Rocco

Puoi leggere le bozze in anteprima e lasciare una recensione sul sito di Bookabook.

Ogni piccolo gesto e condivisione del link può aumentare il bacino dei potenziali lettori e può avvicinarmi all’obiettivo di raggiungere le 200 copie di prevendite, grazie al quale «Tutti vogliono uccidere Dio» potrà uscir a riveder le stelle.

La casa di Dio

Come ti aspetti che sia l’appartamento di Dio? Ci hai mai pensato?

Come minimo pareti azzurre come il cielo, profumo d’incenso e musica celestiale, giusto? Invece è un monolocale pulcioso nel centro della città.

Sulla parete di destra, appena entrati, ci sono tre file di mensole sovrapposte, sulle quali sono disposte delle Action Figures stranissime. Su quella di sinistra invece ci sono quattro posters: quello di Hitler, quello di Gesù di Nazareth, quello di Elvis Presley, quello di Paul McCartney e Bob Dylan.

Ecco la disposizione dei modellini sulle mensole, partendo dal basso, verso l’alto. Sul primo scaffale il primo modellino è in solido marmo di Carrara e raffigura il “Modello atomico di Bohr” dell’idrogeno, quello che sembra un piccolo sistema solare, con il nucleo al centro, come un sole, e gli elettroni che gli girano attorno, come pianeti. Segue un pesce con le zampe, una scimmia in tuxedo e con un monocolo all’occhio destro e un centauro al contrario, cioè la parte di uomo sotto e quella di cavallo sopra.

Sul secondo scaffale ci sono un UFO, di quelli da Area 51, col capoccione e gli occhioni da ipertiroideo a mandorla; una specie di dinosauro con il collo lunghissimo e le pinne, al posto delle zampe, identico al Mostro di Loch Ness; Babbo Natale.

Sul terzo scaffale ci sono un essere antropomorfo, ma con la pelliccia da orso bianco, identico allo Yeti, se non fosse per le sneakers dell’Adidas; una donna in tuta da ginnastica, ma con dieci braccia, identica alla dea Kalì; Marilyn Monroe, nella impareggiabile posizione del vento dalla grata in “Quando la moglie è in vacanza”. Sono gli studi per realizzare l’uomo…

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Voglio molto bene a Neil Gaiman

Finisco di scrivere il mio romanzo «Backup» in cui nero le vicende delle divinità romane che si sono mischiate agli umani per non rischiare di finire nel dimenticatoio e in che lettura mi imbatto? «American God» di Neil Gaimann.

In «American God» veniamo in contatto con alcune divinità dei pantheon più disparati, trasferitisi in America, come cavalli di Troia, dentro le storie degli immigranti. Un sottobosco di personaggi inquietanti, una versione freaks degli alieni di “Men in Black”, che vivono in mezzo ai mortali umani senza che questi se ne accorgano. Molto simile al mio «Backup», ma cosa potevo farci? Ormai l’avevo scritto.

Di Neil Gaiman adoro il sapore fumettoso e il riciclaggio del patrimonio comune a tutti noi della mitologia. Anche il mio «Backup» attinge a piene mani alla mitologia. Ho letto «American God» dopo aver scritto «Backup». Giuro.

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Voglio molto bene a Christopher Moore

Christopher Moore, con «Il Vangelo secondo Biff» e i Monty Python con «Brian di Nazareth» mi ha dato il coraggio di scherzare con la religione.

Senza paura di mischiare in modo carnevalesco, Moore crea un cocktail narrativo irresistibile mischiando tutto senza paura vampiri, religione, divinità, techno-disagi-esistenziali-urbani, qualunque cosa voglia dire ‘sto neologismo.

Ne «Il Vangelo secondo Biff» dà fuoco alla miccia delle domande che chiunque si porrebbe, se libero dagli sguardi torvi dei preti: Gesù giocava a fare il kung fu con gli amici? Si scaccolava? Ha sempre saputo come fare il Messia, sin da piccolo? I miracoli gli sono sempre venuti bene, ho ha dovuto esercitarsi un po’, come qualsiasi batterista che si rispetti?

Anche altri autoroni si sono cimentati nella riscrittura dei Vangeli, primo fra tutti Il Vangelo secondo Gesù Cristo, di José Saramago, ma leggere quello di Moore, dopo quello di Saramago, è come ascoltare un dialogo di Pulp Fiction, dopo aver appena assistito al sermone natalizio di Papa Francesco.

E niente, devi leggere assolutamente «Il Vangelo secondo Biff».

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Lo scannatoio

C’è un luogo in che rappresenta la speranza che i soldi investiti in blefaroplastiche ed il tempo trascorso in feste del jet set o su Instagram e Tik Tik con culi balconata e bocche a culo di gallina non sia stato buttato al vento e che il sogno di entrare nel rutilante mondo del spettacolo si realizzi e questo luogo è l’appartamento che il fallito ex sceneggiatore Rocco Maugeri affitta per i propri incontri galanti a suon di «Non ti preoccupare ti faccio conoscere il direttore di Rai Yo Yo, ma tu tu devi essere gentile con me.»

Speranze che però puntualmente si infrangono la mattina sull’Iceberg di un “Mi faccio sentire io, non ti preoccupare.»

