Superbia

Tony Munafò dixit.

E finalmente l’ultimo post su quanto so indossare con stile i sette vizi capitali, o bug per Junior.

Superbia: radicata convinzione della propria superiorità, reale o presunta, che si traduce in atteggiamento di altezzoso distacco o anche di ostentato disprezzo verso gli altri, e di disprezzo di norme, leggi e rispetto altrui.

Questa ce l’ho. Spesso mia madre mi dice che mi sento ‘sto cazzo, che più o meno è una specie di hashtag per la definizione di superbia che ho scritto su.

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Scelgo in base all’algoritmo “prendi l’indumento che puzza di meno”

«È stata una giornata particolarmente dura» penso mentre mi rilasso giocando a Killer’s Creed, dopo le due ore di mezzi pubblici. Tra le varie ammazzatine di cattivoni di turno, penso che anche ieri sia stata una giornata particolarmente dura. Diciamo che sono state due giornate particolarmente dure, ma più che dure, assurde.
Mettiamo che Junior sia veramente Dio, cosa che non credo affatto, e che il mondo stia per finire, che cosa si fa in questi casi? Come ci si comporta? Devo prendere un sgabello, mettermi davanti ad una chiesa e gridare a tutti che il mondo sta per finire? È così che si sentivano i profeti biblici? No, sono troppo pigro per sbattimenti del genere.
Proprio mentre sto per superare il livello in cui sono incastrato da circa due mesi, mi arriva un messaggio. Di nuovo quello svalvolato di Junior?

  • Va bene stasera al pub irlandese The Drunken Pixie?

Faccio fatica a rispondere, un po’ perché l’emozione mi fa scappare la cacca, un po’ perché le dita si intrecciano sul touchscreen, un po’ per il correttore automatico che mi traduce “a che ora” con “che bella trota”, ma alla fine ce la faccio e trascorro i trenta secondi d’attesa più lunghi della mia vita.

  • Alle nove e mezza va bene?
  • Ci vediamo lì.

Ed inizia il dramma. Come mi vesto? Di solito il mio criterio di scelta si basa sull’algoritmo “prendi l’indumento che puzza di meno”, ma non posso andare all’appuntamento della mia vita vestito cinofallicamente, cioè a cazzo di cane.
Per fortuna Agata passa di fronte alla mia camera, ingozzandosi da un cesto pieno di dolci.
«Appuntamento galante?» mi chiede a bocca piena ed io annuisco.
«Vieni, ti presto il vestito con cui Rocco ha fatto colpo su di me.»
«Non vorrei disturbare.»
«Nessun disturbo.»

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Ira

Tony Munafò dixit.

Rieccomi. Il vizio capitale di oggi, o bug per Junior, è l’ira. Dopo questo, ce n’è ancora un altro e finalmente basta!

Ira: desiderio di vendicare violentemente un torto subito.

Ecco, questo vizio capitale l’ho sempre avuto in dose trascurabile. Sono troppo pigro per gestire tutto lo sforzo fisico di cui necessità un soddisfacente utilizzo dell’ira.

Ma mi ci vedi incazzato? Io? Per un campione europeo indoor di divano, Netflix e birra fredda, come me, lo sforzo per muovere tutti i muscoli necessari per essere incazzati sarebbe fatale. Non è roba per me.

Sai chi è davvero pratico di ira? Il padre di Junior. Mi ha raccontato di cose incazzose di suo padre, che uno non si aspetterebbe mai.

Prova ad indovinare come finisce questo post: su Reboot ho scritto tutto quello che Junior mi ha raccontato del padre.

Bravo, hai indovinato.

E tu quanta ira hai da 1 a 10?

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Piccola mandria di vecchiette slotmachineaholic

Dal vangelo secondo Reboot.

Il “Bar degli Angeli”, nonostante il nome è tutt’altro che angelico. Non vi si aggirano sostanze eteree ed esseri rarefatti, ma ben più prosaici pensionati scorreggioni, che si mettono in forze a colpi di cappuccini corretti al Mistrà, prima di andare a fissare gli operai dei lavori in corso. Ci sono anche spacciatori in difficoltà nella vendita al dettaglio, per via della non perfetta padronanza della lingua italiana. Altri spacciatori sono invece in difficoltà, non per l’italiano, ma per la gestione delle entrate e delle uscite, perché alle elementari non sono mai stati ferratissimi in matematica. Completano la fauna, una piccola mandria di vecchiette slotmachineaholic, che lasciano lì la pensione ogni ventotto del mese.
Il bar è piccolo come gli scatti d’aumento dello stipendio di un consulente, ma occupa abusivamente il marciapiede e l’abusivismo è sanato, a quanto si dice, da una fornitura di colazioni e droghe leggere da parte del proprietario Zamfir Georgescu al vigile urbano di zona.

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Gola

Tony Munafò dixit.

Rieccomi. Il vizio capitale di oggi, o bug per Junior, è la gola. Dai ne mancano solo due e poi ti lascio in pace.

Gola: meglio conosciuta come ingordigia, abbandono ed esagerazione nei piaceri della tavola, e non solo.

