No conflitto, no Party

Quando ho il bocco dello scrittore, quasi sempre è perché il conflitto della storia è più poverello di San Francesco.

Partiamo da una storia che funziona. Una ragazza decide di dare sepoltura al cadavere del fratello contro la volontà del re. Chi ha ragione? Tutti e due. Una tragedia… nello specifico «Antigone» di Sofocle.

Funziona per via del conflitto coi fiocchi. Ho aperto il conflitto e dentro ci ho trovato quattro punti, che uso per riparare le storie.

PUNTO NAMBER UÀN: il conflitto richiede un soggetto A, cioè un protagonista.

«Grazie al cavolo» stai pensando. Duro, ma giusto, ma cosa intendi tu con «protagonista»?

Per me qualunque cosa può essere un protagonista, purché:

  1. faccia delle scelte;
  2. ne paghi le conseguenze.

Se mancano, chi legge, o ascolta, non trova quella complicatissima umanità con cui ha a che fare ogni giorno. Nelle storie ci si aspetta di trovare il manuale d’uso di quella umanità, o almeno la rassicurazione di non essere l’unico a non averne capito le istruzioni di montaggio.

Conflitto e protagonista sono la stessa cosa: faccio scelte e ne pago le conseguenze. Questo movimento si chiama «narrazione».

Ogni volta che rafforzo il conflitto del protagonista, le storie ripartono.

E tu hai mai scritto una storia con un protagonista senza conflitto?