Avarizia

Tony Munafò dixit.

Rieccomi. Se c’è una cosa che si può dire di Tony Munafò, cioè il sottoscritto, è che sono puntuale, come un brufolo sul culo dopo un’abbuffata di cioccolata.

Stavo rileggendo la definizione di avarizia: cupidigia, avidità, scarsa disponibilità a spendere e a donare ciò che si possiede.

Anche questo di vizio capitale ce l’ho. Tipo figurine, ce l’ho, ce l’ho, ce l’ho… solo che non arriva mai il “mi manca”.

L’avarizia mi si manifesta soprattutto nei sentimenti, quando sarebbe il caso di mostrare affetto, soprattutto con le persone a cui tengo di più. Credo che abbia a che fare con l’accidia, che è il difetto che mi descrive meglio, quello del post precedente e che mi calza a pennello, come i miei jeans preferiti. Forse è il caso che li cambi ogni tanto ’sti jeans. Continua a leggere

Alla mia età Gesù ne aveva fatte di cose

Dal vangelo secondo Reboot.

Alla mia età Gesù ne aveva fatte di cose, anche se sarebbe morto entro l’anno, invece a me non va di fare un benamato. Credo che questa cosa abbia a che fare con la libertà, con la possibilità di fare o non fare, ma non ho mai approfondito, per pigrizia.

Sono talmente pigro, che non ho mai veramente scelto di fare qualcosa. Mi sono sempre trovato spinto dall’esterno, liscio come una supposta su per i meandri oscuri delle chiappe.

icona facebookPagina di Reboot su Facebook.

Chiara Tuna recensisce Reboot

Chiara Tuna non è solo una mia lettrice, ma anche la mia spacciatrice di letteratura. Lei ancora non l’ha capito bene bene, ma è una scrittrice coi fiocchi. Lo dico con cognizione di causa, perché ho letto una sua raccolta di racconti.

Questa sua recensione di Reboot mi ha davvero commosso, mentre la leggi vado a prendere un fazzoletto per asciugarmi le lacrime. Continua a leggere

Scrivo per 2000,00 € al mese

Ciao a tutti, sono Tony Munafò. Sì quel Tony Munafò, il protagonista di Reboot.

Su insistenza di Natascia e Alessandro, ho accettato di scrivere qui, perché le vendite di Reboot hanno numeri paragonabili a quelli della temperatura invernale di Oslo. I poverini si illudono che possa aiutarli.

Sanno essere insistenti quei due. Natascia, in particolar modo, mi ha convinto con una crostata ai fichi d’india. Non so resistere ai fichi d’india, forse perché sono di origine siciliana. Ci sono rimasto male quando ho scoperto che non l’ha fatta lei, ma che l’ha comprata a “Sicilia e Shangai”, la pasticceria cino-siciliana sotto l’ufficio di LIT edizioni. Continua a leggere

Prove lampanti che io e Christopher Moore siamo la stessa persona

Le prove lampanti che io e Christopher Moore siamo la stessa persona sono davvero tante, per l’esattezza sette, sette come i giorni in cui si svolge la storia di Reboot. Un caso? «Non credo», come direbbe il mio guru Adam Kadmon.

Due parole su come ho conosciuto Christopher Moore. Tutto è iniziato quando mia cugina mi ha regalato Il Vangelo secondo Biff, perché a suo avviso, io e Moore condividiamo molti aspetti di stile di scrittura. Beh, l’ho letto e, da quel momento, sono ufficialmente un tossico da Moore.

Sempre l’indomita cugina, mi ha costretto fisicamente ad inviare il mio romanzo Reboot allo stesso editore che pubblica Moore in Italia, cioè LIT Edizioni. Fatto sta, il giorno dopo mi ha risposto Natascia, che da quel momento è la mia editor (porella lei), e mi ha scritto che Reboot era la cosa più folle che avesse mai letto e che voleva pubblicarlo. Contenta lei.

Torniamo a Moore, ché, come avrete capito, ho la tendenza a divagare. Continua a leggere