Anticlericalismo un tantino radicale

«Non li sopporto i preti» risponde Alvaro, utilizzando per la prima volta frasi articolate e non grugniti «Lasciano mance de merda.»

«Non le sembra una reazione un tantino esagerata?» chiede Serena.

«Per annullamme er matrimonio, ’a Sacra Rota ha voluto Cinquemila l’euri. Te rendi conto? Cinquemila l’euri, mica bruscolini. Dico io, ma nun ve basta l’otto per mille? Ma che gargarozzoni sete?»

«Beh effettivamente mi sembra un tantino esagerato» rispondo «Ma rilasciano fattura?»

«Macché, tutto a’ ’r nero. E pe ’na messa pe’ la bon’anima de pora nonna, sapete quanto m’hanno scucito? No dite ’na cifra.»

«Cinquanta euro?» arrischia Serena.

«Se… er cazzo. Ducento l’euri m’hanno scucito. Du-cen-to-le-u-ri pe’ ’na cosa che dovrebbe da esse’ aggratise!»

«Certo, aggratise» risponde sorridendo forzatamente Stefano, in evidente imbarazzo di fronte allo sguardo spiritato di Alvaro.

«Du-cen-to-le-u-ri pe’ ’na santa donna come pora nonna, pe’ una che ha lavorato onestamente tutta la vita.»

«Che lavoro faceva?» chiedo.

«’A cravattara.»

«Cos’è una cravattara?» mi chiede Serena.

«Una strozzina.»

«E poi, a dilla proprio tutta, nun me so mai annati giù l’accordi de mutuo riconoscimento tra ’r Regno d’Italia e ’a Santa Sede dell’ unnici febbraro millenovecentoventinove… com’è che se chiameno? Quelli rinnovati ne’ ’r millenovecentottantaquattro da Carxi e Casaroli…»

«I patti Lateranensi?» suggerisce timidamente Serena.

«Sì i Patti Lateranensi, che hanno stabilito che la religione di Stato in Italia è er cattolicesimo e che li preti se li dovemo accolla’ noi co’ parte de’ ’r gettito totale IRPEF.»

«Effettivamente…» tenta di calmarlo Stefano.

«Li odio. Adesso li combatto a modo mio, ’ndo posso arriva’.»

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Santo Santini

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Voglio tanto bene a Terry Gilliam

A chi vuoi più bene a Mamma o a papà? chiedeva il grande capo Palla Pesante della tribù dei Cefalon al figlio Capo di Bomba.

Capo di Bomba rispondeva: «A Pippo Baudo», io invece non posso che rispondere: «A Terry Gilliam.»

L’ho sempre amato visceralmente, sin dai cartoni animati che creava per i Monty Python Flying Circus, passando per il delirante «Brazil», fino a «L’uomo che uccise Don Chisciotte».

Un amore senza «se» e senza «ma». Adoro il suo mettere tutto sotto sopra, il suo sguardo sempre meravigliato e meraviglioso, il suo sconvolgere la quotidianità dalle radice. Dopo aver visto un suo film il mondo non può essere più lo stesso e se hai visto «L’esercito delle 12 scimmie» sai bene di cosa sto parlando.

Gilliam è sicuramente uno dei più grandi barman della storia, perché sa mescolare colto e pop, alto e basso, immagini ferme e e in movimento, per creare dei cocktail raffinati, ma dolciastri e mai dissetanti.

Dammi retta, fatti un regalo, compra «Gilliamesque, un’autobiografia pre-postuma».

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Le agenzie di lavoro interinale

Le agenzie del lavoro affittano il lavoratore all’azienda A, che a sua volta lo affitta all’azienda B, che non contenta, l’affitta all’azienda C, in un travaso di soldi che fa lievitare il costo del lavoro, col risultato che il lavoratore si ritrova comunque in tasca meno soldi e vive nell’ansia dal sapore di ricatto di mancati rinnovi, I rinnovi che possono essere di pochi giorni e le aziende sono libere di dargli un bel calcio in culo dall’oggi al domani.

Il capolavoro? Lo staff leasing del lavoratore, un contratto d’affitto a lungo termine, esattamente come le automobili aziendali, che lo rende sì precario, ma a tempo indeterminato.
«Tutti vogliono uccidere Dio» inizia proprio alla scadenza tra sette giorno dell’ultimo rinnovo possibile di Tony Munafò, che è ad un bivio: o dovrà lasciare l’azienda, o gli verrà proposto lo staff leasing. O la disoccupazione, o il ricatto a tempo indeterminato, o peggio ancora, improponibili corsi di formazione professionale per renderti appetibile alle azienda, che si risolvono nel nulla di fatto e nel “ciao è stato un piacere” con un tasso di probabilità che rasenta la certezza.

Se vuoi dare una sbirciatina a quel mondo, leggi il mio racconto «Il purgatore».

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Il primo appuntamento con Serna

Corro come un ossesso per arrivare in tempo al Pub “The Drunken Pixie”, di proprietà di Zamfir Georgescu ed il vestito di Rocco non mi aiuta, perché un completo di pura lana vicentina, anche se di qualità superiore, d’estate tende a farti sudare come una partoriente a cui si siano appena rotte le acque. 

Lei è seduta su uno sgabello, di quelli che sembrano trespoli, ed è, se possibile, più bella che mai. I riccioli le cadono come una cascata dorata sulle spalle, gli occhi sono più azzurri di un lago alpino e che gran culo e che tettone, con due capezzoli così dritti da poterci appendere i quadri. Adoro l’estate, perché le ragazze si mettono questi vestitini che lasciano alla fantasia solo la percentuale di acrilico. 

Si porta i suoi venticinque anni come una leggerissima pashmina di seta. Mi fa segno di raggiungerla e, più agile di Tarzan nella giungla, arrivo da lei, sfoggiando il sorriso più fluorattivo di cui sono capace.

«Come sei elegante» esordisce lei.

«Macché, mi vesto sempre così di sera.»

«Io credevo che l’avessi fatto per me» fa il broncetto lei.

«Certo che l’ho fatto per te… sì insomma…» comincio a balbettare come un idiota, come sempre di fronte ad una ragazza che mi piace.

«Dai che scherzo. Lo so che non è per me. Lo so come sei, ti ho capito da tempo.»

Penso che Serena sia molto sensibile. Ha capito come sono davvero, senza che abbiamo mai parlato veramente di noi.
Mi aggrappo alle regole di Michela.

Primo, falla ridere durante tutto il pasto, ché la donna divertita è più malleabile. Mi sembra si stia divertendo e ride molto alle mie battute un po’ datate.

Secondo, falla ubriacare, ché la donna ubriaca è ancora più malleabile.

Terzo dille sempre la verità, soprattutto se narra di uno sfigatello, ché le donne amano salvare gli sfigati.
Tra una birra e l’altra (devo dire che la ragazza regge bene l’alcool), comincio a raccontarle tutto di me, nonostante la mia pigrizia.

Dopo tre ore, la giacca di Rocco è sullo sgabello vicino a me, piena di gusci di pistacchio e Serena sa di mio padre, della Sicilia, del DAMS, del mio colore preferito e del gruppo sanguigno. L’unica cosa che non le ho detto è l’età della mia prima masturbazione, perché un gentleman certe cose le tiene per sé.

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Cardinal Santini

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