Noam Chomsky

Teoria generativista del linguaggio.

Linguista, filosofo, scienziato cognitivista statutitense (East Oak Lane 1928 – vivente).

Noam Chomsky è stato il fondatore e caposcuola della teoria generativista. In questa lettura egli osserva che una frase può essere interpretata per come essa è strutturata grammaticamente (componente sintattica) o per come essa esprime un pensiero (componente semantica). La prima è la struttura superficiale, la seconda è invece la struttura profonda.

Il grande obiettivo filosofico che Noam Chomski si pone, a partire dall’opera Le strutture della sintassi (1957), è quello di impiegare gli strumenti della logica per costruire una teoria generale della struttura linguistica, concepita non già come mero repertorio di dati fissi (come avviene nella linguistica strutturalista), bensì come dispositivo o insieme di regole che presiedono alla produzione e ripetizione indefinita di frasi all’interno di una lingua.

Infatti, un bambino non si limita a riprodurre frasi che ha già ascoltato in precedenza, ma arriva a decidere autonomamente della correttezza grammaticale anche di frasi che non ha mai sentito, ovvero a capirle, ed è in grado di costruire nuove frasi. La teoria del meccanismo stimolo/ri- sposta – di cui si avvale il comportamentismo – può spiegare solamente la capacità di riprodurre frasi già sentite, non però quella di produrre frasi nuove. Questa capacità – da Chomski detta “competenza” – si specifica in una lingua particolare, ma è universale e si fonda su una gramma- tica universale che esclude come umanamente impossibili certe grammatiche, proprio come in ambito fonologico sono escluse (poiché impossibili) determinate combinazioni di suoni. La competenza è data, più che dalla performance (cioè l’esecuzione) ossia dalla produzione di frasi nella propria lingua, dall’avere a disposizione certi princìpi, ossia un insieme di strutture e processi mentali che rendono possibile tale produzione. Un bambino non è capace di dire quali siano tali princìpi, ossia le regole del linguaggio che egli ha imparato ad usare: secondo Chomski, ciò vuol dire che la competenza linguistica si fonda sul possesso di una conoscenza implicita innata delle regole della grammatica universale, in base alle quali si è in grado di distinguere tra ciò che è grammaticalmente corretto e ciò che non lo è. In Linguistica cartesiana (1966), Chomski ravvisa un’antecedente di questa tesi nell’innatismo di Cartesio, ma rigetta radicalmente il dualismo su cui poggiava enigmaticamente la filosofia cartesiana, poiché Chomski è convinto che le idee innate consistano in una specie di programmazione del cervello a usare certe regole in modo da generare enunciati. Allora la teoria del linguaggio si assume il compito di portare alla luce

la grammatica generativa, ovvero l’insieme dei princìpi e dei procedimenti coi quali, nelle svariate lingue, si costruiscono indefinitivamente le frasi. E a partire dallo scritto sugli Aspetti della teoria della sintassi (1965), Chomski distingue tra una struttura superficiale della lingua, la quale risiede nella rappresentazione del segnale fisico che noi diciamo o udiamo (ad esempio, “vieni”), e una struttura profonda, la quale produce la prima attraverso una serie di trasformazioni (combinazioni, cancellazioni, informazioni fonologiche che determinano la pronuncia, ecc). La struttura profonda può contenere elementi assenti in quella superficiale: ad esempio, in essa l’espressione “vieni” contiene anche l’elemento “tu”, che può essere assente da quella superficiale. In Riflessioni sul linguaggio (1976), Chomski ha tuttavia abbandonato questa terminologia, giacché essa può generare l’equivoco che “profondo” equivalga a qualcosa di metafisico, inaccessibile all’indagine, e “superficiale” a qualcosa di poco conto, irrilevante. In realtà, il caso della fonologia (riguardante una struttura di superficie, in quanto studia le combinazioni dei suoni) mette in luce come una tale struttura, sebbene sia “superficiale”, abbia un carattere di universalità, né più né meno della sintassi, la quale studia le regole di produzione delle frasi.

Il linguaggio è generato dalla grammatica
Dopo aver affermato che la funzione della memoria non è cosí determinante come si crede, Chomsky mette in evidenza l’importanza fondamentale della “competenza linguistica”, che si acquisisce dalla nascita. Essa consiste in “un insieme di regole che possiamo chiamare la grande matematica del linguaggio”. Comprendere frasi mai prima udite è possibile perché la gramma- tica possiede una componente sintattica, una morfologica e anche una semantica.

“Sulla base di un’esperienza limitata ai dati del discorso, ogni uomo normale ha sviluppato per se stesso una perfetta competenza nel suo linguaggio nativo. Questa competenza può essere rappresentata, in misura fino ad ora indeterminata, come un sistema di regole che possiamo chiamare la grammatica del suo linguaggio. Ad ogni espressione foneticamente possibile, la grammatica assegna una certa descrizione strutturale che specifica gli elementi linguistici di cui è costituita e le loro relazioni strutturali (oppure, in caso di ambiguità, piú descrizioni strutturali simili). Per alcune espressioni, la descrizione strutturale indicherà, in particolare, che sono frasi perfettamente costruite. Questa descrizione possiamo chiamarla il linguaggio generato dalla grammatica. Ad altre, la grammatica assegnerà descrizioni strutturali che indichino la maniera della loro deviazione dalla costruzione perfetta. Dove la deviazione è sufficientemente limitata, spesso può essere imposta un’interpretazione in virtú di relazioni formali con frasi del linguaggio generato. La grammatica, allora, è un mezzo che (in particolare) specifica l’infinita disposizione di frasi ben costruite e assegna a ciascuna di queste una o piú descrizioni strutturali. Forse dovremmo chiamare un tale mezzo grammatica generativa per distinguerla da esposizioni descrittive che presentano soltanto l’inventario degli elementi che appaiono nelle descrizioni strutturali, e le loro varianti contestuali. […] La grammatica generativa di un linguaggio dovrebbe, idealmente, contenere una componente sintattica centrale e due componenti interpretative, una componente fonologica e una componente semantica. La componente sintattica genera se- quenze di minimi elementi funzionanti sintatticamente (seguendo Bolinger li chiameremo ele- menti formativi) e specifica le categorie, le funzioni e le interrelazioni strutturali degli elementi formativi e dei sistemi di elementi formativi. La componente fonologica converte in una rappresentazione fonetica una sequenza di elementi formativi di una specifica struttura sintattica. La componente semantica, corrispondentemente, assegna un’interpretazione semantica ad una struttura astratta generata dalla componente sintattica. Cosí ciascuna delle due componenti interpretative conduce una struttura generata sintatticamente ad un’interpretazione “concreta”, nel primo caso fonetica, nel secondo semantica […]. La grammatica nella sua totalità può cosí essere considerata, in conclusione, come un mezzo per accoppiare segnali rappresentati foneticamente con interpretazioni semantiche, attraverso la mediazione di un sistema di strutture astratte generate dalla componente sintattica. Cosí la componente sintattica deve procurare ad ogni frase (di fatto, a ogni interpretazione di ogni frase) una struttura profonda interpretabile semanticamente e una struttura superficiale interpretabile foneticamente, e, nel caso che queste siano distinte, l’affermazione della relazione tra queste due strutture”. [Current Issues in Linguistic Theory].

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