Lo scannatoio di Rocco si trova in Prati, a due passi dal Vaticano, luogo quindi facilmente raggiungibile anche dai prelati che qui sono di casa ed è qui che l’armata Brancaleone formata da Junior, Stefano e Serena troveranno per un po’ rifugio dalla caccia che gli danno sia Congregazione del Sacro Cuore dei Sandali del Signore che il Gruppo Atei Materialisti Scientifici, entrambi intenzionati a far fuori Dio.

Situato in un palazzone ottocentesco, rigorosamente senza ascensore, Rocco l’ha arredato ispirandosi alla casa del suo autore preferito, al vate Gabriele d’Annunzio, ricreando un Vittoriale in miniatura.

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Amica Michela

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Voglio molto bene a Terry Pratchett

Terry Pratchett, Terry Pratchett, Terry Pratchett… lo ripeto ossessivamente così ti rimane nella memoria, perché sono sicuro che non ne hai meai sentito parlare, eppure Pratchett è stato l’autore più venduto degli anni novanta e al 2010 ha venduto complessivamente 65 milioni di copie dei suoi libri, tradotti in 37 lingue. Mica bruscolini.

Se Balzac ha costruito il mondo della Comédie humaine con l’intento di descrivere in modo quasi esaustivo la società che lo circondava, Pratchett ha fatto lo stesso con la serie del Mondo disco. Al contrario di Balzac, che ha usato il microscopio per analizzare gli uomini come formiche, Pratchett ha usato il telescopio per puntarlo su un mondo talmente distante da essere vicinissimo, perché la luna guardata dal telescopio è a portata di mano.

E questo sua capacità di guardare il lontanissimo per descrivere il vicinissimo con sorriso bonario e non con quello amaro di Balzac è ciò che gli invidio di più, oltre all’aplomb con cui si spolvera le spalline dai residui polverosi dell’insensatezza dell’esistenza.

Eppure rimane sempre una lucerna alla fine del tunnel dei suoi romanzi, una speranza di indossabilità, come se dicesse. «Se non puoi capire e dominare la vita, almeno abbinagli il colore giusto dei pantaloni.»

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Il subaffitto acrobatico

Il subaffitto acrobatico è uno dei modi di abitare più comuni a Roma. Avete visto il costo degli affitti? Beh, con uno stipendio medio, per giunta precario, l’idea di poter vivere da soli è ai livelli dell’utopia hippie. Tony quindi è costretto a condividere una stanza in un appartamento in cui vive con altre tre persone, la calabrese ex ricca Agata, lo sceneggiatore fallito e altrettanto calabrese ex marito di Rocco e il loro figlio nerd adolescente Audace.

L’appartamento si trova nell’estrema periferia di Roma, ma potrebbe server anche di Nairobi, raggiungibile con almeno due ore di mezzi pubblici, di odori di sudori non facenti sicuramente parte di questo sistema solare.

Agata e Rocco erano abituati ad un appartamento one a Prati, al Centro di Roma, ma la crisi ’ndo coije coije e così l’appartamento in periferia diventa un ricettacolo di rimpianti, rimorsi e benedette mal masticate e mai digerite.

Adesso non vorrai farmi credere che non hai mai conosciuto un’appartamento del genere…

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Anticlericalismo un tantino radicale

«Non li sopporto i preti» risponde Alvaro, utilizzando per la prima volta frasi articolate e non grugniti «Lasciano mance de merda.»

«Non le sembra una reazione un tantino esagerata?» chiede Serena.

«Per annullamme er matrimonio, ’a Sacra Rota ha voluto Cinquemila l’euri. Te rendi conto? Cinquemila l’euri, mica bruscolini. Dico io, ma nun ve basta l’otto per mille? Ma che gargarozzoni sete?»

«Beh effettivamente mi sembra un tantino esagerato» rispondo «Ma rilasciano fattura?»

«Macché, tutto a’ ’r nero. E pe ’na messa pe’ la bon’anima de pora nonna, sapete quanto m’hanno scucito? No dite ’na cifra.»

«Cinquanta euro?» arrischia Serena.

«Se… er cazzo. Ducento l’euri m’hanno scucito. Du-cen-to-le-u-ri pe’ ’na cosa che dovrebbe da esse’ aggratise!»

«Certo, aggratise» risponde sorridendo forzatamente Stefano, in evidente imbarazzo di fronte allo sguardo spiritato di Alvaro.

«Du-cen-to-le-u-ri pe’ ’na santa donna come pora nonna, pe’ una che ha lavorato onestamente tutta la vita.»

«Che lavoro faceva?» chiedo.

«’A cravattara.»

«Cos’è una cravattara?» mi chiede Serena.

«Una strozzina.»

«E poi, a dilla proprio tutta, nun me so mai annati giù l’accordi de mutuo riconoscimento tra ’r Regno d’Italia e ’a Santa Sede dell’ unnici febbraro millenovecentoventinove… com’è che se chiameno? Quelli rinnovati ne’ ’r millenovecentottantaquattro da Carxi e Casaroli…»

«I patti Lateranensi?» suggerisce timidamente Serena.

«Sì i Patti Lateranensi, che hanno stabilito che la religione di Stato in Italia è er cattolicesimo e che li preti se li dovemo accolla’ noi co’ parte de’ ’r gettito totale IRPEF.»

«Effettivamente…» tenta di calmarlo Stefano.

«Li odio. Adesso li combatto a modo mio, ’ndo posso arriva’.»

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