Robert Sternberg

Psicologo statunitense (New Jersey 1949 – Vivente).

Le Intelligenze multiple

La teoria delle tre intelligenze di Sternberg si colloca nell’ambito degli studi sulle intelligenze multiple che hanno in H. Gardner il principale e più conosciuto esponente.

Nel 1994 lo psicologo Robert J. Sternberg ipotizzò una propria teoria sul pensiero intelligente. Lo studioso descrisse tre tipologie fondamentali, intelligenza analitica, pratica e creativa.

  1. Il pensiero analitico comprende la capacità di analizzare, giudicare, valutare, di stabilire deiconfronti e dei contrasti e di esaminare.
  2. Il pensiero pratico comprende invece la capacità di usare strumenti, applicare e attuare pro-getti e piani.
  3. Il pensiero creativo si realizza nell’attitudine ad intuire, creare, scoprire, produrre, immagi-nare e supporre.

Questi tre tipi di pensiero, insieme, sono strumenti importanti per gli studenti, sia all’interno dell’aula che fuori di essa”. Scopo dell’autore è proporre agli insegnanti un nuovo approccio verso gli allievi. “Gli studenti – afferma lo psicologo – imparano meglio se pensano in modo efficace a ciò che studiano. Studiare e pensare non sono due entità distinte, indipendenti. Piuttosto, se gli studenti pensano a come imparare, imparano a pensare e imparano anche ciò che devono sapere con efficacia molto maggiore di quando cercano solamente di memorizzare”

Le differenze e le analogie tra le due teorie

La tesi delle intelligenze multiple di Howard Gardner consiglia di nel curriculum scolastico ambiti e competenze che generalmente non sono oggetto di considerazione (come ad esempio la musi- calità o la capacità di relazionarsi con gli altri).

La teoria delle tre intelligenze elaborata da Sternberg invita invece ad utilizzare le conoscenze di base per finalità creative, pratiche o analitiche.

Pur se apparentemente in contrasto, le due impostazioni sono tra loro compatibili ed integrabili. Entrambe hanno determinato un rivoluzionario cambiamento nella valutazione delle competenze, contribuendo al superamento dell’approccio psicometrico (fondato su criteri oggettivamente misurabili e definibili) e introducendo nella didattica elementi di integrazione e personalizzazione degli apprendimenti.

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