Alain Goussot

La pedagogica speciale.

Pedagogista belga (Charleroi 1955 – Pescara 2016).

Nel suo libro Pedagogie dell’uguaglianza Alain Goussot riprende le esperienze di alcuni grandi educatori: Freinet, Vygostskij, Milani, Freire.

Secondo Goussot, i riferimenti alle fonti della storia dell’educazione e delle pedagogie attive sono importanti per far capire quali sono i fondamenti epistemologici e anche teorici sui quali si fon- dano le pratiche educative di ieri e di oggi.

Nell pensiero pedagogico di Pestalozzi, Montessori, Decroly, Freinet, donMilani, Freire, si trovano molte nelle loro esperienze e possono aiutarci a ridare senso attualmente al lavoro educativo, ma anche dignità.

Vygotskij affermava che il linguaggio, come agente mediatore e organizzatore dell’universo mentale, struttura il pensiero: questo è vero per il pensiero pedagogico.
Questi psico-psico-pedagogisti consentono di liberare il mondo della scuola e dell’educazione da parte del paradigma medico e clinico-terapeutico.

Per Goussot, l problema oggi è la marginalizzazione della pedagogia che significa azione e pen- siero insieme, rispetto alla clinica e alla tecnica didattica.

La didattica viva, intesa come processo vivo e complesso (quello che Jean Houssaye chiama il “triangolo pedagogico”: docente-oggetto del sapere disciplinare-alunno), viene sostituita dal didatticismo (distinzione usata nei primi del Novecento dal pedagogo Giuseppe Lombardo Radice), cioè da procedure che diventano finalità in sé e per sé.

La riflessione deve ricondurre ogni azione educativa e di ogni processo di insegnamento/apprendimento alle teorie e alle visioni dei rapporti umani.

Imparare ad imparare, imparare a pensare la propria prassi educativa è la parte più viva ed attuale di queste esperienze che mettono al centro la relazione e la persona.

La concezione del gruppo classe come laboratorio e non uditorio, lo spazio classe come spazio comunicativo dove si collabora e si coopera nella costruzione dei saperi e l’acquisizione delle conoscenze, l’autonomia come base della libertà di se stessi e dell’altro, quindi l’apprendimento reciproco del senso di responsabilità. La scuola come comunità che educa alla democrazia, al pluralismo, alla convivialità e al dialogo costante.

L’idea forte di Goussot è che tutti apprendono in quello spazio e che ognuno porta il proprio con- tributo (ognuno a seconda delle proprie capacità, dei propri bisogni e delle proprie caratteristiche): l’apprendimento del sentimento di eguaglianza che vuol dire riconoscere che l’altro è “un altro Io diverso da me”. Sente come me le medesime emozioni, ma lo fa a modo suo, e in quanto tale è diverso da me: imparare che siamo insieme simili e diversi, far sì che ognuno possa esprimere tutto il proprio potenziale intellettivo, affettivo-relazionale e neuromotorio, dimensioni correlate e integrate tra di loro nello sviluppo integrale della persona umana. Ecco, rifornirsi alle fonti chiare dei fondamenti delle pedagogie attive vuol dire recuperare il senso e il significato profondamente umano del proprio lavoro di operatore dell’educazione. Vuol dire anche che il docente assumersi le proprie responsabilità educative come adulti nei confronti dei giovani e delle future generazioni.

L’inclusione è adattamento reciproco ambiente-soggetto disabile, di un processo di autonomia emancipatrice dove l’ambiente cambia per accogliere e rispettare effettivamente le differenze e Goussot utilizza il termine di disabilità complesse (soggetti con diversi deficit di tipo sensoriale, motorio e mentale) che sostituisce la parola “grave”, con il sottinteso in questo ultimo caso che si può fare poco.

Il lavoro di gruppo, per gruppi liberi, tematici, di scopo, l’aiuto reciproco tra pari, le conferenze e le ricerche attive degli alunni, l’organizzazione democratica della classe, dove si discutono anche le questioni del suo funzionamento, della valutazione condivisa dei percorsi, sono tutte azioni pedagogiche che producono dei processi co-educativi.

È fondamentale lavorare sulla relazione, il fare insieme e sul come articolare percorso individualizzato e attività di gruppo

Goussot fa riferimento:

  • alla pedagogia di Célestin Freinet (“Il metodo naturale”), che chiedeva agli alunni di presentare dei lavori ai loro compagni, ognuno sceglie quello che vuol fare, se lo vuol fare da solo o con gli altri, oppure la strutturazione di schede auto correttive, per monitorare in modo autonomo dal maestro il proprio percorso di studio e il livello di acquisizione di conoscenze;
  • alle lezioni di vita di Ovide Decroly con i suoi alunni “irregolari” (disabili intellettivi e sordi); passeggiate nei campi e nei boschi, nelle botteghe artigiane con lo scopo di sviluppare le tre facoltà più importanti del processo di apprendimento: osservazione, associazione e espressione. Poi individualmente (piccole conferenze) o per gruppi, venivano presentati i lavori realizzati. Ognuno si sente valorizzato e complementare agli altri.

La mediazione del fare insieme, dell’autogestire insieme le proprie attività, di fare scelte autonome e di sentirsi responsabilizzato rappresenta un approccio formativo integrale per la personalità di ognuno e dove nessuno si sente escluso.

Il ruolo dell’insegnante diviene quindi principalmente quello del facilitatore della comunicazione e della relazione, poiché la socialità è al centro del processo educativo.

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