Come superare il blocco creativo

Sette consigli pratici per superare la paura del foglio bianco, cioè sul blocco dello scrittore e sui modi di riparare le storie e rimetterle in moto.

Una storia è un meccanismo e come tutti i meccanismi, si può inceppare. Ti aiuterò a smontarla, a cercare il pezzo che non funziona, ripararlo e rimontare la storia.

Come per riparare un meccanismo ci vuole manualità, che va allenata, così per scrivere, o riparare una storia avvincente, ci vuole creatività e questo libro di aiuterà proprio a rimetterla in moto quando si blocca.

Get it on Apple Books

I riassunti dei capitoli

Il purgatore

Cosa succede quando si passa dall’altra parte della barricata, da cliente ad operatore di un Call Center?

Francesco Pari, o come lo chiamavan tutti Frank Pariolo, lo sperimenterà sulla propria pelle, scoprendo che dietro le voci degli operatori dei Call Center ci sono persone in carne ed ossa, la cui vita può cambiare a causa di un questionario di soddisfazione cliente.

Se lavori nei Call Center, questo racconto è la tua vendetta.

Se invece non sai cosa passino i lavoratori di un Call Center e vuoi fartene un’idea, ma non sociologica o antropologica e bla bla bla, ma semplicemente sorridendo, allora devi leggere assolutamente questo racconto.

Il mio amico Eugenio

Come sarebbe la vita oggi, se all’improvviso Ivo, in arte Caccola, in compagnia del genio della lampada Eugenio e l’amico peluche Peppe Rapper, scoprisse che il cinema non è mai stato inventato? Non resterebbe che tornare indietro nel tempo per rimettere a posto la storia, fra paradossi e situazioni esilaranti.

Ed ecco a voi una ricetta che mischia tradizione millenaria e innovazione, per creare un prodotto originale e divertente.

Prendete una lampada vecchia di mille anni, ma non una qualsiasi. Il colore o la forma non sono importanti, quello che conta è che dentro ci sia… un genio. L’avete trovata? Bene, adesso… agitatela facendo sbattere ripetutamente la testa del genio contro le pareti della lampada, fino a farlo diventare piuttosto rimbambito.

Portate la lampada dal Medio Oriente in una città occidentale dei giorni d’oggi, facendo molta attenzione che durante il viaggio sia continuamente sballottata, per aumentare il rimbambimento del genio.

Adesso prendete un bambino. Cercatelo con le seguenti caratteristiche: molta fantasia, ma pochi amici, tra i quali un elefante rapper e di peluche.

Mettete insieme il genio e il bambino e costringete il primo a realizzare i desideri del secondo, ricordando che il genio non solo è rimbambito, ma usa un linguaggio datato di duemila anni e di un’area geografica e civiltà piuttosto lontana.

Si stanno creando equivoci, gags esilaranti e avventure sgangherate.

Non è ancora abbastanza?

Ok… allora aggiungete il fatto che il peluche, durante le avventure in dimensioni spazio-temporali più improbabili, si anima e diventa un rapper fifone.

Aggiungete ironia e pazzia quanto basta. Un pizzico di educational con viaggi nella storia tra scoperte ed invenzioni.

Il piatto che avete appena creato si chiama “Eugenio” e va servito ancora caldo, dopo i compiti pomeridiani, farcito con una merenda sana e si raccomanda di gustarlo insieme ai vostri bambini, anche perché recenti studi del CNR di Ginevra hanno provato che sviluppa la tendenza negli adulti a tornare bambini.

N.B.: La splendida copertina è di Michela Signoracci (spero un giorno di avere la possibilità di farmi illustrare completamente un romanzo da lei!).

La compagnia del ravanello

La compagnia del ravanello è composta dai Bitorzoli, un gruppo di imbranati ortaggi adolescenti, che si imbarcano in un’avventura, a la Goonies, per tentare di distruggere OGM (Orribile Grande Mostro), la terrificante fortezza che sovrasta e minaccia l’esistenza del loro orto di BIOLOGICA.

Uno scalcinato gruppo formato da una ravanella, due pomodori siamesi, una carota snob ed un generale dell’esercito avversario, che scopre quanto pericoloso possa essere il piano del capo di OGM di rendere tutti uguali, belli e perfetti attraverso il mefitico kalogas, un gas venefico di sua invenzione.

Il destino di Biologica è in mano a dei piccoli, imperfetti e bitorzoluti ortaggi eroi, con un piccolo difetto… sono idioti!


Tutti vogliono uccidere Dio

Book trailer

Pubblicato per la prima volta dalla casa editrice Ultra col titolo «Reboot», ho ripreso i diritti per pubblicarlo in self-publishing.

