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Perché NON mi è piaciuto “American Gods” di Neil Gaiman

Oggi discutiamo di “American Gods” di Neil Gaiman.

Perché l’ho letto

L’ho letto perché me lo hanno consigliato in tanti. Mi avevano detto che assomiglia a Christopher Moore, che è il mio attuale scrittore preferito, quindi mi ci sono tuffato.

Avendo letto solo questo romanzo di Neil Gaiman, il mio giudizio non può che essere parziale. A dirla tutta sarebbe parziale anche se avessi letto tutta la sua opera intera. A dirla completa, uno che ha vinto premi a secchiate come lui, se ne strafotte del mio giudizio e come dargli torto?

Chi è Neil Gaiman

Neil Gaiman è un simpatico inglesotto che comincia la carriera come giornalista, scrivendo  racconti di fantascienza per riviste erotiche e sceneggiature per fumetti.

Si stabisce negli Stati Uniti, dove comincia a scrivere per la casa editrice di fumetti DC Comics, quella di Superman e Batman, per capirci, durante la cosiddetta british invasion (invasione britannica) degli anni ottanta.

Ottiene la consacrazione come sceneggiatore di fumetti grazie a Sandman, noto personaggio della linea Vertigo, sotto-etichetta della DC Comics.

Fonte: Wikipedia.

Perché ho riportato un pezzo della sua vita? Perché è un fumettista e questo, forse, ci servirà dopo, quando avremo fatto due chiacchiere su “American Gods”.

La trama di “American Gods”

Se c’è una cosa che odio è fare i riassunti delle storie. È una cosa estenuante. Quando lavoravo come story analyst era la parte della scheda da compilare che mi faceva smadonnare. Mi sembra sempre di aver dimenticato qualcosa, come uno slimer che ti cola dalle mani.

Per questo motivo, uso la trama che ho trovato su www.qlibri.it.

Dopo tre anni di prigione, Shadow sta per tornare in libertà quando viene a sapere della morte misteriosa della moglie e del suo migliore amico. Sull’aereo che lo riporta a casa, l’uomo riceve una proposta di lavoro da un tipo piuttosto enigmatico, Mister Wednesday. Shadow accetta, ma gli servirà ancora qualche tempo per scoprire che Mister Wednesday è in realtà Odino, trasferitosi in America, come tutti gli dei dei pantenon mondiali, portati nel Nuovo Mondo dagli immigrati. Mister Wednesday, che come dio sta cadendo nel dimenticatoio, soppiantato dalle nuove divinità del capitalismo, in realtà è il padre di Shado e cova il malvagio piano di causare una guerra tra le vecchie e le nuove divinità, così da ritrovare l’antico smalto nutrendosi di morte e di caos. Ma non ha fatto i conti con il figlio amante della pace.

Il mio punto di vista

American Gods è un cocktail raffazzonato di vari ingredienti. C’è “Il Ramo d’oro” di James Frazer, il saggio che si occupa di studi sulle culture primitive, correlati tra loro. C’è “America oggi”, di Robert Altman, che racconta le opprimenti storie di vite fallite in attesa del evento catastrofico che purificherà tutto.
Il risultato è una continua eiaculazione rimandata, che si conclude con uno schizzetto non all’altezza di tanto preparare.

Così come il protagonista inganna il tempo allenandosi a giochetti di prestigio con le monete, anche Neil Gaiman ci intrattiene con giochini da prestigiatore, in attesa di un trucco finale, che però non è altro che il visto e rivisto trucco della donna tagliata a metà.

Non sto dando un giudizio di merito sul contenuto, ma solo sull’aspetto artigianale, narratologico, sullo storytelling del romanzo

Cosa non mi piace

È squilibrato dal punto di vista narratologico: il set up è infinito, il secondo atto è troppo lungo e la posta in gioco non è mai chiara, il che rende la lettura un faticoso atto di fiduci. Infine tutto è risolto, nel terzo atto, attraverso colpi di scena che sanno di contentini.

Cosa mi piace

È qui riprendiamo quello che c’eravamo messi da parte: Neil Gaiman è un fumettista, quindi abituato a scrivere per immagini.

E le immagini sono portentose. Se ci si ferma a mettere-in-immaginazione le figure, gli ambienti ed i personaggi, ne viene fuori uno storyboard, o ancora meglio, delle tavole di fumetti strepitosi.

Conclusioni

Ho tagliato i ponti con chi me l’ha consigliato, ho fatto una fatica della Madonna a finirlo e non mi è venuto di leggere altri suoi romanzi… ma di leggere e, soprattutto, guardare suoi fumetti, sì.

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Pubblicato in: Chiara Tuna, Recensioni

Diecocosealmese n.2 – Libri! 

S’era capito che che una cosa che amo in modo speciale sono i libri.Quindi siccome pochi giorni fa è ricorso il 100º anno dalla nascita di quel genio che è stato Roald Dahl, e il 2016 è anche il 400º anniversario dalla morte del mio amatissimo Shakespeare, mi sembrava il caso di scrivere un bell’elenco di libri, e cioè dei 10 più significativi per me, quelli che, almeno fino ad ora, hanno accompagnato la mia vita nei momenti più felici e mi hanno sorretto in quelli più tristi. Uno scrittore una volta ha scritto che i libri sono specchi, riflettono quello che abbiamo dentro. Sono certa che praticamente ogni libro che ho letto sia parte di me e abbia costruito quello che sono, il mio carattere e la mia personalità (detto così pare che sono fatta principalmente da un sacco de carta).

