Tutti vogliono uccidere Dio

Book trailer

Di cosa parla

L’argomento principale è la felicità, che non è sinonimo di onnipotenza, ma avere la possibilità di sbagliare.

A questo argomento si intrecciano anche altri temi, quale il mondo del precariato come dimensione non più solo lavorativa e sociale, ma proprio esistenziale e la lotta ancestrale tra fede e ragione che ha luogo da sempre nel teatro della coscienza umana e che nel romanzo prende la forma di atei contro fedeli cristiani che hanno entrambi interesse a far fuori Dio, perché se si venisse a sapere che Dio non solo esiste, ma che è ha l’aspetto di un nerd hipster che se ne va in giro indossando il kilt, farebbe crollare castelli ideologici millenari, molto arredati, termautonomi e ad affitto bloccato.

Genere

È una commedia diretta a chi ama autori di letteratura distopico-ontologica di matrice anglosassone. Lo so suona tipo scioglilingua, ma mi riferisco ad autori quali Terry Pratchett, Christopher Moore, ma soprattutto Neil Gaimann e Terry Pratchett di «Buona apocalisse a tutti».

Se uno non conosce questi autori non è che non possa leggere il romanzo, basta effettuare un ciclo completo di aerosol e si è pronti alla lettura.

Dimenticavo, sono nato lo stesso giorno e mese di Woody Allen, vorrà pur dire qualcosa, no? Vogliamo prenderci la responsabilità di buttare all’aria millenni di onorata astrologia?

Storyline

Il consulente tecnico informatico Tony Munafò vive in un mondo di strani mammiferi, gli homo sapiens sapiens, che si portano dietro, dai tempi del Big Bang, un bug di programmazione che li rende imbranati nella gestione del parametro comportamentale di base, la libertà, che a cascata, ha causato altri sette bug: superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira e accidia, meglio conosciuti come vizi capitali. Restano solo sette giorni per riprogrammare Reboot, il complicato software usato da Dio per creare e gestire il mondo, altrimenti il creato subirà un reset. In una settimana si gioca non solo il destino lavorativo e sentimentale di Tony, ma anche quello di tutti i suoi strampalati ed improbabili simili, sull’orlo dell’estinzione… a loro insaputa.

Temi e argomenti

L’argomento principale è la felicità, che non è sinonimo di onnipotenza, ma avere la possibilità di sbagliare.

A questo argomento si intrecciano anche altri temi, quale il mondo del precariato come dimensione non più solo lavorativa e sociale, ma proprio esistenziale e la lotta ancestrale tra fede e ragione che ha luogo da sempre nel teatro della coscienza umana e che nel romanzo prende la forma di atei contro fedeli cristiani che hanno entrambi interesse a far fuori Dio, perché se si venisse a sapere che Dio non solo esiste, ma che è ha l’aspetto di un nerd hipster che se ne va in giro indossando il kilt, farebbe crollare castelli ideologici millenari, molto arredati, termautonomi e ad affitto bloccato.

Sinossi

Tony Munafò è un trentenne laureato in discipline dello spettacolo, facoltà scelta più per far piacere ai propri genitori e mantenere il più a lungo possibile lo stato di mantenuto, che non per vera passione. Data la sua formazione professionale, che lo rende adatto a niente, lavora in un Call Center per l’assistenza tecnica della Peach, l’austriaca Software House più ricca del mondo. Provvisto solo di un corso formativo della durata di una settimana, è stato sbattuto al telefono ad arginare la marea di assurdi clienti che quotidianamente prendono d’assedio il Call Center. È pigro, annoiato, disilluso, ma sopratutto è ancora vergine, il che lo rende un perfetto soggetto di studio per gli entomologi di tutto il mondo.

