Erik Erikson

Psicologo e psicoanalista tedesco – statunitense (Francoforte 1902 – Harwich 1994).

Lo sviluppo dell’identità personale

Erikson si è occupato dello sviluppo della persona e della sua identità.

Pur se di estrazione psicoanalitica, egli concentra la propria attenzione sull’interazione tra individuo-ambiente tanto che definisce gli stadi di sviluppo stadi psico-sociali.

Scopo fondamentale dell’uomo è la ricerca di un una propria identità, che pur variando nel tempo, è caratterizzata dall’esigenza di una coerenza dell’Io tale da permettergli un rapporto valido e creativo con l’ambiente sociale.

Gli aspetti fondamentali del pensiero di Erikson si possono riassumere in tre punti:

  1. Il ciclo vitale dell’individuo è caratterizzato da una serie di tappe evolutive (stadi) che com-prendono una coppia antinomica: una conquista ed un fallimento. Questa situazione è de-finita “qualità dell’Io”.
  2. Questi stadi non sono, come Freud, definiti da specifici momenti biologici, bensì da particolari modalità sociali.
  3. Ogni tappa deve portare al rinforzo della specifica qualità positiva dell’Io: solo in questo modo il soggetto può accedere validamente allo stadio successivo.

Erikson concettualizza il ciclo di vita come una serie dei periodi critici dello sviluppo che implicano un conflitto da affrontare e risolvere prima di procedere in avanti. Le polarità di ogni stadio prevedono una crisi, un punto di passaggio cruciale, attraversando il quale lo sviluppo evolve per il meglio o per il peggio nell’orientamento della persona verso il contesto storico–sociale. Gli stadi che vengono proposti da Erikson sono otto e comprendono il periodo compreso dalla nascita alla vecchiaia:

I stadio: Fiducia – sfiducia (da 0-1 anno)

La necessità del bambino, in questa fase, di essere accudito e nutrito che ha una natura fondamentalmente fisiologica, diventa una premessa importante per la nascita della fiducia di base in esso; fiducia basata sull’esperienza e sulla prevedibilità del mondo, l’essere soddisfatto nei suoi bisogni primari, infatti, lo rassicura e quindi fa nascere in lui un sentimento di fiducia nei confronti del mondo e di fiducia di poter influenzare gli eventi.

II stadio: Autonomia. Dubbio – vergogna (2-3 anni)

In questa fase, il bambino incomincia a distinguersi dalla madre, non vedendola più come una cosa unica legata a lui, si incomincia così a sviluppare il principio della differenziazione cioè il bambino inizia a differenziare il sé dal non sé. Si sviluppano capacità come la deambulazione, la verbalizzazione, il controllo degli sfinteri. Nasce il senso di autonomia, il bambino acquisisce il coraggio di abbandonare la base sicura che è rappresentata dalla madre per iniziare a esplorare l’ambiente; invece, se il bambino si sente frustrato o deriso, cominciano ad insorgere dei sentimenti come la vergogna e il dubbio

III stadio: Iniziativa – Senso di colpa (dai 4 anni ai 5 anni )

Lo spirito di iniziativa è legato da una parte alla raggiunta autonomia, dall’altra alla capacità di pianificare e conquistare il mondo.

Questo periodo è contraddistinto da azioni spesso vigorose o violente che possono essere vissute dai genitori, come aggressive e lesive. Il pericolo maggiore, in questo stadio, è l’insorgere del senso di colpa. Erikson ritiene questo stadio di estrema importanza; e, infatti, il periodo in cui comincia a formarsi anche il senso della moralità e del dovere, inoltre, se questa fase non viene risolta nel senso di aumentare ed indirizzare lo spirito d’iniziativa, i residui di tale conflitto possono esprimersi patologicamente nell’adulto come negazione isterica oppure sfociare sotto forma di malattia psicosomatica.

IV stadio: Industriosità. Senso d’inferiorità (6-12 anni)

Inizio della scolarità e necessità di ottenere l’approvazione da parte di estranei. Inizia, in questo stadio, ad imparare a leggere, a scrivere, inizia anche la competitività; se queste iniziative vengono in qualche modo bloccate, possiamo notare l’insorgere nel bambino del senso di inferiorità.

V stadio: Identità – Confusione di ruoli (13-18 anni)

È il periodo della pubertà e dell’adolescenza.

In questo stadio Erikson definisce la differenza tra infanzia e adolescenza: la formazione dell’identità è un processo adolescenziale ben diverso dai processi di introiezione e di identificazione che avvengono nell’età infantile.