L’ho praticata molto per i trentatré anni di verginità obbligata, per via del blocco che Junior mi aveva involontariamente appioppato con il software Reboot.

Più che un vizio era una specie di difesa, una gratificazione per riempire un buco d’affetto. Cosa c’è di meglio del cibo per riempire un buco? È tipo stucco per i buchi nel muro. Se non puoi riempire quello emotivo, allora usi le metafore: la cassata siciliana farcita di strutto e cannoli lardellati come metafora del riconoscimento emotivo con un altro rappresentante del genere animale al quale appartieni. Cibo e lavoretti a mano: accoppiata diabolica. Solo certi cardinali possono capirmi!

In conclusione: se mangi fino a sentirvi male, ti capisco. Ma si può smettere. Io l’ho fatto grazie a Junior e in Reboot c’è la soluzione.

Per carità, non sto dicendo che Reboot è la soluzione ai disturbi alimentari, ma che almeno, se sei impegnato nella lettura, magari ti dimentichi per un po’ della masticazione.

E tu quanta gola hai da 1 a 10?

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L’Italia è un paese fondato sulle file

Dal vangelo secondo Reboot.

Un’altra fila. L’Italia è un paese fondato sulle file. Mi districo nel serpentone di varia e variegata umanità, che raglia sventolando il proprio curriculum, stampato caldo caldo all’Internet Point di Zamfir Georgescu, dietro l’angolo del palazzo al centro di Roma, che ospita la sede italiana dell’internazionalissima agenzia di lavoro interinale HardworkinForce.
Aspettano e si raccontano tra di loro che quelli dell’HardworkinForce hanno promesso che sarebbero stati informati sul misterioso lavoro per il quale li avrebbero affittati solo durante il colloquio. Sanno solo che, prima di prendere servizio, devono superare un test di informatica e seguire un corso di una settimana, il Nesting, con tanto di test finale. Nessuno parla di contratto, perché la fame di lavoro che esalano, mischiata alle folate di sudore da caldo tropical-romano estivo, fa immediatamente intendere che accetterebbero anche di vendere ghiaccioli al Polo Nord.

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Lasciatemi morire in pace

Dal vangelo secondo Reboot.

Dopo le canoniche due ore di mezzi pubblici, di odori di sudori non facenti sicuramente parte di questo sistema solare, riesco ad arrivare a casa, nell’estrema periferia della città. Sono all’incirca le sei di sera.
Appena apro la porta mi inonda un urlo femminile: «Lasciatemi morire. Lasciatemi morire in pace.» Continua a leggere

Lussuria

Tony Munafò dixit.

Rieccomi. Puntuale e fastidioso come la rata del mutuo, l’unica cosa che dura per sempre, altro che i diamanti o l’amore della mamma.

Stavo rileggendo la definizione di lussuria: incontrollata sensualità, irrefrenabile desiderio del piacere sessuale fine a sé stesso, concupiscenza, carnalità.

Anche questo vizio ce l’ho e per trentatré anni ce l’ho avuto solo potenzialmente e non in pratica. Diciamo che ce l’avevo artigianalmente, nel senso di lavori a mano, ma poi, grazie a Junior che mi ha levato il blocco con Reboot, ho cominciato anche io a praticarlo e devo dire che non è niente affatto male come vizio capitale. Altro che bug, è una ficata assoluta. Continua a leggere

Comunque è inutile che ci giri attorno

Dal vangelo secondo Reboot.

«Comunque è inutile che ci giri attorno. L’hai invitata o no?»
«Non proprio. Cioè tecnicamente sì.»
«Logica stringente, più di un limone per la diarrea.»
«Sono tre anni che con Serena ci frequentiamo tra un break e l’altro e all’improvviso introduco l’argomento alimentare. Che cosa vorrà dire?»
«Che hai fame?»
«Divertente.»
«Lo so io che cosa le vuoi introdurre, ma se continui così, non ti basta un’era geologica.»
«Ho i miei tempi. Sono pigro.»
«Dicevano così anche i tirannosauri. Visto che fine hanno fatto? Perché non hai ancora invitato Serena a cena? Vuoi che te la rubi Vittorioso sotto il naso?» Continua a leggere

Avarizia

Tony Munafò dixit.

Rieccomi. Se c’è una cosa che si può dire di Tony Munafò, cioè il sottoscritto, è che sono puntuale, come un brufolo sul culo dopo un’abbuffata di cioccolata.

Stavo rileggendo la definizione di avarizia: cupidigia, avidità, scarsa disponibilità a spendere e a donare ciò che si possiede.

Anche questo di vizio capitale ce l’ho. Tipo figurine, ce l’ho, ce l’ho, ce l’ho… solo che non arriva mai il “mi manca”.

L’avarizia mi si manifesta soprattutto nei sentimenti, quando sarebbe il caso di mostrare affetto, soprattutto con le persone a cui tengo di più. Credo che abbia a che fare con l’accidia, che è il difetto che mi descrive meglio, quello del post precedente e che mi calza a pennello, come i miei jeans preferiti. Forse è il caso che li cambi ogni tanto ’sti jeans. Continua a leggere