scientifiche che studiano il funzionamento dell’uomo, potremo facilmente individuare le varie Funzioni che i differenti approcci e le varie ottiche hanno messo a fuoco nei loro campi di indagine e di intervento. Ma per individuarle più precisamente dobbiamo ricordare che una Funzione per essere tale deve soddisfare ad alcuni criteri essenziali:

  • deve attenere a un funzionamento di fondo della persona e non a livelli di azione o di comportamento;
  • deve poter essere studiata nel suo andamento nel tempo;
  • deve essere connessa a una “polarità”;
  • deve poter mostrare chiaramente le sue possibili alterazioni.

Se guardiamo ai vari piani psicocorporei, alle varie Funzioni che li compongono, possiamo pensare di suddividerli in quattro grandi aree: il piano emotivo, quello posturale-muscolare, il fisiologico, il cognitivo-simbolico.

La necessità di considerare quattro grandi raggruppamenti deriva da una duplice motivazione: da una parte la chiarezza che si ottiene anche a livello di rappresentazione grafica; dall’altra l’osservazione che i processi Funzionali quando tendono a scindersi (perdendo l’integrazione originaria per disturbi e patologie) lo fanno più facilmente proprio secondo questi quattro raggruppamenti. Ciascuna area del Se’ può essere nel suo insieme alterata. Espressioni del tipo: “E’ un soggetto con il piano emotivo atrofizzato”, “Quella persona ha un livello fisiologico alterato”, “Si tratta di un individuo ipercognitivo”, hanno un loro senso compiuto.

La prima di queste aree Funzionali dell’organismo umano, il piano EMOTIVO, rappresenta la particolare coloritura con cui la persona, sin dall’inizio della vita, percepisce il mondo; che dunque non è né neutro né piattamente equivalente. Le emozioni ci fanno scegliere, ci fanno preferire, ci fanno avvicinare o allontanare da persone ma anche da oggetti. Oggetti, eventi, persone, sono associati sempre a particolari stati emotivi.

All’interno della sfera delle emozioni possiamo distinguere:

  • gli stati d’animo positivi, che fanno andare verso a persone o oggetti, che spingono a legarsi affettivamente, che danno un impulso consistente alla vita: amore, tenerezza, gioia, allegria, serenità, fiducia, speranza, umorismo, la socievolezza e le buone maniere nei confronti degli altri;
  • gli stati d’animo negativi, che permettono di contrapporsi e difendersi dagli attacchi (rabbia, odio), di allontanarsi da ciò che non piace (oppressione), di sfuggire situazioni pericolose (paura);
  • i sentimenti nei propri confronti, che ci mettono in grado di differenziarsi dagli altri (autonomia), di elaborare con tenerezza verso se stessi la perdita di cose e persone amate (tristezza); che contribuiscono alla relazione con se stessi, al modo in cui ci si percepisce: il senso di se’, l’autostima, la sicurezza o l’insicurezza, la baldanza, lo scoraggiamento;
  • l’umore di base, l’atmosfera generale del proprio mondo affettivo, lo stato profondo più indifferenziato delle emozioni: il benessere o il malessere, il buonumore e il malumore, la tranquillità’, l’agitazione, la positività o la negatività.

Le emozioni possono essere apertamente espresse all’esterno, oppure rimanere compresse e trattenute all’interno. A volte possono prendere tanto spazio nella vita delle persone da divenire pervasive.

Il piano FISIOLOGICO racchiude numerosi sottopiani poichè è costituito da tutti i sistemi ed apparati interni all’organismo. Si tratta dei sistemi che ne assicurano il funzionamento a tutti i livelli:

  • il sistema respiratorio, che (anche in connessione con la mobilità del diaframma) rappresenta uno dei più importanti regolatori dell’organismo e di molti altri suoi sottosistemi fisiologici;
  • il sistema cardiocircolatorio,
  • il sistema digestivo, con le sue problematiche sull’alimentazione;
  • il sistema nervoso centrale e le varie strutture e organizzazioni neurobiologiche di cui e’ composto;
  • il quadro neuroendocrino, con i suoi mediatori chimici e i neurotrasmettitori, fondamentali nelle trasmissioni di informazioni in tutto l’organismo;
  • il neurovegetativo, con le sue possibilità di attivazione del vago (sistema della calma e del benessere) e del simpatico (sistema dell’allarme, della vigilanza, dell’azione immediata);
  • l’apparato immunitario, del quale oggi sono sempre più chiare le connessioni con le relazioni affettive, le emozioni e gli stati di stress;
  • il sistema delle percezioni e delle sensazioni, che rappresenta tutto l’importante mondo delle informazioni che giungono sia dall’esterno che dall’interno, compreso il livello delle soglie di dolore, fondamentale campanello d’allarme;
  • il tono muscolare di base, con i suoi stati di ipertensione o ipotensione, i quali dovrebbero normalmente essere collegati agli sforzi da sostenere indipendentemente dall’ampiezza e dal tipo di movimento che si compie;
  • la termoregolazione, spesso completamente incongruente in pazienti psichici di una certa gravità;
  • i processi di eccitazione, che contribuiscono all’attenzione, alla capacità di azione e di movimento, in specie quelle legate al piacere di ogni tipo;
  • i processi di infiammazione, che possono essere di tipo acuto o cronico, e che comprendono stati di dolore e di dolenzia.

