Paragoni a cazzo di cane

Cari amici no green pass, così determinati eppur coccolosi, vorrei che mi aiutaste a capire una cosa.

Non riguardo il vaccino (ché non riesco a capire il bugiardino dell’aspirina, figuriamoci se riesco a capire se il vaccino faccia bene o faccia crescere quattro braccia a breve, media, o lunga distanza), ma sul paragonare il green pass alla stella di David sui vestiti degli ebrei.

La stella era un marchio ontologico, nel senso che non c’era modo di toglierla aderendo al nazismo, e stabiliva un confine invalicabile tra umani e subumani. Il green pass invece è temporaneo e stabilisce un limite valicabilissimo, come tra chi ha la patente e può guidare e chi non ce l’ha e non può guidare, ma basta prendere la patente per fare il saltino dall’altra parte e il non avere la patente non comporta un giudizio di malvagità, così come non comporta un marchio eterno di cattiveria il vietare ad uno con la febbre di entrare a visitare un parente in terapia intensiva.

Tutto questo per dire che i paragoni a cazzo di cane forse sarebbe meglio evitarli per non darsi la zappa sui piedi. Forse è meglio se vi concentriate solo sulla posologia e sui bugiardini dei vaccini.

Tante care cose.

Certo di un vostro cortese riscontro, colgo l’occasione per porgere i più sentiti auguri per le festività a voi e ai vostri cari tutti.