Max Wertheimer

Psicologo ceco (Praga1880 – New York 1943).

Gestalt

Fu uno dei maggiori esponenti della psicologia gestaltistica.

Con i suoi primi studi, Wertheimer gettò le basi per l’introduzione del concetto di Gestalt come supporto teorico per le sue “scoperte” sperimentali. Questa teoria afferma la supremazia della struttura globale sulle parti componenti il tutto, è più della somma delle sue singole parti.

Tra il 1910 e il 1912 Wertheimer pubblicò 2 articoli antropologici che possono definirsi i veri e propri atti di nascita della teoria gestaltista.

Nel primo studio, l’autore analizzò la produzione musicale di tribù antiche; mentre è nella seconda pubblicazione relativa le abilità numeriche dei popoli antichi, che si ritrovano le idee principali della Gestalt.
In quest’ultimo articolo Wertheimer descriveva la percezione del movimento fenomenico o stroboscopico dato da un reale stimolo fisico luminoso in movimento nello spazio. Ad esempio, due luci posti in due diversi punti dello spazio che si illuminano in modo alternato ad una certa frequenza temporale producono l’impressione di uno stimolo luminoso che si muove dal punto A al punto B (come si può sperimentare guardando l’esempio delle luci di Natale); perciò la percezione non corrisponde direttamente alla realtà fisica. Secondo l’autore perciò la percezione finale non è data dalla somma dei singoli elementi sensoriali ma è qualcosa di diverso e di più rispetto ad essi; è una Gestalt, appunto. Questo movimento realizzato mediante uno stroboscopio era già noto agli psicologi e ai bambini ma fu Wertheimer a intuirne il significato ai fini di una teoria. Questo fenomeno metteva in discussione la teoria strutturalista che doveva ammettere che non poteva darsi movimento senza uno spostamento corrispondente nella retina, infatti, nel movi- mento stroboscopico gli elementi sono statici e pure viene percepito un movimento.

Le leggi di organizzazione delle forme percettive

Nel 1923 Wertheimer enunciò i fattori che presiedono l’organizzazione delle forme percettive: le parti di un campo percettivo tendono a costituire delle gestalt che sono tanto più coerenti, solide, unite quanto più gli elementi sono: vicini (legge della vicinanza), simili (legge della somiglianza), tendono a formare linee chiuse (legge della chiusura), sono disposti lungo la stessa linea (legge della continuazione), si muovono concordemente (legge del destino o moto comune).

A queste cinque leggi Wertheimer ne aggiunse altre due: la legge della pregnanza e la legge dell’esperienza passata. Per la legge della pregnanza o bontà di una forma i gestaltisti intendevano

una serie di caratteristiche che rendevano questa forma armonica, simmetrica, semplice. Ad esempio, un cerchio è più pregnante di uno ovale, e un triangolo equilatero è più pregnante di uno isoscele. La legge della pregnanza afferma che le parti di un campo percettivo tendono a costituire delle Gestalt più pregnanti. Questa legge è stata successivamente ampliata alla memoria e in particolare alle modificazioni che subisce la traccia mnestica che tende con l’andar del tempo a farsi sempre più regolare e a cancellare eventuali disarmonie.

Per quanto riguarda la legge dell’esperienza passata, i gestaltisti ammettevano che l’esperienza fosse in grado di influenzare i processi di base che portano alla strutturazione del campo fenomenico imponendo dei vincoli in grado di imporre certe organizzazioni a discapito di altre.

Isomorfismo

La teoria tradizionale della Gestalt affermava un isomorfismo tra mondo fenomenico ed eventi cerebrali che però non si traduceva in un parallelismo tra mentale e fisico. Il punto chiave e che il mondo fenomenico non è il mondo della vita mentale ma ciò che alla vita mentale appare. La vita mentale, invece, corrisponde allo svolgersi di processi fisiologici, ed è a queste entità che la psicologia della Gestalt e ha dato il nome di isomorfismo.

Esistono due concezioni diverse di isomorfismo una enunciata da Kohler che è la più popolare e l’altra enunciata da Wertheimer.

Secondo Kohler l’isomorfismo corrisponde a una identità strutturale tra eventi del campo feno- menico ed eventi del sistema nervoso centrale.

Per Wertheimer il mondo reale, al di là di quello fenomenico, non solo aveva una specifica esi- stenza ma anche una precisa logica interna, e le sue strutture potevano essere rappresentate matematicamente. Le attività cognitive del soggetto dovevano allora consistere nel cogliere questa presentazione, per questo, il mondo fenomenico doveva essere strutturalmente identico e isomorfo al mondo reale. ed è proprio qui che si osserva l’influenza esercitata da Spinoza.

Lo sforzo di Wertheimer è quindi quello di determinare i costrutti logico matematici applicabili al mondo fenomenico e le loro corrispondenze con il mondo degli stimoli e della realtà.

Il modello di campo

Questo modello fu approfondito da Kohler secondo il quale il sistema percettivo è un sistema fisico che tende verso uno stato di equilibrio. il sistema, inoltre, appare come un campo totale un insieme di forze interagenti in cui ogni oggetto che viene introdotto modifica l’equilibrio delle forze presenti e agisce su un altro oggetto che è presente nel campo.

Questi effetti oltre a verificarsi nel mondo inorganico della fisica si hanno anche in quello organico della fisiologia e della psicologia. Per questo motivo la teoria della forma è stesso chiamata teoria del campo poiché tra il mondo fenomenico studiato dalla psicologia e il mondo psicologico studiato dalla fisiologia esiste un isoformismo dato dalla identità di legge di strutturazione che regolano entrambi i mondi.

L’Insight

Oltre agli studi sulla percezione ci furono altre aree di ricerca costituite dal pensiero e della memoria. Kohler condusse una serie di esperimenti sulla intelligenza dei primati (scimmie antropoidi). Gli scimpanzé dovevano trovare una soluzione (unire due canne e salire su delle casse) per raggiungere uno scopo (una banana) Kohler osservò che gli animali compivano una serie di prove ed errori ma improvvisamente arrivavano alla soluzione attraverso un processo di pensiero denominato secondo il termine inglese insight (intuizione, visione). L’interpretazione fornita da Kohler si opponeva alla teoria della semplice associazione di esperienze precedenti. L’autore voleva mettere in evidenza che vi era stata una ristrutturazione di tutte le esperienze passate e delle condizioni presenti che andava al di là della loro semplice somma e che consentiva una nuova visione del problema. Per questo motivo, insisteva molto sul concetto di struttura di campo secondo cui gli elementi sparsi nel campo visivo dell’animale assumano grazie all’ insight un significato diverso organizzandosi gli uni con gli altri in una nuova totalità.

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