Il consulente tecnico informatico Tony Munafò vive in un mondo di strani mammiferi, gli homo sapiens sapiens, che si portano dietro, dai tempi del Big Bang, un bug di programmazione che li rende imbranati nella gestione del parametro comportamentale di base, la libertà, che a cascata, ha causato altri sette bug: superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira e accidia, meglio conosciuti come vizi capitali. Restano solo sette giorni per riprogrammare Reboot, il complicato software usato da Dio per creare e gestire il mondo, altrimenti il creato subirà un reset. In una settimana si gioca non solo il destino lavorativo e sentimentale di Tony, ma anche quello di tutti i suoi strampalati ed improbabili simili, sull’orlo dell’estinzione… a loro insaputa.

  • Sara B. E Reboot

    Sara B. E Reboot

    Dove sia seduta mentre legge, non è dato di sapere.


  • Eleonora M. e Reboot

    Eleonora M. e Reboot

    Mi voleva rubare l’ultima copia.


  • Rosetta P., Marco L. e Reboot

    Rosetta P., Marco L. e Reboot

    Quello a sinistra è il mio spacciatore di nomi strani (quasi tutti quelli di Reboot sono suoi).Quella a destra è la mia spacciatrice di calma.


  • Chiara Tuna e Reboot

    Chiara Tuna e Reboot

    Nuova foto per il concorso Rendi felice Alessandro Liggieri. È di Chiara Tuna, che oltre ad essere una scrittrice, è anche una feno-me-na-le artigiana. Grazie grande Chiara. Pagina di Reboot su Facebook.


  • Chiara Tuna recensisce Reboot

    Chiara Tuna recensisce Reboot

    Chiara Tuna non è solo una mia lettrice, ma anche la mia spacciatrice di letteratura. Lei ancora non l’ha capito bene bene, ma è una scrittrice coi fiocchi. Lo dico con cognizione di causa, perché ho letto una sua raccolta di racconti. Questa sua recensione di Reboot mi ha davvero commosso, mentre la leggi vado … Leggi tutto Chiara Tuna recensisce Reboot


  • Sarà B. e Reboot

    Sarà B. e Reboot

    «Più famosi di Junior, ma meno di Tony Munafò.» [cit.] Nessun calabrese produttore di ‘nduja è stato maltrattato per l’esecuzione di questa foto.


  • Reboot e Vittorio P.

    Reboot e Vittorio P.

    La prima foto del concorso Rendi felice Alessandro Liggieri e di Vittorio, il bassista dei Funerali Mantra, un gruppetto niente male, che vi consiglio per rilassarvi in un ingorgo stradale. Grazie grande Vittorio.


  • Prove lampanti che io e Christopher Moore siamo la stessa persona

    Prove lampanti che io e Christopher Moore siamo la stessa persona

    Le prove lampanti che io e Christopher Moore siamo la stessa persona sono davvero tante, per l’esattezza sette, sette come i giorni in cui si svolge la storia di Reboot. Un caso? «Non credo», come direbbe il mio guru Adam Kadmon. Due parole su come ho conosciuto Christopher Moore. Tutto è iniziato quando mia cugina mi ha … Leggi tutto Prove lampanti che io e Christopher Moore siamo la stessa persona


Backup

Target: adulti.

Backup è una storia distopico ontologica (1) .

Mi sono chiesto: «Perché non attingere a quel serbatoio di narrazioni e di miti che sono le radici del pensiero latino che tenta di districarsi nelle nebbie dell’insensatezza dell’esistenza?» Dopo “American Gods” di Neil Gaiman, è arrivato il momento degli dei romani, per tornare a ricordarci da dove veniamo e stabilire un rotta per il futuro.

Di cosa parla? Parla del custode degli Inferi Plutone che brama di diventare umano per amore della propria donna Proserpina e assaporare con lei la gioia del tempo mortale. Parla di umani che vogliono diventare dèi per mettere fine al dolore della condizione umana. Parla di personaggi ai limiti del surreale e di corse contro il tempo. Parla di enigmi esoterici da risolvere e di promesse di risposte alle grandi domande. Narra di simbiosi in cui uomini, dèi e universo diventano un tutt’uno. Racconta di incubazioni e di metamorfosi da umani in dèi e viceversa. Parla di profezie e di Libri sibillini, una raccolta di responsi oracolari sulle sorti di Roma, consegnati dalla Sibilla Cumana a Tarquinio il Superbo.

Prima di addentrarci nella sinossi, forse è meglio riportare un brevissimo stralcio di un discorso tra due protagonisti, Euridice e Publio Potizi.

