Il cigno nero

Ma che ne sai che domani non ti cadrà un meteorite in testa?

Il fatto che non sia accaduto fino ad oggi non vuol dire che non accadrà domani, così come il fatto di non aver mai visto cigni neri non implica che non ce ne sia uno che in questo momento scorrazzi nel giardino di Mary Pickford nell’Illinois.

È il vecchio problema filosofico dell’induzione, tanto caro ad Hume e agli empiristi inglesi, ricicciato da Nassim Taleb, sub specie millemila pagine.

L’Induzione, il figlio bastardo dell’esperienza ingravidata dall’immaginazione, diceva quel simpaticone di Hume.

Per dimostrare quanto sia pericoloso basare il proprio benessere mentale sull’induzione, Taleb cita l’inflazionata metafora del tacchino di Russell: il gallinaceo che scopre amaramente la fallacia dell’induzione il giorno prima del Thanksgiving day, quando invece del solito mais da sgranocchiare, l’essere umano porta una mannaia.

Nassim Taleb è bravo a narrativizzare un tomo che altrimenti sarebbe stato di una noia insostenibile, almeno per me, ma io sono vecchio e non conto.

Come spesso mi accade, la vocina di Immanuel Kant, mi si è arrampicata fino alle orecchie mentre leggevo.

⁃ Kant (con accento fastidiosamente prussiano): “Attenzione però… l’affermazione che la luna non cadrà sulla terra non è semplicemente induttiva, ma si fonda sulle leggi che usiamo per trovare ricorrenze in natura e non dover quindi ogni giorno scottarci per capire che il fuoco brucia. Non esistono solo giudizi sintetici a posteriori, ma anche sintetici a priori. Non c’è solo la generalizzazione di un pezzo di passato gettata sul futuro, ma anche conoscenza di regole.”

L’errore è applicare leggi di previsione di natura ad ambiti che invece sono solo statistici e la statistica è quella cosa per cui l’italiano medio ha mezzo pene ed un seno, quindi non proprio realistica al massimo.

⁃ Io: “Ma perché caro Taleb non possiamo fare a meno dell’induzione?”

⁃ Taleb: “Perché ci piacciono le storie, ci piace riassumere e ci piace semplificare, ossia ridurre le dimensioni delle questioni.”

Vi lascio una citazione de “Il cigno nero” che ha toccato le mie corde:

Forse è questa la vera fiducia in se stessi: la capacità di osservare il mondo senza necessariamente trovare qualcosa che lusinghi il proprio io.

Chiusura della campagna di Bookabook

La campagna di «Tutti vogliono uccidere Dio» su Bookabook è giunta al termine.

Non è stato raggiunto il goal per la pubblicazione dell’opera, ma sono stati raccolti i 60 pre-ordini necessari per effettuare l’edizione limitata per voi sostenitori.

Nei prossimi mesi bookabook si occuperà di effettuare la revisione del testo, l’impaginazione e la produzione in formato cartaceo ed ebook, dopodiché il libro verrà consegnato a tutti i sostenitori del progetto.

È stata comunque un’esperienza da cui ho imparato moltissime cose, la più importante è che il mio rapporto coi social va molto migliorato.

Non smetterò mai di esservi grato per avermi sostenuto e voglio ringraziarvi uno per uno. Per Bookabook siete pochi, ma a me sembrate tantissimi e vi voglio bene, ma proprio fisicamente!

