Cambiare per non morire

Basta avere un protagonista e un antagonista sistemati a puntino per avere un conflitto coi fiocchi e tirarsi fuori dal blocco dello scrittore? Magari. Purtroppo c’è anche il terzo punto.

PUNTO NAMBER TRÌ: il conflitto richiede che i personaggi cambino.

Il cambiamento del personaggio è il test di gravidanza che uso per capire se la storia funziona.

Se i personaggi, all’inizio della storia, hanno un valore «-», alla fine della storia devono avere il valore «+», o viceversa, altrimenti è calma piatta, quindi niente conflitto e «no conflitto, no party».

Il conflitto può essere interiore. Ne «L’Idiota» di Dostoevskij, non è che accadano avvenimenti a perdifiato, tipo Fast and Fourious, ma i cambiamenti interiori del protagonista sono talmente tanti e rapidi, che Fast and Fourious je spiccia casa.

Il conflitto può essere anche esteriore, tipo «Il Signore degli Anelli»? Fare una lista di tutti i soggetti che rincorrono quel maledettissimo anello, con le proprie motivazioni e obbiettivi, è impresa titanica.

Quando riesco a conciliare il conflitto interiore con quello esteriore… bingo, il blocco creativo è superato e si ricomincia il viaggio.

A te è mai capitato che i personaggi non cambiassero, tipo busti di marmo al Gianicolo?