Qualche tempo fa, su ordine degli dèi, Ercole ha costruito l’Ara Maxima. Se nell’Ara Maxima infili la Clavis, si aprono le porte del Tartaro per sempre, cosa che agli dei fa saltare la mosca al naso. Per questo Ercole ha nominato la famiglia Potizi, custodi dell’Ara. Il cristianesimo prima e la scienza dopo, ne hanno fatto perdere la memoria. Per carità in cambio adesso avete gli antibiotici, ma anche quando regnava il backup non era male. Il backup, come lo chiamate adesso, è la memoria di Roma. Tutto il mischione di dèi maggiori e minuti, noi che viviamo qui sotto, voi che vivete sopra, insomma tutto quello che fa di Roma quello che è. Quella roba che Enea ha portato da Troia, coi Lari e i Penati. Credo che qualcuno dei piani alti tema che il backup sia in pericolo e mi hanno incaricato di avvisarti. Insomma accetti di custodire la Clavis e l’Ara Maxima e di proteggere il backup e tutta quella roba lì che piace tanto ai malati di romanzi fantasy? In fretta però che c’avrei pure i cazzi miei da fare. O sì o no. Fosse per me ti costringerei, ma le regole sono chiare: bisogna sempre accettare con un atto di volontà, altrimenti non vale.

Da un dialogo tra Euridice e Publio Potizi nel Backup.

Ed è proprio da qui che parte la narrazione. Qualcuno del backup ha infranto le norme che consentono all’aldiqua e all’aldila di mischiarsi. Ai tempi dei romani era tutto più facile, perché non c’erano confini netti, ma poi il cristianesimo prima e la scienza dopo, ha costretto gli dèi a reinventarsi, andando a mimetizzarsi nel tessuto sociale di Roma. Vedi quello? Ti sembra un macellaio? E invece è Mutinus, dio minuto delle partorienti. Chi sono gli dèi minuti? Leggiamolo in un passo del “De urbis historia atque posteritate” di Quinto Massimo Quarto Terzo (2).

Il pantheon romano è una rappresentazione flessibile, coerente e in continuo aggiornamento dei bisogni della comunità. Gli dei romani sono declinazioni dell’azione e non della contemplazione. L’informazione che gli dèi si distinguano in dèi magni e dèi minuti proviene da un testo comico, la Cistellaria di Plauto.
Gli dèi magni sono gli dèi più importanti e sono presenti nei momenti più significativi della comunità. Gli dèi minuti invece sono presenti nei momenti significativi della vita dell’uomo privato. Non si tratta di animismo, ma una tassonomia della realtà eletta a sistema divino.
E per questo capitolo basta fare il secchione e provo a fare una profezia: la Roma vincerà lo scudetto nella stagione calcistica 2000-2001.

Come dicevamo, qualcuno ha infranto l’ordine e da qui si svolge il rincorrersi del filo investigativo di una trama che, in uno stile che va da Neil Geiman a Douglas Adams, passando per Cristopher Moore e Terry Pratchett, intreccia insieme personaggi assurdi e situazioni al limite del surreale, archeologia ed esoterismo, dialoghi rapidi e scoppiettanti in un cocktail che ha lo scopo, se non proprio di castigare ridendo mores, almeno di divertire.

Le vicende si svolgono in un arco temporale di 31 anni, a partire dal 1991 fino al 2022 ed è arrivato il momento di dare un’occhiata alla sinossi.

NOTE:

1. Notare i paroloni usati da quel secchione dell’autore per incutere un certo timore reverenziale, come a dire, mica è l’ultimo degli scemi. Forse il penultimo, ma non certo l’ultimo.

2. Psicanalista archeologico-esoterico e quantistico, specializzato in riequilibrio dei meridiani e dei paralleli dei chakra e delle aure, nato a Roma il primo dicembre del 1951 e sulla cui scomparsa aleggia un alone di mistero, anche se c’è chi giura di averlo visto a Las Vegas, vestito da Elvis, insieme ad Ettore Majorana, quest’ultimo vestito da Giulio Cesare. Il suo libro più famoso è il De urbis historia atque posteritate, ovvero breve storia psicanalistico-archeologico-esoterico-quantistica di Roma e previsioni sugli eventi della città eterna. Il testo è ormai un caposaldo della letteratura scientifica di genere, al pari di quelli dello studioso di caratura internazionale Rodolfo Von Meyer, famoso il suo accuratamente filologico Dèi minuti e scioglilingua, ovvero come se la cavavano con la frase “li vuoi quei kiwi”? Riuscivano a pronunciarla senza slogarsi la lingua? Il “De urbis historia atque posteritate” di Quinto Massimo Quarto Terzo, si pone due obbiettivi:

  • stabilire se i fatti della storia di Roma siano da leggere come una sorta di Backup dell’inconscio archetipico collettivo, brillantemente teorizzato nel suo altro best seller Libro marrone chiaro;
  • abbozzare dei tentativi di profezie sulla base della pratica del vaticinio con lituo, di cui l’autore non giunse mai a conseguire piena padronanza, per via della sua misteriosa scomparsa.