Valentina Gregori, Nicoletta Todisco, Micaela Del Zotto, Marta Mazzelli, Maria Grazia Cavarretta, Barbara Fiocco, Ugo Mancino, Monica Miele, Paola Caprioli, Francesca Gabriele, Gianni Morittu, Paolo Del Buono, Oana Hosu, Sara Biribicchi, Gianluigi Marcucci Tasso, Marco Lombardi, Enrico Sordi, Giacomo Giubilini, Tamara De Pau, Marta Priori, Sara Logiudice, Giuseppe Giglio, Raffaella Aloe, Marisa Mugianesi, Natascia Lavina, Alessandro Sakoff, Alessandro Trabalza, Francesco Sulpizi, Juan Pablo Forbitti, Simone Cavatorta, Eleonora Migliore, Eva Tarantino, Carlo Bonaiuti, Raffaele Lombardi, Annaclaudia Giordano, Simona Casalinuovo, Simone Gregori, Silvia D’andrea, Fabio Palmieri, Mimma Santarsiero, Alberto Grandi, Daniela Refosco, Diego Capitani, Mario Gregori, Filippo Barbanti, Daniela Cozzolino, Paolo Bacchi, Luca Mencarelli, Laura Montini, Isabella Vettore, Sauro Ciantini.

La casa di Dio

Come ti aspetti che sia l’appartamento di Dio? Ci hai mai pensato?

Come minimo pareti azzurre come il cielo, profumo d’incenso e musica celestiale, giusto? Invece è un monolocale pulcioso nel centro della città.

Sulla parete di destra, appena entrati, ci sono tre file di mensole sovrapposte, sulle quali sono disposte delle Action Figures stranissime. Su quella di sinistra invece ci sono quattro posters: quello di Hitler, quello di Gesù di Nazareth, quello di Elvis Presley, quello di Paul McCartney e Bob Dylan.

Ecco la disposizione dei modellini sulle mensole, partendo dal basso, verso l’alto. Sul primo scaffale il primo modellino è in solido marmo di Carrara e raffigura il “Modello atomico di Bohr” dell’idrogeno, quello che sembra un piccolo sistema solare, con il nucleo al centro, come un sole, e gli elettroni che gli girano attorno, come pianeti. Segue un pesce con le zampe, una scimmia in tuxedo e con un monocolo all’occhio destro e un centauro al contrario, cioè la parte di uomo sotto e quella di cavallo sopra.

Sul secondo scaffale ci sono un UFO, di quelli da Area 51, col capoccione e gli occhioni da ipertiroideo a mandorla; una specie di dinosauro con il collo lunghissimo e le pinne, al posto delle zampe, identico al Mostro di Loch Ness; Babbo Natale.

Sul terzo scaffale ci sono un essere antropomorfo, ma con la pelliccia da orso bianco, identico allo Yeti, se non fosse per le sneakers dell’Adidas; una donna in tuta da ginnastica, ma con dieci braccia, identica alla dea Kalì; Marilyn Monroe, nella impareggiabile posizione del vento dalla grata in “Quando la moglie è in vacanza”. Sono gli studi per realizzare l’uomo…

Puoi leggere le bozze in anteprima e lasciare una recensione sul sito di Bookabook.

Ogni piccolo gesto e condivisione del link può aumentare il bacino dei potenziali lettori e può avvicinarmi all’obiettivo di raggiungere le 200 copie di prevendite, grazie al quale «Tutti vogliono uccidere Dio» potrà uscir a riveder le stelle.

Voglio molto bene a Neil Gaiman

Finisco di scrivere il mio romanzo «Backup» in cui nero le vicende delle divinità romane che si sono mischiate agli umani per non rischiare di finire nel dimenticatoio e in che lettura mi imbatto? «American God» di Neil Gaimann.

In «American God» veniamo in contatto con alcune divinità dei pantheon più disparati, trasferitisi in America, come cavalli di Troia, dentro le storie degli immigranti. Un sottobosco di personaggi inquietanti, una versione freaks degli alieni di “Men in Black”, che vivono in mezzo ai mortali umani senza che questi se ne accorgano. Molto simile al mio «Backup», ma cosa potevo farci? Ormai l’avevo scritto.

Di Neil Gaiman adoro il sapore fumettoso e il riciclaggio del patrimonio comune a tutti noi della mitologia. Anche il mio «Backup» attinge a piene mani alla mitologia. Ho letto «American God» dopo aver scritto «Backup». Giuro.

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Voglio molto bene a Christopher Moore

Christopher Moore, con «Il Vangelo secondo Biff» e i Monty Python con «Brian di Nazareth» mi ha dato il coraggio di scherzare con la religione.

