Quiet Please! – 1946

L’animazione, la mia prima passione. Fa pure rima. L’animazione è una tecnica e non un genere, quindi non è roba solo per bambini, anche se può far tornare bambini e quindi far risparmiare sul rinnovo del guardaroba. Beccati tutti gli Oscar per i cortometraggi di animazione. Magari ti riesco a svoltare qualche seduta di gabinetto.
 

 

Call Center

Uno dei luoghi di Reboot è un Call Center, un logo surreale fatto di lacrime, sudore e questionari di soddisfazione cliente.

Quello che colpisce immediatamente di un Call Center è il costante brusio di fondo che solo chi abita ai piedi delle cascate del Niagara può capire. È il brusio degli operatori stipati e aggrappati per anni al mantra «è un lavoro temporaneo».

Il Call Center è un trauma vero, un senso di fallimento assoluto, la fine di ogni illusione di libertà, ma anche un mondo abitato da persone persone bellissime, di tutti i generi e classi sociali, dal laureato in ingegneria, a quello in lettere.

Ma esistono due tipi di Call Center, quello inbound, cioè dove sono i clienti a chiamare, e quello outbound, dove è l’operatore che chiama i potenziali clienti e gli si aggrappa agli stinchi nel miraggio di qualche spicciolo a chiusura di contratto. Quest’ultimo è l’inferno vero. Una guerra di trincea a colpi di contratti telefonici della stessa comprensibilità del lineare B cretese, ai quali i clienti, disturbati nei momenti meno opportuni, rispondono con l’artiglieria pesante di vaffanculo volanti.

Puoi leggere le bozze in anteprima e lasciare una recensione sul sito di Bookabook.

Ogni piccolo gesto e condivisione del link può aumentare il bacino dei potenziali lettori e può avvicinarmi all’obiettivo di raggiungere le 200 copie di prevendite, grazie al quale «Tutti vogliono uccidere Dio» potrà uscir a riveder le stelle.

Il Bar degli Angeli

Il “Bar degli Angeli”, nonostante il nome è tutt’altro che angelico. Non vi si aggirano sostanze eteree ed esseri rarefatti, ma ben più prosaici pensionati scoreggioni, che si mettono in forze a colpi di cappuccini corretti al Mistrà, prima di andare a fissare gli operai dei lavori in corso.

Ci sono anche spacciatori in difficoltà nella vendita al dettaglio, per via della non perfetta padronanza della lingua italiana. Altri spacciatori sono invece in difficoltà, non per l’italiano, ma per la gestione delle entrate e delle uscite, perché alle elementari non sono mai stati ferratissimi in matematica.

Completano la fauna, una piccola mandria di vecchiette slotmachineaholic, che lasciano lì la pensione ogni ventotto del mese. Il bar è piccolo come gli scatti d’aumento dello stipendio di un impiegato di Call Center, ma occupa abusivamente il marciapiede e l’abusivismo è sanato, a quanto si dice, da una fornitura di colazioni e droghe leggere da parte del proprietario Zamfir Georgescu al vigile urbano di zona.

Puoi leggere le bozze in anteprima e lasciare una recensione sul sito di Bookabook.

Ogni piccolo gesto e condivisione del link può aumentare il bacino dei potenziali lettori e può avvicinarmi all’obiettivo di raggiungere le 200 copie di prevendite, grazie al quale «Tutti vogliono uccidere Dio» potrà uscir a riveder le stelle.

Stefano Ribaldi degli Esposti

Puoi leggere le bozze in anteprima e lasciare una recensione sul sito di Bookabook.

Ogni piccolo gesto e condivisione del link può aumentare il bacino dei potenziali lettori e può avvicinarmi all’obiettivo di raggiungere le 200 copie di prevendite, grazie al quale «Tutti vogliono uccidere Dio» potrà uscir a riveder le stelle.

«Lo Yoga» di Mircea Eliade

Pratichi Yoga, meditazione, o semplicemente vuoi fartene un’idea che non sia mindfulness da cestone dell’Autogrill, o da scaffaletto “spiritualità” in fondo da Feltrinelli?

Allora devi leggere «Lo Yoga» di Mircea Eliade.

