Ylia Prigogine

La complessità.

Chimico e fisico russo – belga (Mosca 1917- Bruxelles 2003).

Prigogine afferma una nuova logica scientifica, valida per le scienze esatte e per quelle del ramo umanistico. Alla base c’è una sfiducia sull’idea che la natura segua sempre la via più semplice. In realtà è vero il contrario: il funzionamento della macchina-natura è dovuto alla complessità dei processi a carattere irreversibile.

La fisica si è destreggiata tradizionalmente con un principio filosofico abbastanza semplice: quello che è, continua ad essere, finché non ci sono cause che portano ad una modificazione dello stato preesistente. Di qui l’importanza dei principi fisici di conservazione: conservazione della quantità di movimento, conservazione della massa, conservazione dell’energia, etc.

Più concretamente, nel nostro caso, si considera che un sistema tende a rimanere in equilibrio se non c’è nessun agente disequilibrante, e nel caso ci sia, il sistema perturbato poi evolverà di nuovo spontaneamente verso lo stato di equilibrio.

Nell’ambito fisico-chimico, Prigogine ha postulato che gli squilibri chimici non sfociano sempre nell’anarchia, ma a volte permettono l’apparizione spontanea di organizzazioni o strutture perfettamente ordinate, le strutture dissipative, e così, ha dimostrato che gli stati di non equilibrio possono sfociare tanto nel disordine come nell’ordine.

Prigogine perviene a questa soluzione esaminando il fenomeno della termodinamica noto come entropia. Nell’evoluzione storica dell’universo, infatti, c’è un evento eccezionale, perché smentisce il graduale passaggio dell’energia dall’ordine al disordine (l’entropia appunto). Questo evento sui generis, di gran lunga l’esempio più eclatante di energia ordinata nell’universo, fu il sorgere della vita sulla Terra e la conseguente esistenza delle varie forme di vita, caratterizzate – come altri processi irreversibili – dall’autoorganizzazione.

L’auto-organizzazione si avventa contro il presunto equilibrio dell’ordine naturale e quindi contro l’idea anacronistica e antiscientifica della semplicità dei fenomeni, alla quale va contrapposta la complessità, che è necessariamente assenza di equilibrio energetico (entropia) e disordine

fisico. Non si tratta tuttavia di una disgregazione sterile, fine a se stessa, ma di un non-equilibrio dal quale sorge continuamente un tipo differente di ordine. In tal modo la natura crea sistemi dissipativi quali gli esseri viventi. La loro caratteristica è influire sullo squilibrio dell’energia assorbendola e restituendola esternamente sotto forma di calore. Prigogine sviluppa in senso filosofico il concetto di complessità facendone il cardine di una rinno- vata razionalità, che vinca la sfida dell’essere-complesso integrando punti di vista finora inconci- liabili: cioè la cultura umanistica, quindi il mondo delle arti e delle scienze umane, con la cultura scientifica, la costellazione delle scienze esatte, fisico-naturali, e chimiche.

La nuova alleanza fra umanesimo e scienze della natura si presenta come un’autentica rivoluzione, una rottura epistemologica rispetto alla tradizione occidentale, che separava un po’ artificialmente le due culture, senza cogliere, insieme alle differenze, il nesso profondo che le collega. Entrambe, sia arti che scienze, studiano o creano sistemi complessi, operando nel segno della complessità.

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