Le indagini delle forze dell’ordine, nella persona del Brigadiere Salvo Papaleo, sono giunte alla conclusione che molto probabilmente sia avvenuta nei pressi della porta alchemica all’Esquilino, visto il ritrovamento della sua scarpa destra proprio accanto al misterioso manufatto. Comunque la si pensi sul controverso Quinto Massimo Quarto Terzo, il De urbis historia atque posteritate è un testo fondamentale per comprendere il passato ed il futuro di Roma e alle sue sezioni, che vanno dalla storia, alla profezia, passando per l’esoterismo e tutte le branche dello scibile umano, si ricorre molto spesso nel presente scritto.

Dove comprarlo?

Esistono tre modi per acquistare Backup nel mondo conosciuto:

Sul sito dell’editore Porto Seguro.
Presso la sede romana dell’editore.
Su Amazon.

Il Valzer dei tre atti

Qual è il metodo dei metodi per vincere lo stallo creativo?

La teoria dei tre atti, che è uno schema che evidenzia ciò che le trame delle storie hanno in comune, frutto del distillato di analisi di millenni di narrazioni.

Grazie a questa teoria è possibile avere uno specchietto, sempre a portata di mano, da usare in caso di panico da foglio bianco.

I tre atti ti aiutano a strutturare la trama. Ogni narrazione ha una trama, che gli anglofoni chiamano plot, e che è il modo in cui gli eventi sono raggruppati e intessuti.

Tramare è anche un verbo che sta a indicare un’attività tortuosa, volta al conseguimento di fini poco chiari.

Mi piace pensare alla trama di una storia proprio come al modo in cui lo scrittore tiene in sospeso il lettore, trascinandolo in un viaggio tortuoso.

La scrittura è un complotto alle spalle di chi legge.

I generi

Per uscire dal blocco dello scrittore è utilissimo appoggiarsi ad un genere narrativo.

Un genere è il modo in cui il tema si manifesta temporalmente attraverso il contenuto.

Lo svolgimento narrativo di un tema non accade mai dal nulla, ma si srotola attraverso tematiche, stili e andamenti codificati, che sono i generi.

Capire come sono strutturati i generi, ti aiuta ad uscire dal blocco creativo.

Anche solo psicologicamente, vuoi mettere sapere che altri scrittori prima di te si sono trovati nelle stesse tue condizioni? E non sono morti, ma ne sono usciti vivi in modi che possono essere catalogati.

Non si tratta di scopiazzare o di non essere originali, ma di appoggiarsi alla tradizione.

Una volta che padroneggerai un genere, allora potrai cominciare a sovrapporlo agli altri, creando magari un tuo personalissimo stile di scrittura.

Il tema e l’argomento

Per ottimizzare le energie, prima di iniziare a scrivere, fermati a riflettere sul tema della tua storia.

Cos’è il tema? No, non è l’argomento della storia. Il tema è ciò di cui vuoi parlare veramente. È qualcosa di urgente, a cui senti il bisogno di dare una risposta. L’argomento invece è il modo in cui metti-in-scena quell’urgenza attraverso la scrittura di situazioni concrete.

Il tema è quello che potremmo chiamare «la morale della favola», l’argomento invece è ciò di cui concretamente parla la tua storia, attraverso l’incastro di azioni una dietro l’altra sull’asse temporale.

Scava tra le domande irrisolte della tua vita, perché il tema è lì, nascosto in qualche angolo impolverato.

Ti assicuro che esistono delle tecniche per individuarlo ed usarlo allo scopo di superare il blocco creativo.

Il target di una narrazione

Il rischio che uno scrittore dovrebbe evitare a tutti i costi è parlare al vento.

Per evitarlo devi inquadrare il tuo pubblico di riferimento.

Dopo tutta la fatica che hai fatto a scrivere la tua storia, accorgerti che stai parlando a nessuno non è proprio il massimo, vero?

Allora fermati a pensare a chi vuoi raccontare la tua storia.

Non esistono argomenti o temi migliori degli altri, esistono solo target giusti o sbagliati.

A chi vuoi parlare?

Lo so che stai pensando: «A più persone possibili». «A più persone possibili» è come dire «a tutti», quindi a nessuno.

Quello che devi fare e concentrare le tue energie sui target giusti, tanto, per quanti sforzi farai, non raggiungerai mai tutti.

Per non parlare al vento, crea una scheda dei tuoi potenziali ascoltatori, con tanto di nome, gusti e problemi che devono risolvere nella vita.