Joy Paul Guilford

La creatività.

Psicologo statunitense (Nebraska 1897 – California 1987).

Guilford, ritiene che il pensiero divergente sia la capacità di produrre una gamma di possibili soluzioni per un dato problema, in particolare per un problema che non preveda un ‘unica risposta corretta.

È facile rendersi conto che una simile capacità ha probabilmente un ruolo nell’atto creativo, poichè l’artista ha spesso bisogno di esplorare una serie di possibili modi di dipingere un quadro, di portare a termine un romanzo o di scrivere una poesia prima di decidersi alla fine per quello che sembra essere il migliore. Ovviamente ci aspettiamo che un atto creativo riporti anche l’impronta dell’originalità, ma anche in questo caso il pensiero divergente avrà un suo ruolo, poiché più ampia sarà la gamma di possibilità che siamo in grado di produrre, più alta sarà la probabilità che una di esse dia prova di originalità.

Creatività e intelligenza

Guilford si riferisce anche a ciò che lui chiama pensiero convergente.

Nel pensiero convergente si dice che gli individui convergono, invece che discostarsene, sull’unica risposta accettabile a un problema e producono efficacemente la soluzione Talvolta si afferma che i test di intelligenza si concentrano solamente sul pensiero convergente, dato che a ogni item corrisponde un’unica risposta corretta accettabile, e che il pensiero divergente può essere veramente dimostrato solo con test cosiddetti a finale aperto. Questo è probabilmente vero ed è sempre un esercizio interessante chiedere ai bambini di guardare alcuni item di un test di intelligenza (in particolare quelli del tipo “Metti in evidenza l’elemento estraneo”) e vedere se per ognuno riescono a trovare spiegazioni a più di una soluzione accettabile. Nel farlo chiediamo loro di pensare in modo divergente piuttosto che convergente e i risultati potrebbero essere in un certo senso sorprendenti per chi costruisce test di intelligenza.

Il pensiero convergente si adatta meglio a un problema particolare e inizialmente dovremmo quindi considerare il pensiero divergente come complementare a quello convergente, invece di istituire fra i due tipi di pensiero una sorta di competizione.

Ciò che Guilford e altri intendono dimostrare è che, dando rilievo al pensiero convergente, siamo stati inclini a trascurare completamente il pensiero divergente e di conseguenza non viene fatto abbastanza per l’insegnamento e lo sviluppo della creatività nelle scuole.

La creatività e la scuola

Un allievo di Guilford, Hudson, ha rilevato che in prima media coloro che hanno un alto grado di divergenza tendono a specializzarsi nelle arti e quelli con un alto grado di convergenza nelle materie scientifiche. Ciò può essere dovuto principalmente all’incoraggiamento e alle opportunità piuttosto che a qualcosa di insito in una delle due discipline scolastiche in questione o negli alunni stessi. Pare che, almeno in certe scuole, agli studenti di materie scientifiche sia permesso agire meno spesso in modo divergente rispetto agli studenti di arte, perché le discipline che essi studiano sono ritenute essere meno soggettive (forse meno «d’ispirazione») di quelle seguite nei licei artistici e nelle accademie delle belle arti.

Quando agli studenti di scienze vengono forniti esempi di ciò che si intende con pensiero divergente, i loro punteggi nei test sul pensiero divergente mostrano un miglioramento immediato. Presumendo che tali test siano una buona misura della creatività, questo indicherebbe che gli studenti di materie scientifiche non mancano di capacità creativa ma semplicemente che necessitano dell’incentivo per estrinsecarla.

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