La sua vita è a un momento di svolta. Il contratto con l’agenzia di lavoro interinale è giunto all’ultimo dei possibili cavillosi rinnovi e tra sette giorni saprà se l’agenzia lo assumerà con un contratto di staff leasing, o se lo sbatterà nel mondo della disoccupazione. Essere o non essere… precario al buio, o a tempo indeterminato. Roba da far tremare i polsi a Shakespeare. Per il momento è impantanato in un precariato lavorativo ed esistenziale che gli fornisce la giustificazione morale ad arrendersi alla pigrizia, legittimandolo a non impegnarsi a lavoro per ottenere gli assurdi e stakanovistici obbiettivi, che rendono il Call Center un ring, che neanche il buon Hulk Hogan dei bei vecchi tempi potrebbe sopportare.

È il giorno della riunione a lavoro, durante la quale viene annunciato il pensionamento dell’attuale team leader Arcadio Raglione. A breve ci sarà l’investitura del successore, ruolo per il quale Tony ha tutte le carte in regola. Tony riceve la chiamata di Junior, uno dei clienti seriali e surreali del Call Center. È la telefonata che gli cambia la vita. Junior gli rivela di essere Dio e di aver bisogno del suo aiuto per risolvere sette bug presenti su Reboot, il software che usa per far esistere la Terra, perché se non li risolverà entro sette giorni, allora il creato subirà un reset completo e ciao al mondo così come lo conosciamo, compresi i Fast Food più economici ed i tramonti più o meno romantici. Tony tenta, come sempre, di liquidarlo, ma stavolta Junior dimostra di sapere cose che il nostro protagonista tiene talmente segrete, che Tony accetta l’appuntamento per il giorno dopo al Bar degli Angeli. Se tutto questo non bastasse ad incasinare un cervello normodotato, Junior gli profetizza un evento che, nei suoi deliri, dovrebbe accadere il giorno dopo. Più confuso che convinto, Tony chiude la telefonata.

Mentre rappresentanti di un Call Center localizzato in Cina si aggirano per le sale, con l’intento di imparare il lavoro e rifarlo in Asia a prezzo dimezzato, Tony confida all’amica Michela di essere vergine e lei risponde che l’unica soluzione sia trovare finalmente il coraggio di invitare Serena ad uscire. Serena è la prosperosa, quanto irraggiungibile, collega ambita da tutti gli esemplari maschi del suo team, primo tra tutti Vittorioso. Tony prende il coraggio a due mani e, nel modo più goffo conosciuto nell’emisfero boreale, invita la ragazza che, contro ogni quotazione dei bookmaker inglesi, accetta. 

L’indomani Tony passa all’agenzia di lavoro interinale, dove scopre che il posto di nuovo team Leader andrà a Vittorioso, figlio del direttore della sede dell’agenzia.Per riprendersi dall’assurdità di quel luogo simile al castello di Kafka, si ferma a bere un caffè al Bar degli Angeli, dove in TV assiste al realizzarsi della profezia di Junior. L’appuntamento con Junior gli è uscito di mente, ma Junior non se n’è dimenticato ed infatti è lì ad attenderlo e gli spiega che ha bisogno del suo aiuto per sistemare sette bug di programmazione di Reboot, perché ogni dio deve superare un esame periodico e il suo avverrà tra sette giorni ed ha bisogno di aiuto tecnico. Alla domanda sul perché non risolva tutto con un miracolo, Junior risponde che per quel mese ha esaurito il credito sulla sua SIM per i miracoli. Tony saluta e se ne va, sempre più convinto che a Junior manchi qualche rotella.

La serata di Tony con Serena al pub inizia bene e Tony prova sfacciatamente a farla concludere ancora meglio, chiedendole se possano andare a casa di lei. Perché non da lui? Semplice, perché condivide la casa con Rocco, uno sceneggiatore fallito di fiction televisive a sfondo religioso e la sua ex moglie Agata e, se non bastasse, col figlio dei due, Audace. Purtroppo Serena non se la passa meglio, perché vive nel collegio religioso della Congregazione del Sacro Cuore dei Sandali del Signore, che le ha pagato l’università. Ci si deve accontentare di casa di Tony. Quando sono sul punto di quagliare, Tony scopre che Serena indossa una cintura di castità, obbligatoria se si vuole restare nella congregazione. Sesso rimandato anche dalla comparsa di Junior. I tempi stringono ed ha bisogno di aiuto. Tony presenta Junior a tutti gli abitanti di casa e Don Intonato, fratello di Agata, scoperto che Dio è solo un hipster, cade in una comprensibile crisi religiosa dal sapore di vita buttata.