Ci sono però dei libri che hanno avuto la capacità di restarmi dentro più a fondo, senza lasciarmi mai.

Sono quelli i libri per cui ringrazio l’universo di avermi dato la possibilità di leggerli, e grazie anche ai loro autori. I miei geni preferiti.

Non resta che lasciare lo spazio ai miei magnifici 10, in ordine sparso.

1- LA SAGA DI HARRY POTTER di J.K. Rowling

Faccio parte della “generazione Harry Potter” e J.K. Rowling è la mia eroina incontrastata. Sebbene molti credano che si tratti di una stupida storiella, posso assicurare che questo è molto più che un libro per bambini. Harry Potter mi ha insegnato che il coraggio è importante, ma anche la paura. Che sapere le cose è importante, ma se non si usano per aiutare gli altri non servono a nulla. Mi ha insegnato l’importanza dell’amore, dell’amicizia e mi ha dimostrato che la magia, a saperla cercare, esiste davvero. E infatti ci credo fermamente ancora adesso. Continua a leggere “Diecocosealmese n.2 – Libri! “

Pubblicato in: I miei libri, Reboot, Recensioni

Chiara Tuna recensisce Reboot

Chiara Tuna non è solo una mia lettrice, ma anche la mia spacciatrice di letteratura. Lei ancora non l’ha capito bene bene, ma è una scrittrice coi fiocchi. Lo dico con cognizione di causa, perché ho letto una sua raccolta di racconti.

Questa sua recensione di Reboot mi ha davvero commosso, mentre la leggi vado a prendere un fazzoletto per asciugarmi le lacrime. Continua a leggere “Chiara Tuna recensisce Reboot”

Pubblicato in: Pensierini, Recensioni

Blog di successo for Dummies

Adoro la serie di manuali for Dummies, cioè per i negati alle prime armi. Ho imparato ad usare l’HTML e Photoshop con manuali così. Ho sempre rimpianto che non esiste “Vivere per Dummies”, ma sicuramente qualcuno ci stanno lavorando.

Ho ripreso in mano il mio blog dopo un bel po’ di tempo, dopo che è stato pubblicato il mio romanzo Reboot. L’idea era quella di pubblicizzare il romanzo, quindi ho fatto un restyling grafico, ed ho pubblicato il primo post della “rinascita” che è appunto “Reboot per negati”.

Risultato? La prima immediata è che non puoi trattare un blog come una semplice vetrina, come quella del paese che ogni estate è identica a quella prima. Tanto vale che stampi dei volantini e li consegni nelle cassette della posta, come i volantini dei supermercati. Delusione a secchiate.

Ho pensato allora di farmi guidare da chi lo sa fare, o lo fa per mestiere, così dopo una ricerca su Google, sono incappato in Blog di successo for Dummies, un eBook di Luca Conti e Francesco Vernelli. Illuminante. Se un manuale è utile se e solo sé ti fa venire voglia di agire, di mettere in pratica quanto leggi, allora questo libro è davvero utile. Continua a leggere “Blog di successo for Dummies”

Pubblicato in: Recensioni

L’estate che uccisi mio nonno

L’estate che uccisi mio nonno è un anti Thriller di Lana Vergari, una delle migliori scrittrici per bambini che conosca, per la sua capacità di scrivere in ginocchio, cioè ad altezza bambino.

A prima vista sembrerebbe anche questo un semplice romanzo per bambini, ma già dopo il primo capitolo, ci si rende conto che anche gli adulti lo possono usare per fare una full immersion nella visione del mondo di un bambino di sei anni.

Ed è un piacere vero trovarsi nel punto di confine tra la realtà solidificata e regolamentate degli adulti e quella fluida del bambino, perché il protagonista racconta, sotto forma di diario personale, le proprie disavventure, che poi sono le disavventure del diventare grande, riassumibile nella domanda delle domande: perché il mondo che mi raccontano non è uguale a quello che vivo in prima persona? Continua a leggere “L’estate che uccisi mio nonno”

Pubblicato in: I miei libri, Pensierini, Reboot, Recensioni

Prove lampanti che io e Christopher Moore siamo la stessa persona

Le prove lampanti che io e Christopher Moore siamo la stessa persona sono davvero tante, per l’esattezza sette, sette come i giorni in cui si svolge la storia di Reboot. Un caso? «Non credo», come direbbe il mio guru Adam Kadmon.

Due parole su come ho conosciuto Christopher Moore. Tutto è iniziato quando mia cugina mi ha regalato Il Vangelo secondo Biff, perché a suo avviso, io e Moore condividiamo molti aspetti di stile di scrittura. Beh, l’ho letto e, da quel momento, sono ufficialmente un tossico da Moore.

Sempre l’indomita cugina, mi ha costretto fisicamente ad inviare il mio romanzo Reboot allo stesso editore che pubblica Moore in Italia, cioè LIT Edizioni. Fatto sta, il giorno dopo mi ha risposto Natascia, che da quel momento è la mia editor (porella lei), e mi ha scritto che Reboot era la cosa più folle che avesse mai letto e che voleva pubblicarlo. Contenta lei.

Torniamo a Moore, ché, come avrete capito, ho la tendenza a divagare. Continua a leggere “Prove lampanti che io e Christopher Moore siamo la stessa persona”