Senza paura di mischiare in modo carnevalesco, Moore crea un cocktail narrativo irresistibile mischiando tutto senza paura vampiri, religione, divinità, techno-disagi-esistenziali-urbani, qualunque cosa voglia dire ‘sto neologismo.

Ne «Il Vangelo secondo Biff» dà fuoco alla miccia delle domande che chiunque si porrebbe, se libero dagli sguardi torvi dei preti: Gesù giocava a fare il kung fu con gli amici? Si scaccolava? Ha sempre saputo come fare il Messia, sin da piccolo? I miracoli gli sono sempre venuti bene, ho ha dovuto esercitarsi un po’, come qualsiasi batterista che si rispetti?

Anche altri autoroni si sono cimentati nella riscrittura dei Vangeli, primo fra tutti Il Vangelo secondo Gesù Cristo, di José Saramago, ma leggere quello di Moore, dopo quello di Saramago, è come ascoltare un dialogo di Pulp Fiction, dopo aver appena assistito al sermone natalizio di Papa Francesco.

E niente, devi leggere assolutamente «Il Vangelo secondo Biff».

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Lo scannatoio

C’è un luogo in che rappresenta la speranza che i soldi investiti in blefaroplastiche ed il tempo trascorso in feste del jet set o su Instagram e Tik Tik con culi balconata e bocche a culo di gallina non sia stato buttato al vento e che il sogno di entrare nel rutilante mondo del spettacolo si realizzi e questo luogo è l’appartamento che il fallito ex sceneggiatore Rocco Maugeri affitta per i propri incontri galanti a suon di «Non ti preoccupare ti faccio conoscere il direttore di Rai Yo Yo, ma tu tu devi essere gentile con me.»

Speranze che però puntualmente si infrangono la mattina sull’Iceberg di un “Mi faccio sentire io, non ti preoccupare.»

Lo scannatoio di Rocco si trova in Prati, a due passi dal Vaticano, luogo quindi facilmente raggiungibile anche dai prelati che qui sono di casa ed è qui che l’armata Brancaleone formata da Junior, Stefano e Serena troveranno per un po’ rifugio dalla caccia che gli danno sia Congregazione del Sacro Cuore dei Sandali del Signore che il Gruppo Atei Materialisti Scientifici, entrambi intenzionati a far fuori Dio.

Situato in un palazzone ottocentesco, rigorosamente senza ascensore, Rocco l’ha arredato ispirandosi alla casa del suo autore preferito, al vate Gabriele d’Annunzio, ricreando un Vittoriale in miniatura.

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Amica Michela

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Voglio molto bene a Terry Pratchett

Terry Pratchett, Terry Pratchett, Terry Pratchett… lo ripeto ossessivamente così ti rimane nella memoria, perché sono sicuro che non ne hai meai sentito parlare, eppure Pratchett è stato l’autore più venduto degli anni novanta e al 2010 ha venduto complessivamente 65 milioni di copie dei suoi libri, tradotti in 37 lingue. Mica bruscolini.

Se Balzac ha costruito il mondo della Comédie humaine con l’intento di descrivere in modo quasi esaustivo la società che lo circondava, Pratchett ha fatto lo stesso con la serie del Mondo disco. Al contrario di Balzac, che ha usato il microscopio per analizzare gli uomini come formiche, Pratchett ha usato il telescopio per puntarlo su un mondo talmente distante da essere vicinissimo, perché la luna guardata dal telescopio è a portata di mano.

E questo sua capacità di guardare il lontanissimo per descrivere il vicinissimo con sorriso bonario e non con quello amaro di Balzac è ciò che gli invidio di più, oltre all’aplomb con cui si spolvera le spalline dai residui polverosi dell’insensatezza dell’esistenza.

Eppure rimane sempre una lucerna alla fine del tunnel dei suoi romanzi, una speranza di indossabilità, come se dicesse. «Se non puoi capire e dominare la vita, almeno abbinagli il colore giusto dei pantaloni.»

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