Ormai convinti di trovarsi effettivamente di fronte a Dio (e ce ne vuole per crederlo), Junior porta Tony e Serena nel proprio monolocale per farsi aiutare a risolvere i bug di programmazione, ma la pochezza della preparazione tecnica di Junior e Serena non porta risultati. Li raggiunge il Cardinale Eleuterio Santini, capo della congregazione, che è venuto a sapere di Junior grazie alla soffiata di Don Intonato. Li ha localizzati grazie al microchip installato sulle cinture di castità delle sorelle della congregazione. Junior deve morire, perché se si sapesse che Dio è un adolescente inetto, tutti i posti di lavoro che esistono grazie alla Chiesa, sarebbero in pericolo. Dopo una breve, ma intensa e vittoriosa colluttazione con le suore ninja che accompagnano il cardinale, i tre riescono a scappare. Sì, strano ma vero, Dio non è affatto immortale come si è sempre creduto.

In attesa di capire cosa fare, i nostri non possono assentarsi da lavoro, pena il mancato rinnovo del contratto di lavoro in staff leasing (se Junior gli ha raccontato solo fandonie, almeno continueranno ad avere un posto di lavoro), quindi portano Junior al Call Center, dove intanto stanno assumendo nuovo personale. Tony racconta l’accaduto all’amica Michela e Junior conosce Stefano, giovanissimo programmatore che lavora al Call Center in attesa di un lavoro migliore e decidono che si sposteranno a casa sua per riprogrammare Reboot.

A casa di Stefano, nella periferia malfamata di Roma, i nostri tentano di risolvere i bug, usando il tablet da cui Junior non si stacca mai, ma i risultati sono deludenti.

Fa irruzione Santo Santini, capo del Gruppo Atei Materialisti Scientifici (esistono davvero, giuro, basta cercare su Internet), accompagnato da due scagnozzi filosofi esistenzialisti ninja. Non dicono come siano venuti a conoscenza dell’esistenza di Junior, ma una cosa è certa, Junior deve morire, perché se si sapesse che Dio esiste davvero, sarebbe la fine della scienza. I nostri, dopo un nuovo breve e vittorioso combattimento, riescono a scappare anche stavolta, rifugiandosi nella garçonnière che Rocco, lo sceneggiatore fallito, usa per i propri incontri galanti e che paga con i soldi dell’ancora innamorata Agata. Stefano e Junior rimarranno lì a lavorare su Reboot, mentre Tony e Serena torneranno il giorno dopo a lavoro.

L’indomani al Call Center Vittorioso viene incoronato nuovo Team leader. Tronfio per via del nuovo titolo, le sue avance a Serena si fanno più insistenti. Visto che anche lui fa parte della congregazione, le chiede se ha intenzione di assistere quella sera alla conferenza che Padre Circonciso della Pena Zapatero de Cristo terrà alla chiesa di Santa Crescenza dell’Alluce Valgo, vicino al Vaticano. Tony risponde che Serena ha da fare con lui quella sera e Vittorioso gli risponde stizzito che, se non vuole perdere il posto di lavoro, dovrà stabilirsi in Cina. Meglio disoccupato, o con un lavoro in Cina? Shakespeare prendi appunti.