È soltanto quando il soggetto è in grado di selezionare alcune fra le sue identificazioni infantili scartandone altre, in accordo con i propri interessi, talenti e valori che egli giunge a formare la propria identità. Ma se il bisogno di trovare una propria identità, diventa ricerca esasperata di molteplici modelli in cui identificarsi, spesso discordanti, l’adolescente rischia di cadere in una cosiddetta “confusione di ruoli” che consiste nel passare da un’identificazione ad un’altra, provando ruoli sociali diversi in una sorta “di turismo psicologico dell’Io” pago di se stesso, o generatore di ansie profonde, senza mai riuscire a costruire una sintesi originale del materiale disponibile. In altre parole, la formazione dell’identità per l’adolescente non consiste soltanto nell’incorporare un Io sicuro, evoluto come individuo autonomo, capace di iniziare e completare compiti soddisfacenti modellati da altri significativi, ma richiede anche che il soggetto trascenda tali identificazioni per produrre un Io sensibile ai propri bisogni e talenti, che lo renda capace di occupare un proprio spazio nel contesto sociale circostante. Un errato sviluppo dell’identità, in questa fase, può degenerare nei casi più gravi in forme di psicosi o di gravi psicopatie.

VI stadio: Intimità – Isolamento (19-25 anni)

Raggiunta l’identità, il giovane desidera confrontarla con altre persone. Inizia il desiderio di inti- mità affettiva, di condivisione dell’esperienze. Se, invece, il processo di identità non è stato completato si sviluppa la tendenza all’isolamento.

VII stadio: Generatività – Stagnazione (26-40 anni)

È l’età matura l’individuo ormai adulto sente la necessità di generare, di creare, sia nel lavoro, sia nella famiglia. La generatività possiamo dire, quindi, che non riguarda solo il desiderio di mettere al mondo dei figli e di allevarli, ma di creare qualcosa di utile con il proprio lavoro, di insegnare agli altri la propria esperienza, questo include, quindi, i concetti sia di produttività che di creatività e costituisce un momento fondamentale sia sul piano individuale che sociale. L’individuo che non riesce in questo intento si sente vuoto e svuotato, incomincia a porsi domande del tipo “cosa ho fatto della mia vita“? e la sua esistenza diventa una lunga attesa della vecchiaia e della morte.

VIII stadio: Integrità dell’Io. Disperazione (da 41 anni in poi)

Questa fase corrisponde alla vecchiaia, comporta come dilemma fondamentale la conservazione del senso della propria completezza. Il ciclo della vita ormai compiuto. Se il sentimento di integrità e completezza è stato raggiunto dalla persona anziana, esso darà una soluzione soddisfacente alla paura della morte.

Identità in adolescenza

Il processo di costruzione dell’identità, come esprime Erikson, è un processo che dura durante tutto l’arco della vita, che viene affrontato attraversando diverse fasi di sviluppo e superando specifici compiti evolutivi. Nella letteratura riguardante la psicologia dell’identità vi è una gene- rale convergenza sulla particolare importanza che il periodo dell’adolescenza ha nella costruzione di una identità stabile e positiva. In particolare, Lewin asseriva come: adolescenza implica una transizione sociale da una regione dello spazio di vita ad un’altra che implica un cambiamento nello spazio di libero movimento, un importante sviluppo corporeo e l’emergere di una realistica prospettiva temporale.In adolescenza esistono specifici fattori che possono però ostacolare lo sviluppo dell’identità, in particolar modo l’ansia è uno dei fattori che può portare ad una minor quota di impegno nei compiti adolescenziali e a riconsiderare l’importanza di quello che stanno svolgendo.

Un compito di primaria importanza in adolescenza è l’impegno scolastico, infatti in questi anni le richieste della scuola e la selezione diventano sempre più importanti, in adolescenza la scuola costituisce un ambito evolutivo di estrema rilevanza. Gli stessi adolescenti riconoscono che l’espe- rienza scolastica rappresenta un aspetto centrale della propria identità (Bosma, 1985). A livello applicativo è importante notare come, nel caso in cui un soggetto percepisca una minaccia al proprio senso di identità ad esempio feedback negativi, fallimenti che può incidere sul benessere sia emotivo che fisico egli può attuare strategie di reazione. In particolare, per gli adolescenti vengono elencate diverse strategie possibili, alcune funzionali e altre disfunzionali

Strategia del controllo

Padroneggiare attivamente la situazione difficile, stabilendo degli obiettivi, coordinando le attività evitando di lasciarsi prendere dal panico.


Strategia del sostegno sociale

Chiedere aiuto sia a persone competenti per ricevere consigli, sia a persone vicine per condividere con loro le proprie esperienze strategia del rifiuto: fare finta che il problema non esista

Strategia del ritiro

Cercare di non pensare al problema, evitare il problema per non affrontarlo. In conclusione, tali conoscenze possono essere usate entro un contesto di intervento scolastico al fine di sostenere i soggetti nello sviluppo di una maggiore consapevolezza rispetto al proprio concetto di Sé alla propria autostima e agli effetti che questi hanno sulla propria vita e le reazioni che il l’adolescente adotta di fronte ad un intervento percepito come minaccioso. Tutto questo è funzionale quindi per lavorare sulle potenziali personali dei soggetti e sul loro benessere.

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