Ti imbatterai in mostri dai nomi impronunciabili, quali «Bhagavadgītā», «Mahābhārata» o «Upaniṣad», ma una volta superati, scoprirai con piacere che l’apertura mentale non è una frattura del cranio (battuta non mia, ma non ce la facevo proprio a non usarla).

Un assaggio, tanto per gradire:

Lo Yoga non è certo una tecnica dell’estasi; al contrario, si sforza di realizzare la concentrazione assoluta per pervenire all’entasi.

Mai praticata nessuna forma di meditazione?

Moltiplicare lo spazio

Della mia ossessione del tempo e come si innesti all’interno nel mio genere narrativo, ho parlato nel post precedente.

Oggi quindi non posso che parlare del tempo, perché come tutti sanno spazio e tempo sono due angoluature diverse da cui osservare il silenzio e anzi, per qualcuno, sono addirittura la stessa cosa e condividono un appartamento di 45 metri quadri a Trastevere.

Lo spazio in cui i miei personaggi era mia scrittura si muove è sempre quello euclideo, quello in cui due rette parallele non si toccano mai e all’infinito si ignorano e a mandano in giro maldicenze l’una sull’altra.

Lo spazio è un illusione. Quel bar ti sembra un bar normale, è invece nel retrobottega caspita una riunione di divinità minore dell’antica Roma, sopravvissute al passar del tempo.

Quell’altro ti sembra un normalissimo e banalissimo monolocale? Invece è l’abitazione di Dio.

Cosa vuol dire? Niente di che, se non che nulla è come appare, in primis lo spazio e che se aguzzi lo sguardo, ti si aprono mondi inaspettati disseminati di personaggi inediti, che andrò a trattare nel prossimo post.

Puoi leggere le bozze in anteprima e lasciare una recensione sul sito di Bookabook.

Ogni piccolo gesto e condivisione del link può aumentare il bacino dei potenziali lettori e può avvicinarmi all’obiettivo di raggiungere le 200 copie di prevendite, grazie al quale «Tutti vogliono uccidere Dio» potrà uscir a riveder le stelle.

Il mio rapporto con la scrittura

Qual è il mio rapporto con la scrittura?


Scrivere, per me, è una malattia e la sua stessa cura.


È una malattia perché è un disturbo che porta ad allontanarsi dalla vita, per pensarla, invece che viverla. È uno sforzo inesauribile di raccogliere i cocci per tenere in piedi il vaso traballante del senso, uno sforzo che forse solo il buon Sisifo può capire.


Perché allora continuo a farlo, se è così faticoso? Perché scrivere è anche la cura a quel disturbo. È una via d’uscita, insieme all’arte in generale, dall’insostenibile pesantezza del rumore, miserabile acufene, dell’insoddisfazione latente e continua.


È attività terapeutica che mi aiuta a guardarmi da fuori, senza prendermi sul serio, decostruendomi e distruggendomi, per poi ricostruirmi. La parola greca per descrivere quest’attività di distruzione è «ironia». Senza questa inesauribile demolizione-ricostruzione, non mi rimarrebbe altro che prendermi sul serio e quello sarebbe il vero inferno.


Non esiste scrittura senza ironia. La scrittura è fatta della stessa sostanza della risata. Ridere, come scrivere, o come la bellezza in generale, mi fa guardare la vita da un’ottava più alta. Hai presente la tastiera del pianoforte? Do, re, mi, fa, sol, la, si e poi… di nuovo do, ma un’ottava più in alto? Ecco per me scrivere è fare continui salti di ottava a ritmo di grammatica.


Ultimamente ho sempre più l’impressione che, più che scrivere, io venga scritto. Lo so, non ha senso, ma ci hai fatto caso come iniziavano i proemi dei poemi greci? «Cantami, o diva, del Pelìde Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli achei…» e non «Occhio, attenzione tutti, adesso vi racconto la storia dell’incazzatura di Achille». I poeti greci non scrivevano inventando, ma scrivevano dopo aver ascoltato dalla divinità. Qualcosa vorrà pur dire, no?

Puoi leggere le bozze in anteprima e lasciare una recensione sul sito di Bookabook.

Ogni piccolo gesto e condivisione del link può aumentare il bacino dei potenziali lettori e può avvicinarmi all’obiettivo di raggiungere le 200 copie di prevendite, grazie al quale «Tutti vogliono uccidere Dio» potrà uscir a riveder le stelle.