Intanto nella garçonnière gli esperimenti su Reboot continuano e il primo deludente risultato è far diventare Vittorioso omosessuale. Lavorando sul parametro “libertà” ottengono poi solo di trasformare Stefano, Serena e Tony in automi senza capacità di reazione. La trasformazione accade però nel momento sbagliato, proprio quando fanno irruzione il cardinale e le suore. Rocco ha tradito, cedendo alla proposta del Cardinale di scrivere sceneggiature per la prossima serie TV sull’ennesimo prete-risolvi-omidicidi.

Bloccati dal torpore esistenzialistico causato dai test su Reboot, i nostri non riescono ad evitare che il cardinale rapisca Junior, ma attraverso l’applicazione di localizzazione del tablet, riescono a scoprire che Junior si trova in Vaticano. Come raggiungerlo?

Rapito Padre Circonciso della Pena Zapatero de Cristo, Stefano ne prende il posto e insieme a Tony attraversa i sotterranei che dalla chiesa di Santa Crescenza dell’Alluce Valgo conducono al Vaticano, dove riescono a liberare Junior, grazie all’aiuto di Don Intonato, ex braccio destro del cardinale ed attuale ateo convinto, che vuole da Junior il miracolo di far smettere la sorella di amare Rocco, che gli sta solo prosciugando gli averi.

Liberato rocambolescamente Junior, nella chiesa di Santa Crescenza dell’Alluce Valgo ad attenderli non è però la libertà, ma il Gruppo Atei Materialisti Scientifici. A tradire i nostri stavolta è stata Michela, membro in incognito degli atei. Li raggiunge il cardinale che si scontra con Santo, capo degli atei. Nessuno lo sapeva, ma i due sono fratelli e si sono sempre combattuti non per amore di verità, ma per apparire migliori agli occhi dell’ottuagenaria madre, che li raggiunge e se li porta via, facendogli fare pace con la promessa che poi farà il bagnetto ad entrambi.

È il giorno dell’esame finale di Junior. Di fronte ad una commissione formata da tre divinità, Junior non riesce a superare l’esame. Non è riuscito a risolvere i bug di Reboot, ma la commissione, dopo breve analisi dei cambiamenti che i personaggi del romanzo hanno subito durante le vicende, decide di concedergli una proroga. Gli umani sono divertenti così come sono, proprio a causa dei loro bug. Che vada a farsi friggere la perfezione logica di un sistema di programmazione. I mondi giusti e perfetti sono noiosissimi.

Tony riuscirà a perdere la verginità? Serena si libererà della cintura di castità? Il contratto di staff leasing e il lavoro in Cina che fine faranno? L’omosessualità di Vittorioso? Forse vale la pena di leggere il romanzo per sapere tutto.

Personaggi

Caro lettore non ti preoccupare, non ti ammorberò con la descrizione di tutti i personaggi del romanzo, ma solo dei sette personaggi, uno per vizio capitale (o bug di Reboot) che fanno parte dei beta tester su cui la commissione esaminatrice verifica che le modifiche a Reboot abbiano sortito gli effetti sperati.

Tony Munafò

Il suo vizio capitale è l’accidia.

Pigro più della pigrizia stessa, è ancora vergine e spera di non morire prima di aver provato i piaceri del sesso.

Non solo deve riuscire ad evitare che il mondo venga resettato tra una settimana, il che significherebbe per lui morire vergine, ma deve anche cominciare a vivere, piuttosto che essere vissuto.

Ha ventiquattro anni e gli voglio troppo bene per affermare che sia bruttino, quindi diciamo solo che le donne non si girano a guardarlo.

Ha lasciato l’università a cinque esami dalla fine e lavora nel Call Center dell’assistenza italiana della Peach, l’austriaca Software House più ricca del mondo, che affitta i lavoratori dalla Human Performance, che li affitta alla Front&Back, che a sua volta li affitta alla HardworkinForce, in una di quelle scatole cinesi a l’italiana per pagare meno tasse.

Serena Soffici

Il suo vizio capitale è l’avarizia.

Deve liberarsi dalla pressione dell’ente religioso da cui dipende e realizzarsi come donna libera.