Oggi è accertata l’interconnessione di tutti questi sistemi tra di loro e con il mondo delle relazioni esterne; quest’ultima direzionata sia dall’ambiente verso l’individuo, sia dall’individuo verso l’ambiente circostante attraverso il suo modo di porsi e di agire. Recenti ricerche hanno coinvolto anche i sistemi neuroendocrini e neurobiologici in questa interconnessione.

Carenze nel rapporto con la madre hanno effetti neuroendocrini significativi che si manifestano anche a distanza, anche quando si è adulti; ad esempio, nelle reazioni ad eventi stressanti (Weiss 1993).

I circuiti cerebrali si sviluppano con modalità che dipendono dal fatto se sono altamente attivati o meno. Le esperienze possono consolidare connessioni neuronali esistenti, indurre nuove sinapsi,

evitare che sinapsi e neuroni non utilizzati vengano eliminati e “potati”; possono influenzare persino la guaina dei neuroni aumentando la velocità di conduzione dei segnali elettrici (Siegel 1999).

Il piano POSTURALE-MUSCOLARE è un’area più tradizionalmente studiata, specialmente nell’ambito della Comunicazione Non Verbale, e dalla psicoterapia a mediazione Corporea: è in genere conosciuta come sede del linguaggio del corpo, con i suoi vari sottopiani:

  • le posture, che assumono una importanza centrale nella comunicazione con se stessi e con gli altri;
  • i movimenti e i gesti, che possono essere voluti e direzionati, oppure inconsapevoli e incontrollati; e che possono inoltre assumere modalità caratteristiche per ciascun individuo: grossi o sottili, lenti o veloci, forti o deboli, ampi o limitati, esplosivi o trattenuti;
  • la forza, come capacità di intervenire direttamente sul mondo circostante attraverso la capacità muscolare: una forza espressa o trattenuta, una forza a muovere o a resistere;
  • la struttura e la forma che il corpo è andato man mano acquisendo nel tempo, con equilibri o squilibri tra alto e basso, tra destra e sinistra, tra grasso e magro.

Il piano COGNITIVO-SIMBOLICO comprende una serie di processi Funzionali più conosciuti nell’ambito dei modelli teorici tradizionali, psicologici, psichiatrici, neurobiologici; processi che comunque non devono essere considerati “psichici” o “mentali”, ma come sempre unitariamente psicocorporei visto che coinvolgono sempre tutta la persona anche a livello corporeo, e da guardare quindi in relazione alle loro finalità specifiche più che alla presunta presenza o assenza di “materialità'”.

Distinguiamo:

  • i ricordi, che possono riguardare il passato vicino o lontano, con coloriture prevalentemente negative o positive;
  • la consapevolezza, il grado in cui la persona conosce se stessa e i suoi funzionamenti
  • la razionalità, cioè la capacità di valutare con logica gli elementi di un problema e della realtà, soppesarli, confrontarli;
  • il controllo, che rappresenta la capacità di seguire ciò che accade intorno e dentro di se’;
  • le fantasie, cioè i pensieri che irrompono all’interno della coscienza senza essere volutamente richiamati dal soggetto, il più delle volte con connotazioni negative e disturbanti;
  • i processi immaginativi, che l’individuo può organizzare e indirizzare verso un progetto (per prevedere l’esito delle sue azioni e delle sue parole, aggiustandole e modificandole sino a trovare quelle più adatte allo scopo che ci si è prefissi);
  • la struttura del tempo, che ci pone vicino o lontano esperienze del passato e mete del futuro;
  • il simbolico, inteso come insieme di valori profondi e di attributi che ciascuno assegna agli eventi umani e sociali più significativi, quali la nascita, la vita, il maschile e il femminile, l’infanzia, la maturità, la vecchiaia, il lavoro, il gioco, la sessualità, e così via.

Questo insieme di valori si esprime non solo nei sogni ma continuamente, impregnando le maniere di sentire della persona, rappresentato simbolicamente da determinati oggetti o condizioni di vita.

Il quadro complessivo delle Funzioni fino ad oggi individuate è riportato nella figura sottostante.

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