Soffocare

Se mi posso permettere, ti scrivo qui come avrei impostato la quarta di copertina: “Stai cercando una terapia ad ogni forma possibile di felicità? Adori rimestare nel torbido e vedere i video su YouTube, dove si premono bubboni? Allora questo romanzo fa al caso tuo, perché ti prende per mano e ti porta in un viaggio alla constatazione metodica, analitica e dettagliata del nulla su cui siamo fondati.”

Chuck mi devi spiegare una cosa, però. Come hai fatto a farmi suonare così familiare un plot e dei personaggi così assurdi?

Forse lo so. Ci sono arrivato lasciando che la storia si depositasse nei diverticoli intestinali del cervello: adoriamo entrambi osservare l’abisso. Anche per questo siamo un po’ amici, vero?

Bravo Chuck, sei riuscito a parlare alla mia pigrizia ed infatti sono talmente pigro, che non mi va di spiegare la trama del tuo romanzo a chi ci sta sbirciando, quindi la riporto pari pari da Wikipedia.

Il sessodipendente e depresso Victor Mancini si guadagna da vivere come figurante in varie rievocazioni storiche in un parco ispirato all’America coloniale; inoltre per mantenere la madre, ricoverata in una costosa clinica, si inventa un modo bizzarro per guadagnare soldi: frequenta ristoranti esclusivi dove ad un certo punto finge di soffocare con un boccone, approfittando in seguito della generosità dei suoi salvatori. Quando non lavora come figurante si reca regolarmente alla clinica psichiatrica dove è ricoverata la bizzarra madre, divenendo un idolo per le anziane degenti che lo vedono come un nuovo Gesù. La dottoressa Paige Marshall, che ha in cura la madre, cerca di conquistare il cuore di Victor.

Fonte: Wikipedia

Victor Mancini, mi continua girare in testa, è proprio il caso di dirlo, come una mosca attorno alla merda.

Sarà perché Victor è una specie di agnello sacrificale a gettone? Una fermata a richiesta dell’autobus dello schifo?

Victor Mancini infatti si crede il figlio di Cristo, non solo per la febbricitante idea di essere il frutto di una maternità assistita tra gli ovuli della madre e il DNA ricavato dal sacro prepuzio del Messia, ma proprio perché si fa carico di tutto il marcio di chi gli capita a tiro, ma senza redenzione finale, che non sia il proprio tornaconto personale.

Da adesso Victor Mancini è il mio personal Jesus.

Fa parte di quei personaggi che esistono solo nell’abiezione, che sono nati per caricarsi il nostro schifo e sputarcelo in faccia ed è per questo che mi ha preso a calci nel culo la coscienza, fino a farmela atterrare goffamente sul maestro dei malati di se stessi, sul campione dell’arredamento della nullità, il buon caro Fëdor Michajlovič Dostoevskij, uno che l’abisso l’ha visto di persona, che stava per essere fucilato e all’ultimo momento si è sentito dire: «Dai scherzavamo. Ma che c’hai creduto davvero?»

Sono un uomo malato… Sono un uomo cattivo. Un uomo sgradevole. Credo di avere mal di fegato. Del resto, non capisco un accidente del mio male e probabilmente non so di cosa soffro. Non mi curo e non mi sono mai curato, anche se rispetto la medicina e i dottori. Oltretutto sono anche estremamente superstizioso; be’, almeno abbastanza da rispettare la medicina. (Sono abbastanza colto per non essere superstizioso, ma lo sono.) Nossignori, non voglio curarmi per cattiveria. Ecco, probabilmente voi questo non lo capirete. Be’, io invece lo capisco.

Memorie dal sottosuolo – Fëdor Michajlovič Dostoevskij.

Chuck mi hai fatto la stessa richiesta di Fëdor, di essere letto tutti d’un fiato, senza respirare, fino quasi a soffocare.

Chissà quanto durerà questa sensazione di essere come Victor Mancini, che per buona parte di questo romanzo, a causa dei suoi giochini erotici da sessodipendente, si dimena per il mondo con un oggetto infilato nel culo, perché teme che toglierlo, sarebbe più pericoloso che tenerlo.

Dimmi se ho capito bene, Chuck, “Soffocare” non è solo il risultato della sospensione dell’attività involontaria della respirazione, ma anche e sopratutto di ogni attività di giudizio morale, ormai diventata involontaria.

Mi hai regalato nuovi amici, Chuck. I personaggi ormai sono miei amici, aggrovigliati alle proprie umane troppo umane manie, accompagnati dal suono di basso continuo della tua risata marcia che, ne sono convinto, alla fine ci seppellirà tutti vivi.

Eppure, bastardo di un Chuck, alla fine di questo viaggio ai confini della morte, mi hai lasciato lo stimolo di provare comunque a vivere.

“Soffocare” non è per stomaco deboli.

Graditi militesenti e automuniti, ma soprattutto pochissima igiene personale.