Ha venticinque anni, i riccioli le cadono come una cascata dorata sulle spalle, gli occhi sono più azzurri di un lago alpino e ha un gran bel di dietro, bello almeno quanto il davanti.

È di famiglia molto modesta ed è riuscita a laurearsi in Scienze delle Comunicazioni grazie alla borsa di studio della Congregazione del Sacro Cuore dei Sandali del Signore, dove attualmente abita. È molto religiosa, ma mica vuol dire che non si diverta. In fondo si ritiene una ragazza come tutte le altre, una ragazza moderna con la cintura di castità. 

Stefano Ribaldi degli Esposti

Il suo vizio capitale è la superbia.

Cerca in tutti i modi di entrare nell’azienda dei suoi sogni, la ProgramTech e lasciare il Call Center, ma soprattutto deve imparare ad accettare l’idea che anche gli altri possano avere talento.

Mingherlino come solo un nerd che si nutre di merendine sa essere, si porta maluccio i propri ventiquattro anni e infatti tutti pensano che ne abbia venticinque.

Viterbese ingegnere informatico, fa parte di un ramo quasi secco dei ben più famosi Ribaldi degli Esposti di Viterbo e si è laureato a Roma ormai già da due anni, grazie ai sacrifici mostruosi dei genitori contadini. I poveretti hanno svenduto, in tempo di crisi economica, un terzo dei campi coltivabili, pur di avere un figlio da esporre come vessillo nella competizione araldica con i ben più blasonati parenti. Il poveretto non ha il coraggio di confessargli che lavora in un Call Center, li ucciderebbe tutti in un colpo solo e la tomba di famiglia non è ancora abbastanza capiente.

Don Intonato Cantalamessa

Il suo vizio capitale è l’ira.

Due i suoi obbiettivi: far separare definitivamente la sorella Agata da Rocco, sanguisuga del patrimonio familiare e recuperare il tempo perso a causa della fede che, dopo aver conosciuto Junior, ha scoperto essere basata sul nulla. Da iracondo qual è all’inizio, riuscirà a mettersi l’ira alle spalle, vicino alla lupara.

Grassottello come la sorella, a cinquantotto anni si crede ancora bello e non rinuncerebbe mai al suo ciuffo a la Little Tony.

Ex membro della ‘Ndrangheta, è riuscito a scampare dalla galera per omicidio, grazie al cardinale Eleuterio Santini, che lo ha fatto entrare come sacerdote nella Congregazione del Sacro Cuore dei Sandali del Signore.

Agata Cantalamessa

Il suo vizio capitale è la gola.

Riconquistare il marito Rocco Maugeri che, dopo averla sfruttata, l’ha lasciata, questo è il suo scopo di vita. Alla fine del romanzo riuscirà almeno a controllare la propria pulsione a mangiare qualsiasi cosa, cotta, cruda, viva o morta.

Cinquantaduenne grassottella, è completamente mancante di autostima e si abbarbica quindi a chiunque le dimostri un po’ di affetto. È in grado di arrivare al suicidio pur di impietosire il prossimo.

Gestisce una fiorente attività di esportazione internazionale del piccantissimo insaccato calabrese ‘Nduja, il cui capitale è continuamente intaccato dal suo amato Rocco.

Vittorioso Cajaffa Spatafora

Il suo vizio capitale è l’invidia. 

Ha un’ossessione: far fuori Tony per prendersi Serena. Il suo hobby è sopraffare il prossimo, pur di ottenere i proprio scopi.

Fisicamente insignificante come un rubinetto gocciolante, alla fine della storia riuscirà però a superare la propria invidia, grazie alla scoperta ed accettazione della propria omosessualità. Neanche tanto scoperta, quanto appioppatagli da Junior con Reboot, ma questi sono dettagli.

Venticinquenne figlio di un alto dirigente di un’agenzia di lavoro interinale, sfrutta le conoscenze del padre per ottenere un ruolo da supervisor nel Call Center ai danni di Tony, che meriterebbe il posto più di lui.

Rocco Maugeri

Il suo vizio capitale è la lussuria.

Belloccio quarantunenne dai gusti dannunziani, vorrebbe riuscire a dimostrare a tutti di essere un grande scrittore, ma alla fine, sempre grazie a Reboot, riuscirà solo a capire quanto è cretino.

Scrittorucolo della provincia calabrese, si è sposato con Agata non solo per dilapidarne gli averi, ma anche per sfruttare il fratello Don Intonato che lo ha fatto accedere alla cerchia degli sceneggiatori di fiction a sfondo religioso. Circolo molto, ma molto fruttuoso.

Junior

Lo so, ho mentito. Avevo detto solo i sette personaggi beta tester, ma potevo lasciare fuori Dio? Vorrei ricordarti che per una mela ha creato dei trambusti che stiamo pagando ancora oggi, quindi direi di non rischiare.

Dall’aspetto di un diciottenne, è un po’ emo, almeno per i capelli e il trucco e un po’ hipster, per via della barba e del maglioncino, indossa il kilt e le scarpe tradizionali scozzesi. 

Da indolente e menefreghista, ha anche lui il proprio arco di cambiamento, impara infatti cosa sia l’affetto e l’empatia, arrivando a provare empatia per le proprie creature, mostrandosi diverso dal padre, notoriamente indifferente alla propria creazione.

Luoghi

Già che ci siamo, diamo un’occhiata rapida ai principali luoghi dove si ambienta la storia.

Front&Back

Quello che colpisce immediatamente è il costante brusio di fondo che solo chi abita ai piedi delle cascate del Niagara può capire. È il brusio degli operatori stipati e aggrappati per anni al mantra «è un lavoro temporaneo».

È un trauma vero, un senso di fallimento assoluto, la fine di ogni illusione di libertà, ma anche un mondo abitato da persone bellissime, di tutti i generi e classi sociali, dal laureato in ingegneria, a quello in lettere.

Esistono due tipi di Call Center, quello inbound, cioè dove sono i clienti a chiamare, e quello outbound, dove è l’operatore che chiama i potenziali clienti e gli si aggrappa agli stinchi nel miraggio di qualche spicciolo a chiusura di contratto. Quest’ultimo è l’inferno vero. Una guerra di trincea a colpi di contratti telefonici della stessa comprensibilità del lineare B cretese, ai quali i clienti, disturbati nei momenti meno opportuni, rispondono con l’artiglieria pesante di vaffanculo volanti.

HardworkinForce

È il paradigma delle agenzie per il lavoro interinale, che affittano il lavoratore all’azienda A, che a sua volta lo affitta all’azienda B, che non contenta, l’affitta all’azienda C, in un travaso di soldi che fa lievitare il costo del lavoro, col risultato che il lavoratore si ritrovi comunque in tasca meno soldi e viva nell’ansia, dal sapore di ricatto, di mancati rinnovi, che possono essere anche di pochi giorni, con la simpatica prospettiva di un bel calcio in culo dall’oggi al domani. «Il Castello» di Kafka al confronto ha la chiarezza degli elementi di Euclide.

Il capolavoro? Lo staff leasing del lavoratore, un contratto d’affitto a lungo termine, esattamente come le automobili aziendali, che lo rende sì precario, ma a tempo indeterminato.

«Tutti vogliono uccidere Dio» inizia proprio alla scadenza, tra sette giorni, dell’ultimo rinnovo possibile di Tony Munafò, che è quindi ad un bivio: o dovrà lasciare l’azienda, o gli verrà proposto lo staff leasing. O la disoccupazione, o il ricatto a tempo indeterminato, o peggio ancora, improponibili corsi di formazione professionale, presso l’agenzia di lavoro interinale, per renderti appetibile alle aziende. I risultati possibili di tali corsi sono due:  il nulla di fatto, o il”ciao è stato un piacere”.